ricette

paris-brest

Per la pasta bignè

8 cl di latte; 80 g di farina 00; 1 cucchiaino di zucchero; 3 uova; 30 g di mandorle a lamelle; zucchero a velo; 60 g di burro; sale.

Per la crema mousseline

50 g di amido di mais; 100 g di zucchero; 200 g di burro; 4 dl di latte; 4 tuorli; 1 baccello di vaniglia.

Per la pasta bignè, scaldate 8 cl d’acqua con il latte, il sale, lo zucchero e il burro finché quest’ultimo si scioglierà. Togliete dal fuoco e versate la farina a pioggia, mescolando velocemente per non far formare grumi. Rimette sul fuoco per circa 1 minuto continuando a mescolare. Lasciate intiepidire, poi incorporate un uovo per volta. Versate l’impasto in una tasca da pasticciere con beccuccio a stella aperto e formate un disco di circa 15 cm di diametro. Cospargete la superficie con le mandorle a lamelle, messe a bagno per 10 minuti in acqua fredda e asciugate; infine cuocete il dolce in forno già caldo a 170°C per circa 35 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare. Per la crema, montate i tuorli con lo zucchero e i semini interni del baccello di vaniglia, poi incorporate l’amido di mais e il latte caldo a filo. Cuocete il composto mescolando in continuazione per 8-10 minuti finché si addenserà. Togliete dal fuoco e unite 100 g di burro. Versate la crema in una ciotola, copritela con la pellicola a contatto, quindi fatela raffreddare, e mettetela in frigorifero per almeno 1 ora. Montate la crema fredda per un paio di minuti con la frusta elettrica, quindi incorporate il burro rimasto ammorbidito. Versatela in un tasca da pasticciere con beccuccio a stella aperta. Con un coltello seghettato tagliate a metà il Paris-Brest, in senso orizzontale, e farcitelo con la crema. Servite spolverizzando con zucchero a velo.

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ricette

mele in pastella al forno

Ingredienti:

3 mele; 100 g di farina 00; 7 cl di latte (7-8 cucchiai); 1 uovo; 1 cucchiaino di zucchero; bicarbonato; 1 limone; 1 cucchiaino di cannella; zucchero a velo.

Preparazione:

Per la pastella, mescolate lo zucchero con la farina setacciata e un pizzico di bicarbonato. A parte, sbattete l’uovo con il latte, poi versate tuto a filo negli ingredienti secchi, mescolando. Sbucciate le mele ed eliminate il torsolo con l’apposito attrezzo. Tagliatele, in senso orizzontale, a fettine di circa 5 mm di spessore, poi mettetele in una ciotola, spolverizzatele con la cannella e irroratele con il succo del limone. Passate le fette di mela nella pastella e disponetele sulla placca, foderata con un foglio di carta da forno. Cuocetele in forno già caldo a 180°C per 12-15 minuti o finché saranno dorate, girandole a metà cottura. Servite le mele tiepide, spolverizzate con zucchero a velo.

ricette

croque-monsieur

toast

Ingredienti

8 fette di pane in cassetta; 4 cucchiai di besciamella; 150 g di prosciutto cotto a fettine; 150 g di emmentaler a fettine; 4 cucchiai di Gruyère grattugiato; senape (facoltativa); burro; sale e pepe.

Preparazione

Disponete le fette di pane sul piano di lavoro e spalmatele con un velo di burro ammorbidito e, a piacere, con un po’ di senape. Tenete da parte 4 fette, poi distribuite sulle 4 rimaste 1 fettina di cotto, 1 di emmentaler, poi ancora 1 di prosciutto e infine un’altra di formaggio. Completate i toast con le fette di pane rimaste e compattateli premendoli leggermente. Spalmate la superficie dei toast con un velo di burro morbido. Trasferiteli sulla placca foderata con carta da forno e cuoceteli in forno già caldo a 200°C per circa 6-7 minuti. Togliete la placca dal forno e spalmate la besciamella sulla superficie dei croque-monsieur. Spolverizzateli con il Gruyère grattugiato e fateli gratinare sotto il grill alla massima potenza per 2 minuti, quindi serviteli ben caldi.

