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recensione Rapina a Stoccolma

storia vera

Rapina a Stoccolma è un film ispirato a un incredibile caso di cronaca avvenuto nel 1973.

Stoccolma, 1973. Lars Nystrom (Ethan Hawke) è un rapinatore molto eccentrico che irrompe nella banca centrale e prende in ostaggio alcuni impiegati per costringere la polizia a scarcerare il suo amico Gunnar (Mark Strong). Con i suoi modi bizzarri, Lars riesce ad accattivarsi le simpatie e l’aiuto dei suoi sequestrati , soprattutto di Bianca (noomi Rapace), moglie e madre di due bambini. Il paradossale rapporto tra Lars e i suoi ostaggi ha dato origine al fenomeno noto come “Sindrome di Stoccolma”.

Prima di fare questo film il regista non sapeva che l’espressione “sindrome di stoccolma” fosse legata a questo episodio di cronaca. Rapina a Stoccolma è una storia vera in cui sono accadute cose incredibili e assurde e la sfida per il regista è stata quella di realizzare un un film che andasse oltre le aspettative legate a un certo genere di film. Come in ogni adattamento cinematografico di storie vere, sono stati aggiunti  dei personaggi e sono stati cambiati alcuni nomi, ma alla fine la trama comprende tutti i punti chiave della storia vera. Nel film i tempi sono stati ridotti: la storia vera si è svolta nell’arco di 6 giorni mentre nel film tutto si svolge in 3 giorni.

I PERSONAGGI

Lars Nystrom è un personaggio molto eccentrico, un burbero gentiluomo ed è stato interpretato in modo molto bello da Ethan Hawke, che ne ha saputo cogliere il vero spirito entrando al meglio nel suo personaggio.

Bianca è una donna molto interessante. È una tipa vecchio stampo, lavora in banca, ha due figli ed è piuttosto timida. È una specie di secchiona coraggiosa. Il modo in cui prende vita nella storia è una sorta di risveglio. Bianca ha un coraggio straordinario. Porta avanti iò piano per farsi sparare, pur essendo molto spaventata, ma lo fa per salvare il gruppo. E nello stesso tempo vuole essere coraggiosa agli occhi del suo sequestratore. È uno dei personaggi più affascinanti e complessi che (Noomi Rapace) abbia mai interpretato.

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recensione sir cenerentola a mumbai

film indiano

Sir – Cenerentola a Mumbai è una fiaba moderna ambientata in una luminosa Mumbai odierna, dove la giovane Ratna (Tillotama Shome) lavora come domestica per Ashwin (Vivek Gomber), erede di una ricca famiglia del posto. Nonostante possegga tutto e in apparenza conduca una vita perfetta, il ragazzo è disilluso dal proprio futuro; al contrario, Ratna non possiede nulla, ma è ricca di speranza e determinazione e lotta testardamente per i suoi sogni, senza alcuna intenzione di rinunciarvi. I loro due mondi sembrano così opposti e distanti, ma si avvicineranno a tal punto da far emergere nei due giovani sentimenti inaspettati. Ratna e Ashwin sapranno essere più forti delle barriere che li dividono e riusciranno a superarle?
Una commedia che strizza l’occhio a Cenerentola, rivestendola di una location orientale e contemporanea, tra gli alti grattacieli di Mumbai, dove l’amore va di pari passo con la lotta per l’emancipazione.

In tutto ciò, a mio parere questo film è molto monotono e quindi brutto.

Voto 2/10

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recensione juliet, naked tutta un’altra musica

