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Tuner l’accordatore recensione film

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La Trama: dal pianoforte alla cassaforte

Il film parla di un accordatore e del suo assistente che ha un problema all’orecchio e in più una dote insuperabile, sente rumori impercettibili per tutti noi. Da qui un giorno succede che l’accordatore si ammala e lui conosce un tipo losco che lo utilizza per i suoi scopi da ladro, visto che lui ha bisogno di soldi per aiutare il suo capo accetta per poi venire un giorno scoperto dalla sua fidanzata. Riuscirà ad uscirne? Tornerà il bravo ragazzo che era? lo scoprirete solo vedendolo.

Il suono del crimine: quando l’orecchio assoluto diventa un’arma

Ci sono film che si guardano e film che si ascoltano. Tuner – L’accordatore appartiene indiscutibilmente alla seconda categoria, configurandosi come una delle sorprese cinematografiche più originali e tese dell’anno. Il regista Daniel Roher, già vincitore dell’Oscar per il documentario Navalny, compie il salto verso la finzione con un thriller psicologico ed elegante che mette al centro il senso meno esplorato dal cinema di genere: l’udito.

Un’esperienza sensoriale e sinestetica

Il vero punto di forza di Tuner risiede nel suo comparto sonoro straordinario (curato da Johnnie Burn). Il regista riesce a farci entrare letteralmente nella testa di Niki: i rumori quotidiani della città diventano aggressioni cacofoniche, mentre il “clic” degli ingranaggi di una cassaforte o lo scatto di una corda di pianoforte assumono la dignità di una sinfonia barocca. La tensione non si costruisce sui colpi di pistola, ma sulle micro-vibrazioni, sui respiri trattenuti e sul silenzio.

Le interpretazioni: il passaggio di testimone

Leo Woodall si consacra definitivamente come un talento di prim’ordine. La sua interpretazione di Niki vive di sottrazione, sguardi sfuggenti e una vulnerabilità fisica palpabile. Accanto a lui, il gigante Dustin Hoffman offre una performance straordinariamente tenera e carismatica nei panni del vecchio mentore; l’alchimia tra i due è il vero cuore emotivo della pellicola, un rapporto “padre-figlio” che dona calore a un genere solitamente freddo. Nota di merito anche per le presenze di Jean Reno e Lior Raz, che iniettano la giusta dose di minaccia e tensione noir alla vicenda.

Perché vederlo?

Tuner – L’accordatore riesce nel difficile intento di mescolare la suspense del classico heist movie (il film di rapina) con la profondità del dramma psicologico sulla perdita e sul talento. Roher dirige con mano ferma, alternando sprazzi di raffinato umorismo a momenti di autentica claustrofobia.

In conclusione: Un thriller magnetico che flirta con l’ossessione. Tuner è una partitura noir eseguita senza nessuna nota stonata, capace di tenere lo spettatore con il fiato sospeso… e le orecchie tese. Un film imperdibile per chi cerca un cinema intelligente, elegante e capace di stimolare i sensi.

Link video recensione: https://youtu.be/cvbgUQZ0c9c

 

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