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pollo alla senape e miele

Ingredienti

1 kg di pollo in pezzi; 1 limone; 1 mazzetto di salvia; 150 g di miele millefiori; 5 cucchiai di senape dolce; olio extravergine di oliva; sale e pepe.

Preparazione

Eliminate la pelle del pollo, poi sciacquatelo e asciugatelo con carta assorbente, infine strofinate la carne con mezzo limone. Mescolate il miele con la senape, fino a ottenere una salsa omogenea. Disponete il pollo in una teglia foderata con carta da forno, spolverizzatelo con un pizzico di sale e di pepe e irroratelo con poco olio. Aggiungete i rametti di salvia e cuocete in forno già caldo a 200°C per circa 40 minuti, girando 2 volte la carne, finché sarà ben dorata. Estraete la teglia dal forno, spennellate i pezzi di pollo con abbondante salsa alla senape e proseguite la cottura ancora per 5-10 minuti. lasciate riposare per 2-3 minuti e servite.

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pane con l’uva

Ingredienti

300 g di farina manitoba integrale; 100 g di farina 00; 200 g di uvetta; 3 cucchiai di miele di acacia; 25 g di lievito di birra fresco; 1 dl di vino bianco dolce; 1 uovo; farina di semola di grano duro; sale.

Preparazione

Mettete a bagno l’uvetta nel vino per circa mezz’ora, poi sgocciolatela su carta assorbente. Fate sciogliere il lievito e il miele in 2 dl di acqua tiepida. Disponete la farina Manitoba in una ciotola, spolverizzate lungo bordi un pizzico di sale, praticate un incavo al centro e poi incorporate, poco per volta, il lievito diluito. Iniziate a impastare, trasferite il composto sulla spianatoia e proseguite lavorando con energia per circa 8-10 minuti, fino a ottenere un impasto elastico. Coprite e lasciate lievitare per 1 ora. Unite l’uovo, la farina 00 e l’uvetta sgocciolata, quindi lavorate ancora per qualche minuto, finché la pasta sarà omogenea. Formate una palla, praticatevi un taglio a croce, mettetela in una ciotola, poi coprite e lasciate lievitare in un luogo tiepido, per circa 1 ora. Dividete l’impasto in 3 filoni, disponeteli sulla placca foderata con carta da forno e spolverizzateli con la farina di semola. Lasciate lievitare ancora per 30 minuti. Cuocete i filoni in forno già caldo a 200-220°C per 15 minuti. Abbassate la temperatura a 180°C e proseguite la cottura ancora per 25-30 minuti, finché saranno dorati. Sfornateli e lasciateli intiepidire prima di servirli.

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Il cammino materano

puglia

Il Cammino Materano è una rete di itinerari che, ricalcano sentieri storici e tratturi antichi, raggiungono Matera attraverso parte della Puglia e della Basilicata. 4 percorsi che prendono il nome della storia (via Peuceta, Via Sveva, Via Ellenica, Via Dauna) e partono rispettivamente da Bari, Trani, Brindisi e Lucera. La Via Peuceta, che unisce la Basilicata di San Nicola a Bari ai Sassi di Matera in sette tappe e circa 160 km, è al momento l’unica completamente tracciata, georeferenziata e con le strutture di accoglienza individuate. Si può tranquillamente percorrere in autonomia, scoprendo una natura selvaggia e bellissima, riccadi profumi e di gente ospitale e piena di spirito.

