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cosa fare nell’isola di lampedusa

lampedusa

Lampedusa è un luogo dove il senso di frontiera è più forte che altrove, un pezzo d’Africa che sembra naufragato quasi per caso in terra italiana, brullo, roccioso ed estremo nella sua luce magica e abbagliante. Su quest’isola, la più grande dell’arcipelago delle Pelagie, tutto sembra provenire da un altro continente. Il fazzoletto di terra più a sud d’Italia, un vero e proprio tavolato di roccia eroso dal vento e dall’acqua, bruciato dal sole e quasi privo di vegetazione, cattura l’occhio dei viaggiatori per l’insolita presenza di zone desertiche, paragonabili a scenari lontani. A questo si aggiungono gli uadi (canyon), che con i loro “tagli” profondi finiscono in mare formando romantiche insenature, baie da sogno e calette sabbiose. Ma oltre alla geologia e al paesaggio naturale, sono nordafricane la flora e la fauna, per la maggior parte endemiche e quindi importanti “ponti” di passaggio tra la Sicilia e l’Africa settentrionale.

In Motorino, in Bici e a Piedi verso la costa meridionale

Se la costa settentrionale è caratterizzata da imponenti e scenografiche falesie che scendono a strapiombo sul blu, la zona meridionale dell’isola rappresenta la destinazione ideale per approfittare di alcune delle più belle spiagge dell’intero bacino del mediterraneo. È in questo contesto unico e prezioso che, fin dal 1995, la Riserva Naturale Orientata Isola di Lampedusa protegge gli ambienti della fascia più a sud, compresi tra cala Greca a est e il vallone dell’Acqua a ovest. Per scoprire gli angoli più suggestivi dei 367 ettari di riserva, gestiti dalla sede siciliana di Legambiente, si può noleggiare una bicicletta o in alternativa un motorino elettrico e raggiungere i vari punti di partenza delle facili passeggiate (riconoscibili dalla presenza delle onnipresenti sbarre verdi) che scendono “a pettine” verso il mare.

L’insenatura di cala Galera e la Grotta della Tabaccara

La più vicina al paese conduce fino alla spiaggia di cala Galera. Raggiungibile in circa mezz’ora di cammino, sul breve sentiero che parte nelle vicinanze del Camping La Roccia, la sua piccola porzione di sabbia si nasconde in un’insenatura molto profonda, posta allo sbocco dell’omonimo vallone. Oltre a proteggere l’ultimo tratto di macchia mediterranea originale della zona, cala Galera offre anche qualche scorcio d’ombra e un fondale che si mantiene bassissimo per alcune decine di metri dalla riva. Qui, come negli altri tratti della riserva, praticando snorkeling o immersioni sono facilmente osservabili quaranta differenti varietà di fauna ittica, tra cui anche alcune specie tropicali. Conosciuta come la baia delle flying boats (baia delle barche volanti), per via delle imbarcazioni ormeggiate che sembrano stare come sospese nell’aria, è invece la spettacolare insenatura della Tabaccara, che si può raggiungere solo via mare oppure ammirare dall’alto. Ai 2 belvedere si arriva facilmente con una breve passeggiata in partenza dal fortino militare, uno dei tanti residui bellici della 2° guerra mondiale che ancora oggi si trovano allineati lungo le coste isolane.

La Baia di Sabbia Bianca più amata da Modugno

Tornando sulla strada principale e percorrendo meno di 1 km lungo un sentiero scosceso, in circa 20 minuti si arriva alla leggendaria spiaggia dei Conigli. Prima attrattiva turistica dell’isola, la sua baia di sabbia bianca finissima, bagnata da un’acqua trasparente, è considerata tra le spiagge più belle del mondo. Per i bassi fondali, l’arcobaleno di colori del suo mare e il magico ensemble che crea con la vicina isola dei conigli, questo luogo è stato addirittura definito dal cantautore Domenico Modugno “Piscina di Dio”. Nelle lunghe notti d’estate, da giugno fino ad agosto, la spiaggia dei Conigli è una zona di ovodeposizione della tartaruga marina Caretta caretta. Una delle escursioni a piedi più belle della riserva è poi quella che dalla cosiddetta “Casa Teresa”, una vecchia masseria in pietra costruita nello stile del dammuso pantesco, scende per 1 km e mezzo circa lungo il vallone della Forbice e raggiunge cala Pulcino attraverso una foresta di pini d’Aleppo, l’unica zona verdeggiante presente sull’isola. La meta finale, che si raggiunge dopo circa 40 minuti di facile camminata, è una piccola insenatura di sassi con un fondale di sabbia fine bagnata da un mare di un intenso colore turchese.

Esplorare la Riserva seguendo la linea del mare

UN’idea alternativa per fruire delle bellezze del posto è quella di partire a piedi dal centro del paese seguendo semplicemente le indicazioni per cala Guitgia e poi assecondare la costa “a vista”. Lungo la linea del mare, senza incontrare nessun ostacolo e nel doveroso rispetto della natura circostante, ciascuno ritrova il proprio passo e i ritmi si fanno più lenti, magari per cercare di avvistare il salto di un delfino all’orizzonte o di intercettare nel cielo il volo di un falco pellegrino. Con dislivelli sempre minimi, perché non va dimenticato che l’altitudine massima di Lampedusa e soltanto di 133 metri sul livello del mare.

 

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