Il centro storico di Grotteria è composto da un abitato situato attorno ad un declivio di un colle esposto a Nord-Est, lambito dal torrente Caturello. L’aitato di origini remote ebbe il punto nevralgico di sviluppo concentrato nella rupe denominata Santa Margherita, dove è stato collocato il castello medievale, primeggiando sull’abitato costruito successivamente.
IL CASTELLO E LA ROCCAFORTE NATURALE
Nella parte alta del centro abitato di Grotteria, sono ancora visibili i ruderi di un antico e imponente castello medievale, chiamato “Castello di Minerva”, testimonianza di un glorioso passato. Il castello ha subito nei secoli diverse modifiche e ristrutturazioni. Prima del suo definitivo abbandono venne utilizzato anche come prigione. Il castello presentava due torri, di cui una disposta a Nord di forma circolare e l’altra semicircolare, a metà della cinta muraria; c’era inoltre il mastio, anch’esso a pianta circolare ed una grande cisterna idrica sotterranea. L’ingresso era definito da un ricco portale a tutto sesto, e, molto presumibilmente, in origine, c’era anche un ponte levatoio. Oggi, purtroppo , rimangono soltanto delle rovine, rappresentate da porzioni di mura perimetrali, da alcuni resti delle due torri e della cisterna, oltre alle tracce del portale. Vi si accede tramite una scalinata in parte in pietra e in sterrato. Difronte all’ingresso venne eretto un obelisco, alto circa 7 metri, sormontato da una statua raffigurante la Madonna Immacolata, comunemente detta “a Madunnina”.
PALAZZO LUPIS DE LUNA D’ARAGONA
Il palazzo è stato costruito dall’antica famiglia feudataria De Luna d’Aragona. Occupa l’intero isolato prospiciente l’attuale via Malgeri ad angolo con l’attigua Piazza del Tocco, oggi Piazza Matteotti. Il portale monumentale è il più imponente tra quelli superstiti, con emblema che sovrasta l’arco del portale. Al di sopra dello stesso si apre un sopraluce affiancato con lo stemma del casato dei Lupis. Architettonicamente si presenta con diversi piani fuori terra, ai lati l’edificio mostra delle paraste angolari, e nella parte sommitale si trova una semplice balaustra rimaneggiata. Le finestre del prospetto principale presentano alternativamente un timpano curvo e rettilineo con all’interno dei medaglioni con il simbolo del rango familiare. Nello stesso fronte si trova l’emblema della famiglia De Luna D’Aragona racchiuso in una cornice ben in evidenza. All’interno del palazzo era presente una chiesa medievale chiamata Chiesa S.Antonello, che si trovava nella cripta sotterranea dell’edificio, poi trasformata nella “fossa” del carcere baronale degli antichi feudatari.
CHIESA MATRICE DELL’ASSUNTA
La chiesa protopapale, dedicata alla Madonna dell’Assunta, sorge nel centro storico e si proietta sull’abitato. All’interno si conservano pregevoli quadri, tra cui la tela di “Madonna con Bambino tra Santi”. Altra pregevole opera pittorica conservata nella Matrice, è la tela raffigurante il “Crocifisso tra 4 santi”. Nella chiesa si conserva, ancora, un prezioso Crocefisso, oggi portato in processione, ricoperto di lamina di argento con Cristo indorato. Nella chiesa si trova anche un organo fatto costruire nel 1714 dal Sindaco Giuseppe Antonio Falletti.
CHIESA DELLA CONGREGAZIONE DELL’ORATORIO
L’edificio si trova sotto le vestigia dell’attuale Chiesa Patronale, in una posizione rilevante rispetto al luogo di fondazione della stessa Matrice. Era unita al tempio soprastante con una scaletta, oggi purtroppo murata, ricadente sotto la fonte battesimale. Proprio in questo luogo, numerosi scavi effettuati hanno portato alla luce la presenza di “catacombe”, con presenza di numerosi resti umani. All’interno della chiesa è presente un altare in marmo policromo. L’altare è composto nella parte superiore da una trabeazione di ordine ionico con cornice sagomata, sorretta da due colonne con capitello ionico, mentre nella parte inferiore si trova un paliotto intarsiato, che porta in basso una cornice dove è incisa un’iscrizione che fa riferimento al restauro eseguito nel 1787. Preziosa è la statua raffigurante la Madonna con il Bambino, costituita da un pesante monoblocco colorato superficialmente.
PALAZZETTO PIETRO PALUCCI
Nelle vicinanze del “gafio” di Via dell’Assunta si trova il piccolo palazzetto, fino a pochi anni fa adibito a scuola media comunale. L’edificio, acquisito al patrimonio del Comune di Grotteria, è sede di sala riunioni e manifestazioni culturali.
PALAZZO ARENA
L’edificio ex Municipio, si trova nella ruga Matrice in corrispondenza della centrale Via Corso Umberto. In questo fabbricato si trova la sede della Pro Loco. Dopo il restauro il palazzo è divenuto sede della Biblioteca Comunale e sede di “La dimora degli immigrati”.
LA RUGA JUDECCA/PISCIOTTO
Nella Ruga Pisciotto/Judecca, si collocano numerose fontane tra cui quella chiamata n gergo locale “fontana Pisciotto”. Storicamente in questa zona era collocato il “ghetto” di una piccola comunità di ebrei.
FONTANA PUBBLICA PISCIOTTO
Si tratta di una singola fonte collocata su Via Vittorio Emanuele III, in una volta artificiale, oggi rivestita in pietra. Il nome Pisciotto è attribuito in riferimento all’acqua che sgorga ininterrottamente. Al centro dell’ambiente voltato si trova una fontana con una vasca in pietra e nella parte superiore una maschera in pietra rappresentante un puttino con caratteristica capigliatura a riccioli. Dalla bocca della figura apotropaica sgorga l’acqua.