Annie (Rose Byrne) vive una vita in stand-by. Gestisce un museo nella cittadina marittima inglese dov’è cresciuta, è perennemente preoccupata per la sorella Ros (Lily Brazier), giovane e irresponsabile, e ha da tempo una relazione con Duncan (Chris O’Downd), docente universitario. Duncan, invece, è completamente assorbito dal rocker alternativo Tucker Crowe (Ethan Hawke) e dalla sua misteriosa scomparsa dalle scene, avvenuta 25 anni prima. Dopo aver abbandonato la carriera musciale, Tucker Crowe si è ritirato a vita privata, isolandosi anche dalle sue innumerevoli relazioni da una serie di figli. Adesso vive nel garage di una sua ex, a nord di New York, e si occupa del figlio più piccolo, Jackson (Azhy Robertson). Le sue giornate trascorrono tra fare il bucato, giocare con i lego e domandarsi come mai la sua vita non sia andata proprio come si aspettava. Quando non tiene lezioni sulla cultura pop e sull’importanza della più recente serie televisiva cult, Duncan gestisce anche un sito su Tucker Crowe. Lui e gli altri fan ossessionati della figura di Tucker analizzano al microscopio la limitata discografia dell’evanescente cantautore, alla ricerca della verità sulla sua musica e sulla sua scomparsa. Quando riemerge Juliet, Naked, demo acustico dell’album di successo Juliet, che Tucker aveva pubblicato 25 anni prima, Duncan scrive una recensione entusiasta della versione appena uscita. In un momento di ribellione, Annie risponde postando la sua feroce stroncatura del demo. Con sua grande sorpresa, Tucker apprezza la critica e le scrive un’e-mail per ringraziarla. Ne segue un incontro che cambierà la vita dell’ex-star e della fidanzata del suo più grande ammiratore.

Juliet, Naked – Tutta un’altra musica, è un film tratto da un romanzodi Nick Hornby e intrerpretata da Rose Byrne, Ethan Hawke e Chris O’Dowd, è una commedia basata sulla possibilità di avere una nuova chance nella vita. Il film è diretto da Jesse Peretz e prodotto da Albert Berger e Ron Yerxa, da Barry Mendel e Judd Apatow e da Jeffrey Soros.

Juliet, Naked – Tutta un’altra musica presenta gli irresistibili tratti caratteristici dell’autore: una forte ossessione per la cultura pop; dei programmi moderni, pieni di idiosincrsie e costruiti con empatia; una miscela ben calibrata di umorismo e affetto velato; una prospettiva saggia sulla natura della vita. Al centro della storia c’è il personaggio di Annie, “una donna che ha delle ambizioni, ma che, per una serie di circostanze e di obblighi, è intrappolata in una piccola città di provincia sulla costa dell’Inghilterra”. Annie gestisce un piccolo museo, che ha rilevato dopo la morte del padre. Vive con l’uomo più carismatico possibile, un docente universitario piuttosto pedante, con cui ta da 15 anni. Insieme conducono una vita un po’ da dottorandi, impostata sulle ossessioni nerd e culturali di Duncan, mentre lei vorrebbe qualcosa di più. Rose ha saputo interpretare al meglio il suo personaggio Annie, dimostrandosi divertente, empatica e in grado di trasmettere emozioni. Non è inglese, ma è stata bravissima a riprodurre gli accenti. Inoltre si è calata perfettamente nel suo personaggio. Ethan invece, è perfetto per interpretare Tucker, gli conferisce un gran carisma e molto brio ed è in grado di trasmettere un senso di sofferenza difficile di esprimere. Annie è un personaggio complesso, perché ci sono dei momenti in cui è incredibilmente passiva e non fa che pensare alle occasioni perdute: tutta la sua vita è un’occasione perduta, ma poi arriva il tempo in cui bisogna cogliere l’attimo. Cogliere l’attimo è andare contro le regole.

FULCRO DELLA STORIA

La storia ruota attorno ad alcuni personaggi che, a metà della loro vita, si ritrovano a desiderare una seconda chance. la protagonista Annie, è una che si prende cura di tutti e si è assestata su una vita chiaramente confortevole, ma che non le ha mai permesso di realizzare i suoi sogni e il suo potenziale. Tutte le persone che popolano il suo mondo l’hanno intralciata quando per lei era il momento di prendersi cura di se stessa, ma ora è il momento di  uscire da quella situazione. Annie e Tucker sono più che pronti al cambiamento. Annie se ne rende conto subito, mentre Tucker sta gradualmente riemergendo da una lunghissima fase di stallo. Lui inizia il suo cambiamento con la nascita del figlio Jackson e continua con la visita di Lizzie e la corrispondenza con Annie, ma alla fine è attivata principalmente dall’infarto che lo colpisce.