Grotte Rupestri e Pane con il Timbro

Le Murge sono un altopiano carsico che si conquista superando una serie di gradoni rocciosi, dislivelli modesti che aprono le porte di un mondo antico. Camminando nella steppa murgiana è facile imbattersi in spelonche naturali, sede di culti arcaici, e siti rupestri con chiese scavate nella roccia, come le Grotte di Sant’Angelo, luogo di devozione tra i più importanti dell’antica Apulia, con i suoi affreschi originali. Si calpesta la strada medievale, dove sono ancora visibili i segni lasciati dalle ruote dei carri. Un territorio arido e aspro, dove l’acqua scivola via, per infilarsi in profondità remote, ma che nasconde anche una vegetazione straordinaria: questa è la zona d’Italia più ricca di orchidee selvatiche, che spuntano, colorate e spettacolari, dappertutto. Ad Altamura non si può non pensare al famoso pane, conosciuto dall’antichità come il “pane del viandante” per la sua capacità di conservarsi per giorni, grazie all’azione del lievito madre. Si può passeggiare tra i Claustri della città vecchia, alla scoperta dei più antichi forni della città: fino agli anni Settanta erano utilizzati anche per cuocere il pane impastato in casa. Ad Altamura si vive ancora nel culto di Federico II. L’imperatore fondò la città secondo principi che risultano utopistici anche oggi. Per onorare la figura dell’imperatore, Fratusco ha inventato, con un gruppo di amici, Federicus, una sontuosa festa medievale che si tiene in primavera: l’ultima edizione ha richiamato oltre 350 mila persone. L’orgoglio dei cittadini della Leonessa di Puglia è così forte da non voler sentire nemmeno nominare Matera. La rivalità è accesa.

Camminando nel Pleistocene

Si viaggia per molte ore con i piedi tra Puglia e Basilicata: Matera è adagiata sul colle a vista d’occhio, ma c’è ancora tanta strada da fare in questa campagna dolce e ben curata, che ricorda le colline toscane. Ci si trova nella Fossa Bradanica, dove una volta c’era il mare: nel 2006 furono ritrovati i resti di una balenottera del Pleistocene. Un reperto eccezionale che, a distanza di 11 anni, giace ancora rinchiuso in casse di legno nel Museo Ridola, a Matera. Ecco perché avvicinarsi così, a passo lento, raccogliendo storie ed emozioni e respirando l’anima più vera di questa terra. Ma basta fare una piccola deviazione nella straordinaria Cripta del Peccato Originale, la “Cappella Sistina del rupestre“, e risalire in città dal Rione Casalnuovo per fare il pieno di meraviglia: camminando tra le vecchie case malmesse degli “schiavoni”, gli immigrati albanesi e serbo-croati che nel 1500 si insediarono qui per lavorare la cera e conciare le pelli; affacciandosi sulla gravina che è all’origine della Città dei Sassi. E, infine, perdendosi nel trionfo di pietra bianca e tra i vicoli misteriosi di questo luogo magico, fino alla Cattedrale della Madonna della Bruna dove finisce il Cammino Materano. Un cammino di resilienza. E un modo diversi per avvicinarsi, ovviamente a piedi, all’appuntamento con Matera 2019.

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cammino balteo in val d’aosta