PALAZZO BARILLARO
E situato sulla via Vittorio Emanuele. Caratterizzato dalla costruzione, di sostituzioni fuori terra ad arco, che hanno resistito benissimo ai movimenti tellurici che più volte hanno colpito il borgo di Grotteria. Al di sopra di tali strutture si pone l’intero palazzotto con modesti elementi architettonici di pregio.
PALAZZO DE ARENA
L’edificio era la dimora della famiglia De Arena. Si trova sull’antico asse viario del paese, in via Vittorio Emanuele III. Il palazzo versa in condizioni di estremo degrado, ma mostra ancora uno dei più bei portali monumentali del paese. Sia gli stipiti che il concio di chiave rappresentano la maestria degli artisti scalpellini.
PALAZZO BRUZZESE
L’edificio si trova su via Vittorio Emanuele III e si presenta con un pronunciato ingresso con loggetta superiore. La caratteristica è rappresentata dalla balconata, sostenuta da mensole decorative artisticamente differenti l’una dall’altra; inoltre, quelle angolari e centrali rappresentano delle figure apotropaiche. Tutte sono state realizzate in pietra calcarea o arenaria. Le figure apotropaiche presentano occhi pronunciati e bocca spalancata, alcune sottolineate con mustache.
LA “RUGA SANT’ANTONIO”
La Ruga Sant’Antonio con la presenza della chiesetta di S.Antonio, rione che si affaccia sul declivio che delimita il Torrente Caturello rappresenta un angolo del borgo molto caratteristico, dominato anche dalla presenza di un palazzo nobiliare appartenuto alla famiglia Macedonio.
FONTANA PUBBLICA
Il primo gruppo di fontane, su via Vittorio Emanuele III, costruito in parte in grotta naturale e in parte in una volta eretta artificialmente, presenta 2 maschere apotropaiche raffiguranti degli strani personaggi, forse dei puttini, dalla cui bocca sgorga appunto l’acqua. Le figure presentano una capigliatura molto particolare con dei riccioli ai lati delle orecchie. Probabilmente, in origine le maschere erano colorate con delle cromie abbastanza accese. Le fontane presentano un abbeveratoio in pietra.
CHIESA DI SANT’ANTONIO DI PADOVA
La chiesetta, si trova nell’omonimo rione, è stata costruita per volontà di Don Ottaviano De Maggio che la dotò di alcuni beni stabili che davano il reddito netto di ducati trecento. All’interno si accede oltre che dal portone centrale, da una porta interna del Palazzo Macedonio. Conserva una statua del 1752 raffigurante S.Vincenzo Ferreri. Su un lato dell’unica navata si pone il sarcofago di Ottaviano Macedonio.
CHIESA DEL S.S. CROCEFISSO
È stata costruita fuori dal paese, ma sempre in prossimità dell’abitato verso il lato di mezzogiorno e a pochi passi dal distrutto convento di San Francesco dei Cappuccini. In essa era presente la confraternita omonima. L’altare maggiore era di jus patronato della famiglia Marando. All’interno era presente, la statua di una madonnina lignea arcaica, statuetta medievale proveniente dalla distrutta chiesa di Valleverde. È presente inoltre, anche la statua dell’Immacolata scolpita a tutto tondo e a tutta figura.
PALAZZO PALERMO
Sorge nella ex Piazza di San Domenico, oggi intestata al patriota risorgimentale Nicola Palermo. Appartiene alla famiglia dei fondatori, i baroni Palermo di Santa Margherita. Tra i pochi elementi che rimangono pressoché intatti c’è il bel portale in pietra granitica, anche questo sicuramente di mastri scalpellini serresi. Il concio di chiave del portale presente l’emblema della famiglia Palermo.
PALAZZO MUNICIPALE
Il Palazzo Municipale sorge nella ruga di San Domenico. Si tratta di un edifico moderno realizzato a seguito di un evento calamitoso, ovvero la frana con smottamento del terreno che investì tutta la ruga e che fece scomparire il vecchio convento dedicato a San Domenico e l’antica Chiesa del Rosario.
CHIESA S.DOMENICO S.GORGIO
La Chiesa si trova nella ruga di San Domenico, attiguo al convento, ormai non più esistente. All’interno dell’edificio si trovano i dipinti dell’artista grotterese Salvatore Galluzzo, raffiguranti un crocefisso, il Battesimo di Gesù, la Pentecoste. Inoltre è conservato un prezioso quadro dell’artista Guerino Scarfò ritraente il Sacro Cuore.
LA “RUGA NUCATA”
La Ruga Nucata si trova tra due canali che si congiungono fino ad andare a sfociare nel Torrente Caturello poco lontano dallo stesso rione. Elemento architettonico che caratterizza la ruga è la Chiesa dedicata a San Nicola di Bari detta de Francò. Il resto del complesso edilizio è caratterizzato da piccole abitazioni che si collocano su diversi dislivelli separate le une dalle altre da strette viuzze anche con la presenza dei cosiddetti “grafi”.
CHIESA S.NICOLA DI BARI DETTA DE FRANCÒ
Edificata nel Borgo chiamato Nucara, in vicinanza del Castello, con esposizione ad occidente. La sua fondazione, dovuta alla signora De Francò, dalla quale prese il nome. Da questa chiesa sembra risalire il quadro di Maria SS. delle Grazie dell’autore Gennaro Sarnelli del 1730.