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recensione film Il Campione

Il Campione parla di un giovanissimo calciatore di nome Christian Ferro (Andrea Capenzano), una vera rockstar del calcio tutta genio e sregolatezza, il nuovo idolo di tutti i ragazzini e specialmente dei tifosi della Roma, la squadra per cui gioca attualmente. Insomma un ragazzo giovanissimo, pieno di talento, indisciplinato, ricchissimo e viziato. Un giorno, al giovane calciatore dopo l’ennesima bravata, il presidente del suo club calcistico decide che è arrivato il momento di impartirgli un po’ di disciplina attraverso una tappa fondamentale per un ragazzo della sua età, fargli affrontare l’esame di maturità. Gli viene quindi assegnato un professore di nome Valerio (Stefano Accorsi), solitario e schivo, con problemi economici da gestire e un’ombra del passato che incombe sul presente. I due, non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro, si troveranno legati a doppio filo, generando un legame che farà crescere e cambiare entrambi.

 

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il professore e il pazzo (recensione)

Il film è la vira storia del Professor James Murray (Mel Gibson) al quale viene affidata la redazione del primo dizionario al mondo che includa tutte le parole di lingua inglese. Per far ciò il Professore avrà l’idea di coinvolgere la gente comune invitandola a mandare via posta il maggior numero di parole possibili. Arrivato però ad un punto morto, riceve la lettera di William Chester (Sean Penn) un ex professore ricoverato in un manicomio perché giudicato pazzo. Le migliaia di parole che il DR. Chester sta mandando via posta sono talmente fondamentali per la compilazione del dizionario che i due formeranno un’insolita alleanza che si trasformerà in una splendida amicizia. Drammi, omicidi, tradimenti, storie d’amore, IL Professore e il Pazzo intreccia generi, multipli in un racconto avvincente e indimenticabile su due uomini straordinari che, attraverso un’improbabile amicizia e contro temibili avversari, hanno scalato una delle vette più alte della ricerca accademica, accompagnandoci nell’era moderna. Nessuna ampollosità o sguardi languidi ad ornamento. Questa storia commuoverà.

IL TONO

In linea con i temi moderni della storia, il tono del film è contemporaneo, raccontando una storia attuale che è ambientataa nel passato. Era un periodo di grande ambizione per l’Impero britannico, così come lo è oggi per la civiltà occidentale nel suo insieme, e la telecamera ha cercato di catturare proprio questo aspetto.

IL RITMO

Ci sono numerose sequenze intrinsecamente eccitanti, dalla scena di apertura con l’inseguimento notturno attraverso i bassifondi della Londra vittoriana, a una agghiacciante che ci fa immergere in un momento di confusione e di caos che sfocia in un violento omicidio, fino alle sequenze che ci portano direttamente nella chirurgia di emergenza della fine del XIX secolo, e agli orrori delle cliniche psichiatriche, dettagliati e senza filtri. Ma il ritmo si manifesta anche nelle scene interne dell’Oxford English Dictionary. La squadra di redattori, guidata dal personaggio di Mel Gibson, è sopraffatta fino all’esasperazione dall’enorme mistero su come accedere all’inaccessibile. Anche in questo caso la telecamera ha catturato quell’energia con uno stile deliberatamente insistente, lasciando il pubblico nel bel mezzo dell’azione. Quando i personaggi sembrano essere nei momenti più bui, vengono visualizzati visivamente solo piccoli accenni di luce. Le transizioni della storia, dagli zoom ravvicinati sulle scritte e le pagine dei libri, fino alle panoramiche sulle grandi facciate di Oxford, sono create da singole inquadrature, a volte anche da singole sequenze.

LA MUSICA E IL SUONO

Dal punto di vista musicale, siamo nel cuore del tardo periodo romanico, quando alcune delle cose più belle di sempre venivano create e suonate al pubblico. Per questo film sono stati presi alcuni dei pezzi più iconici del periodo per dare al pubblico qualcosa di non solo commovente e indimenticabile, ma qualcosa che, proprio come i temi dei film, facesse da ponte tra il vecchio mondo e quello moderno.