Il Cammino Balteo è un nuovo itinerario promosso dalla Regione Valle D’Aosta attraverso 48 comuni, intorno alla Dora Baltea, il fiume che scorre da nordovest a sudest, è un’idea che celebra il viaggio lento e di profonda esperienza. Il Cammino verrà inaugurato nei prossimi mesi con i primi tratti attrezzati, con una segnaletica nuova. Utilizzabili 4 stagioni su 4, per alcuni tratti anche in bicicletta, le 24 tappe in cui è suddiviso, da Pont-Saint-Martin a Morgex e ritorno, saranno un filo rosso che unisce la vacanza attiva a quella enogastronomica, culturale, termale, toccando territori spesso dimenticati da chi corre verso le piste. Borghi, castelli, locande, facilmente collegate alle stazioni invernali: in ogni centro abitato lungo la Dora c’è sempre una strada che porta in quota in pochi minuti. Da Pont-Saint-Martin, per esempio, si può salire a piedi in un paio d’ore a Lillianes. Qui si passeggia tra il ponte in pietra a 4 arcate e la chiesina del Seicento; chi ce la fa può proseguire fino al Bec Fourà, spettacolare cima a 1.830 metri, o all’Orrido di Guillemore, canyon profondo dove si getta il torrente Lys. Lungo la Dora, a ovest, si fa una pausa golosa a Donnas, con un tour tra le cantine del Vallée D’Aoste Donnas, e Arnad. Il paese è perfetto per gli amanti dell’arrampicata sportiva, grazie alle pareti rocciose del Paretone e a quelle, più facili, della Gruviera. Challand-Saint-Victor, in bassa valle d’Ayas, è per camminatori di ogni livello. Per tutti anche l’itinerario verso i ponti medievali a dorso d’asino di Vervaz e la camminata alla cascata di Isollaz, 50 metri di salto. Più lungo il percorso verso i paesaggi selvaggi montani della Riserva Naturale del Lago di Villa, parte della Rete ecologica europea Natura 2000. Un bacino palustre a quasi 1000 metri tra pini, betulle, larici, fiori e piante di palude. Nel verde si avvistano cinghiali e scoiattoli, volpi e poiane. Da Challaud-Saint-Victor, in poco meno di 1 ora ci si trova tra le vetrine e i locali dorati di Saint-Vincent. Una pausa mondana prima di affrontare d’inverno con le ciaspole o facendo scialpinismo, d’estate a piedi i sentieri della bassa Valtournenche, con tante case rurali e gli antichi mulini ad acqua, tra Antey-Saint-André, con vista sul Cervino, e La Magdeleine, che ha anche una pista per le discipline nordiche e un’area per i bambini. La vicina Torgnon, a quasi 1.500 metri, è terra di freeride, fondo, snowboard e attività per bambini, con le piste praticamente in paese. Ridiscendendo, ancora a ovest, un’altra tappa consigliata è Nus, base per passeggiate tra vigneti e castagneti, fino al castello di Quart, del XII secolo, su una balza rocciosa, o a Valpelline, all’ombra del Grand Combin. Da sempre terra di falegnamerie, La Salle è circondato da foreste, zone umide e riscelli; nel borgo spiccano i castelli di Chatelard e di lescours e la chiesa di Saint Cassien, dal campanile romanico. Sulla strada per il Monte Bianco, Morgex vanta una chiesa romanica, con dipinti medievali, altari barocchi, un museo e un bel campanile. Dal paese, base d’estate per gite ai laghi alpini di Arpy, Pietra Rossa o Licony e per il rafting nella Dora, parte anche uno dei migliori percorsi in mountain bike della regione: tra boschi di larici, dai 1.951 metri del Colle San Carlo ai 2.066 del lago d’Arpy, è adatto a chi pedala con i figli.

Sulla via dei Castelli

Da Morgex è tutto a tema borghi e castelli il tratto dell’anello Balteo, che ora piega di nuovo a est. Scorrono la piccola Avise, Arvier, proprio a fondovalle, dove ci si ferma al duecentesco Castello di La mothe e si affrontano le pareti di arrampicata della frazione di Leverogne. Si sale a Saint-Nicolas tra prati e vedute illimitate sulla Grivola, con facili sentieri-natura per famiglie nel Bois de la Tour. Qui ci sono anche 5 anelli per il fondo, 1 dei quali illuminato. Ecco poi il castello di Introd, dalla massiccia torre quadrata, sopra il paese dove andava in vacanza Giovanni Paolo II, papa alpinista. Imperdibile per le famiglie il Parc Animalier: tra prati e laghetti si sfiorano camosci e stambecchi, marmotte e rapaci di montagna. Ha una grande torre cilindrica il trecentesco Châtel-Argent, fortezza sopra Villeneuve, paradiso dei kayak, del rafting, del canyoning e del riverbug. Per chi cerca pratiche più rilassanti ecco, invece, d’estate, le passeggiate; lunghe nel parco fluviale, brevi alle chiese di Santa Maria e Santa Maria Assunta o alla centrale idroelettrica di Champagne, visitabile. 4 torrioni merlati segnalano il massiccio castello di Aymavilles, da cui si può discendere la Dora in gommone e da cui partono ottimi percorsi per la Mountain Bike. In bici, da qui, si raggiungono Vetan, con vista infinita sulle vallate e i pascoli del Gran Paradiso, o il vicino Tornalla, ponte-acquedotto dell’abitato di Ponde o, ancora, le miniere abbandonate di Pompiod, casa dei pipistrelli della valle, i meleti della zona e le vigne da cui nascono grandi rossi, ottimi bianchi, diverse grappe cariche di storia. Sfiorata Aosta, all’ombra del Monte Emilius, il castello di Fénis, agglomerato di torri e camminamenti del XVIII secolo, è tra i manieri meglio conservati della regione. Da citare anche quelli di Issogne, una residenza cinquecentesca ricca di affreschi e cortili, e di Vèrres: su un picco roccioso, si può visitare dai camminamenti alle cantine. Dalla vicina Hone si sale verso Champorcher e Pontboset, brogo incastonato tra i monti, ricco di ponti romani. Bard, dove si chiude idealmente il Cammino Balteo, non offre solo le mille mostre e iniziative per tutte le età dell’imponente Forte, a cui si sale dal borgo su ascensori di vetro, ma anche un sistema di pareti per l’arrampicata sportiva, con una vista davvero spettacolare sulla valle. Per sportivi e per spiriti contemplativi.