 

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recensione Ricordi?

Ricordi? è una lunga grande storia d’amore, raccontata per tutto il film solo attraverso i ricordi, più o meno falsati dagli stati d’animo, dal tempo, dalle differenze di punto di vista, dei giovani protagonisti. Racconta il viaggio di 2 persone negli anni: insieme e divise, felici, infelici, innamorate tra loro, innamorate di altri, visto in un unico flusso di colori e emozioni. I due si conoscono raccontandosi fantasiosi episodi d’infanzia. Anche la festa in cui si incontrano è ricordata, e in 2 versioni: il mondo di lui, malinconico, quello di lei allegro e ancora incantato. Passano gli anni. Lo sguardo di lui si trasforma, si alleggerisce. Quello di lei matura, si fa più complesso e più scuro. Il rapporto che sembrava consolidarsi rischia di perdere magia. Inizia una crisi. Nel corso del film i 2 ragazzi crescono e cambiano: lui scopre che è possibile un amore che dura nel tempo, lei impara la nostalgia. Con la distanza le immagini di questa relazione, come quelle dell’infanzia, di un lutto, di un’amicizia tradita, di una grande gioia, si modificano. Si saturano di emozione, o invece sbiadiscono, si cancellano, finché, riesumate da un profumo, da una parola, riemergono forti, in un presente che scivola via per farsi subito memoria. Tutto il film, oltre che d’amore, parla dei ricordi che si formano in modo diverso in base agli stati d’animo di ognuno e cambiano con il tempo. Il film racconta una relazione d’amore di due persone con visioni del mondo e del ricordo diverse: per lui la memoria mente, abbellisce una realtà insopportabile. Per lei svela invece la meraviglia delle cose, come le vedremmo se riuscissimo a essere davvero presenti mentre viviamo. Anche l’evoluzione dei personaggi negli anni è raccontata attraverso ricordi. Quelli di lei, all’inzio incantati, si fanno più cupi, fino a che un ricordo quasi fiabesco è diventato crudo quando lei lo rievoca da adulta. L’inverso vale per i ricordi di lui, che grazie all’amore per lei si fanno più leggeri: quando siamo più sereni ricordiamo episodi diversi, o sfumature diverse degli stessi episodi. Il ricordo sopporta vari gradi di realismo. Un ricordo d’infanzia, che magari è stato fondante nella nostra formazione, è probabile che abbia un’atmosfera e talvolta addirittura un contenuto, più prossimo al sogno che alla semplice registrazione della realtà. La stessa cosa può succedere con ricordi particolarmente intensi: per esempio un momento di sofferenza o di grande gelosia può distorcere ed esasperare dettagli che all’epoca ci erano parsi insignificanti. L’altro tema importante è quello del tempo. L’idea che il presente sia già passato nel momento in cui lo si nomina, e quindi non esista, non è nuova. Non lo è nemmeno quella opposta secondo cui solo il presente è reale, sono il passato e il futuro ad essere  costrutti della nostra mente. Ma qui il punto è che queste 2 tesi filosofiche sono incarnate dalle psicologie dei personaggi. Per lui, ancorato al passato, è il presente a non esistere. Per questo non vive pienamente. Ma al tempo stesso lui ha una profondità che manca a lei, che invece non conosce la nostalgia e per cui l’astrazione sono casomai il passato e il futuro.

aldo baglio
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recensione scappo a casa

aldo baglio

Vi racconto un po’ del film che ho visto per voi stamattina, Scappo a Casa.

Scappo a Casa tratta la storia di Michele (Aldo Baglio), un uomo a cui conta solo apparire, far colpo sulle belle donne (tramite app), guida macchine di lusso (solo perché lavora come meccanico nella concessionaria che le vende) e cura maniacalmente il suo corpo e la propria energia psicofisica (usando parrucchino e delle pasticchine). Insomma è il tipico uomo che frequenta assiduamente i social network, che gli permettono di diffondere l’immagine irreale ma tanto desiderata di se stesso. Il classico italiano medio schiavo degli status symbol, che disprezza tutto ciò che non appartiene al suo (seppur falsificato) mondo. Per Michele se un uomo non è un maschio alfa, non frequenta donne bellissime e non ha un rolex (finto) e una macchina di lusso è da allontanare come la peste. Ma il destino le giocherà un brutto scherzo divertentissimo: quando Michele andrà a Budapest per lavoro al posto del suo collega e con un bolide fiammante per rimorchiare di brutto, sarà vittima di alcuni incidenti tragicomici da cui ne usciranno incontri bizzarri, avventure impreviste e fughe roccambolesche destinate a stravolgere  la sua vita per sempre. Scappo a Casa è un film con degli incroci inaspettati e sentimenti fortissimi, raccontata attraverso la grande comicità e la stralunata delicatezza umoristica che caratterizzano da sempre la vena esilarante di Aldo Baglio.

Il prodotto finale è una commedia divertente con un fondo umano e sociale profondo. Un road movie girato tra Budapest e Milano, ricco di incontri sorprendenti e toccanti.

IL PERSONAGGIO DI MICHELE

Michele è un uomo superficiale, vive di apparenza e disprezza tutto ciò che è diverso dal suo mondo. L’unica cosa che lo stimola  è il mantenimento del suo status symbol. Il destino però decide di metterlo davanti a ciò che nessun uomo al mondo vorrebbe, cioè ciò che è diverso da lui. All’inizio lo muove solo l’opportunismo, ma poi si scopre un Michele sconosciuto, si mette in gioco, cambia e questo lo fa star bene. Lungo la storia, avventurosa e movimentata da tantissimi incontri, Michele verrà scambiato per un immigrato, non riesce nemmeno a superare il test vocale per provare che è Italiano. Si trova all’estero, senza documenti, senza cellulare, insieme ad altri immigrati.

In Scappo a casa Aldo Baglio ha voluto raccontare la storia di un uomo superficiale, che scopre quanto è bello guardare oltre le proprie paure e le proprie resistenze. Fino a rischiare la vita per gli altri. Non si sà se diventerà un uomo migliore, ma credo diventi un uomo più felice. Per fortuna, come dice il film “Solo gli imbecilli non cambiano mai idea”.

LA MUSICA 

La colonna sonora del film è una canzone scritta dagli Oblivion che si chiama CHIEDIMI COME con gli arrangiamenti di Fabrizio Mancinelli. Il brano, ha un anima pop, hip hop, disco e funk, segna il debutto cinematografico degli Oblivion. C’era proprio bisogno di un brano che descrivesse il protagonista del film e i suoi interessi, le sue passioni, le sue giornate si dividono tra selfie, palestra, donne, nel trionfo della superficialità. La colonna sonora del film doveva raccontare la sua vita fatta di apparenza: Rolex ma tarocco, auto di lusso ma guidate solo perché le ripara, belle donne ma conosciute sui social e conquistate grazie a un parrucchino.

In somma: un film assolutamente da vedere!!!

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recensione film un’avventura

musical

Il film Un’ Avventura ha la regia di Marco Danieli con attori protagonisti Laura Chiatti e Michele Riondino, le coreografie che trovate in tutto il film sono di Luca Tommasini, consulenza artistica di Mogol e musiche di Mogol e Lucio Battisti.

Un’ avventura tratta la storia di Matteo (Michele Riondino) e Francesca (Laura Chiatti) che sulle note di Lucio Battisti scoprono l’amore, si perdono, si ritrovano, si rincorrono, senza lasciarsi mai definitivamente ma seguendo i loro sogni: lui, quello di diventare musicista, lei, quello di essere libera. All’inizio del film Francesca gira il mondo per ben 5 anni, mentre Matteo scrive canzoni nel suo paese in Puglia. Quando Francesca ritorna in paese porta con sè il vento del cambiamento degli anni’70, con più emancipazione, progresso ed evasione. I due si ritrovano e il loro amore rinasce più forte di prima, ma la loro storia come quelle di tutti noi, non sarà sempre rose e fiori..