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cosa vedere a bassiano

Le meravigliose mura castellane, formano la caratteristica struttura a spirale del paese di Bassiano (LT), uno dei borghi medievali meglio conservati e tutelati d’Italia. Una serie di scalette crea un gioco tra i vicoli e passaggi nascosti che culminano verso la collina, su cui troneggiano la chiesa di S.Erasmo e la piazza della Torre Civica. Le 3 porte di accesso non rappresentano semplicemente un’apertura nelle mura ma un luogo di incontro fra 2 mondi: l’urbano e il rurale, l’interno e l’esterno. Entrando nel borgo attraverso l’arco della Porta Nuova e affacciandosi dalla terrazza del belvedere, ci si ritrova immersi in un mare di verde fatto di lecci, faggi e querce. Oltre alle caratteristiche “Case Torri”, intersecate da una serie di affascinanti vicoli, il paese è famoso per la casa natale del celebre Aldo Manuzio e per alcune chiese antiche di grande interesse, come la chiesa di S.Nicola e la chiesa di S.Erasmo, che custodiscono sculture d’età romanica, affreschi del’500 e preziosi dipinti su tavola d’epoca rinascimentale. A pochi chilometri dal centro storico si trova il famoso Santuario del SS. Crocifisso, incastonato in una vallata circondata dal verde dei Monti Lepini, un luogo in cui la devozione ancora si confonde col mistero, il Santuario del Crocifisso, una volta denominato Chiesa della Madonna della Palma, prende il nome dal celebre Crocifisso ligneo custodito al suo interno, scolpito da Fra’ Vincenzo Pietrosanti. Posto lungo il percorso della Via Francigena che lo vede meta ogni anno di molti pellegrini. Bassiano è circondato da un ambiente in contaminato che permette sia ai professionisti del trekking sia agli appassionati di poter affrontare delle stupende passeggiate naturalistiche sul Monte Semprevisa. Degne di nota e da visitare assolutamente, la biblioteca comunale e il Museo delle Scritture “Aldo Manunzio” il cui percorso presenta da un lato scenografie e dispositivi interattivi, dall’altro i “graffiti”, narrazioni per immagini prodotte da persone recluse in alcuni ambienti dell’edificio, in precedenza adibiti a carcere.

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gita in val di serchio

toscana

Borgo delle fate è il nome ufficioso del progetto di riqualificazione della zona di Isola Santa e dintorni. È un luogo magico questo pezzo di Val di Serchio, in provincia di Lucca, tra i profili scoscesi delle Apuane e l’Appennino. Una terra di santi e pellegrini, contesa per secoli per la posizione strategica e le sue acque, oggi vocata alle passeggiate nel verde e alle avventure in famiglia. Nel cuore del Parco regionale delle Alpi Apuane si pernotta proprio a Isola Santa, frazione di Careggine: sorge dalle acque smeraldine del Lago di Isola Santa ed è collegato alla terra solo da un capello di strada. Negli anni 50 una diga sorta a ridosso dell’abitato lo svuotò, ma oggi nel borgo raccolto intorno all’Hospedale di San Jacopo, del XIII secolo ora chiesa sconsacrata, domani forse centro polivalente ci sono segnali di vita. Da qui parte la passeggiata della Pollaccia, lungolago. Soprattutto al tramonto, tra i gialli e i neri dell’inverno, è un’altra esperienza da ricordare.