Le canzoni di Battisti e Mogol a distanza di tanti anni risultano sempre molto belle ed emozionanti in tutto il film, sia perché sono senza retorica, sia perché dietro ogni canzone c’è sempre una storia. Il regista nel film ha usato linguaggi diversi: in alcuni casi si è vicini al videoclip; in altre scene invece il cantato si sostituisce al dialogo. In altri casi invece il canto e la danza si uniscono dentro la scena.

Scelte visive

Dal punto di vista visivo le scene sono state girate alternando macchina a mano, carrelli, steadycam o dolly in base alle necessità della scena. Gli anni 70 e 80 sono raccontati unendo sfumature di giallo e blu.

La Musica

Per quanto riguarda la musica, in alcuni casi i brani sono stati adattati a un particolare stato d’animo o a un particolare contesto. Alcune scene cantate sono  in playback mentre in altri casi sono in presa diretta.

Le Coreografie

Come il canto anche la danza è usata in modi differenti: a volte c’è una giustificazione realistica nella scena. Altre volte invece la danza si sostituisce alla recitazione senza giustificazione (ad esempio la scena in tribunale).

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recensione modalità aereo

commedia italiana

Ho visto in anteprima il film Modalità aereo e ora ve lo racconto un po’:

Diego (Paolo Ruffini) è un imprenditore bello, ricco, famoso. Tutta la sua vita è racchiusa dentro il suo cellulare di ultima generazione. Un giorno, poco prima di imbarcarsi su un volo per Sydney (24 ore di volo), Diego dimentica il telefonino nella toilette vicino al gate. Ivano che non è bello, ricco e neanche famoso, mentre pulisce i bagni lo trova… ma non lo restituisce. Con il suo collega/amico ha un giorno di tempo per cambiare in meglio la sua vita, quindi inizia a utilizzare il telefonino di Diego, fa acquisti, si diverte e soprattutto scrive sui social e chatta con il figlio di Diego senza che lui ne sappia nulla. Dopo quelle fatidiche ore trascorse in “modalità aereo”, le vite di entrambi non saranno più le stesse. Riuscirà il bell’imprenditore a tornare alla vita di prima? ma soprattutto ci si può fidare di chi ci circonda?

Modalità Aereo oltre ad essere un film che vi farà morir dal ridere, assolutamente da vedere con la famiglia, vi farà assolutamente riflettere su alcuni temi, quali la famiglia, la ricchezza/fama che può svanire di colpo e altro…

Note registiche

Era da tanto che volevo provare a fare un “classico di Natale”, quei film ambientati durante le feste che vedono in “Una poltrona per due” l’esempio inarrivabile.  Quando Paolo Ruffini mi ha raccontato quest’idea, ho capito subito che era quella giusta, un upgrade tecnologico proprio del film di John Landis, con gli stessi ingredienti, la ricchezza e la povertà, il rovesciamento di ruolo, la vita come posta in palio e un pizzico di buoni sentimenti. Ho scritto il film con Paolo stesso e Simone Paragnani ed ho scelto un cast di attori che mi facevano ridere. È venuto fuori un copione romanticomicosull’importanza dell’amicizia, un tema che non affrontavo più da “Notte Prima Degli Esami” e che quest’anno sento particolarmente mio. Un film per tutti, molto disneyano, con i buoni ed i cattivi, con una morale positiva.

Buon divertimento!

 

 

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recensione 10 giorni senza mamma

Ho visto per voi in anteprima il film 10 giorni senza mamma e devo dire che mi ha divertito molto!! è un film per tutta la famiglia, anche se di tanto in tanto c’è qualche parolaccia. Nel film 10 giorni senza mamma si vedono tutti i problemi di una famiglia moderna, la mamma che gestisce i figli e poi di colpo decide di partire per 10 giorni lasciando tutti gli incarichi al marito (Fabio DeLuigi) che deve imparare a gestire il tutto, lavoro e famiglia. Se la caverà? sopravviverà ai bagordi per 10 giorni? soprattutto arriverà vivo alla fine del film o ne esce esausto? tutto ciò lo scoprirete solo andandolo a vedere!!! io ve lo stra consiglio, vi farà ridere da matti, ma anche riflettere.