Sul Lago Incantato

Dopo lo scatto di rito, dall’argine della diga partono da qui le escursioni più belle. A partire da quella per la vetta della Pania della Croce, regina delle Apuane con i suoi 1.858 metri, a sudest di Isola Santa. Lunga, ma facile, è anche per i bambini dagli 8 anni in su: un rito antico arrivare in cima all’alba e vedere il mare. È adatta ai più piccoli pure la salita per gli alpeggi del Puntato, che si inerpica fra i prati fino a Col di Favilla. Sembra un paese uscito da un libro di Tolkien, con le case di pietra abbandonate intorno alla chiesina di Sant’Anna. Prenotando per tempo una guida, si prosegue poi sulla provinciale di Arni fino all’imbocco del sentiero che porta alle Marmitte dei Giganti, 5 minuti d’auto verso il mare. La prima parte del tracciato non è adatta ai bambini, però si organizzano tour di circa 2 ore per le scolaresche fino alle celebri piccole piscine circolari, scavate dai torrenti nel marmo della montagna, simili ai pentoloni di antichi titani. Poco più a nord, sembra una fiaba anche la storia di Fabbriche di Careggine, il paese scomparso nelle acque del lago artificiale di Vagli. Le sue case e la chiesa romanica di San Teodoro vedono la luce solo durante le rarissime operazioni di svuotamento del bacino da parte dell’Enel. L’ultima volta accadde nel 1994: i turisti sono corsi a flotte a fotografare le rovine del villaggio fantasma. Non si conosce quando riaccadrà, ma c’è ogni tanto qualcuno che si diverte a suonare le campane della chiesa della frazione di Vergaio, sempre aperta, lì a fianco: sono proprio quelle del paese perduto salvate dall’acqua. Ancora sul lago, il Bioparco di Vagli offre aree picnic, un ponte sospeso tra i più lunghi d’Europa che di notte si accende di tanti led e, da poco, ha un tratto trasparente per guardare nel vuoto e la possibilità di prenotare tour sull’asinello o in elicottero. La novità del 2017 è la zipline: una teleferica lunga1.500 metri per sfrecciare, a 150 km orari, sospesi 350 metri sopra l’acqua. Se il clima, sempre incerto quassù, fosse inclemente, si può optare per la Grotta del Vento, sopra Fornovalasco. Suggestivo d’inverno, per l’acqua che cola all’ingresso e sulle pareti, il sito offre tre tipologie di tour, tra cui quello con lo speleologo, con imbragatura, e il percorso di 3 ore su passerelle sicure, con un passaggio dentro la gola alta 90 metri. Poco prima della grotta, sulla sinistra, si imbocca il sentiero per il Monte Forato, spettacolare arco di roccia che domina la valle. Il tracciato è facile, ,a dura comunque 4 ore: chi viaggia con i bambini piccoli si può fermare nel primo tratto all’imbocco della Tana che Urla, altra cavità carsica da cui, nei giorni di piena, esce una piccola cascata; all’interno si possono fare escursioni con Apians. Chi prosegue potrà invece incrociare le coppiette di trekker innamorati che, complice la forma a vera nuziale, vengono sul Forato a scambiarsi le promesse. Agganciata al portale di roccia, un’altra novità, al momento per maggiorenni: l’altalena per dondolarsi in mezzo al cielo, con un’imbragatura. Appena a nord, ecco la Riserva Naturale dello Stato dell’Orecchiella, versante appenninico della Garfagnana: dal centro visitatori, con piccolo museo naturalistico, partono vari sentieri didattici. Una bella idea è trascorrere la notte in uno dei rifugi, pittoreschi ed economici, sperando di avvistare cervi o cinghiali. Vale la pena di sconfinare nella vicina Val Fegana per vivere la Riserva Statale dell’Orrido di Botri. I più pigri vi si possono affacciare dai tratturi che lo seguono dall’alto; i bambini, con la guida, affrontano il tratto facile fino alla piscina prima dei passaggi con le corde; i più sportivi l’intero sentiero sul fondo con tratti di tubing, la discesa con imbragatura nel tracciato di piccole cascate, tra pareti a strapiombo.

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percorrere il sentiero della pace

Il Sentiero della Pace corre per 500 km lungo il fronte,  dal Passo del Tonale alla Marmolada. Non è un qualsiasi tracciato o Alta via: nel nome ricorda l’armistizio che sancì la fine del conflitto, nel 1918, esattamente un secolo fa. È un filo rosso tra territori che segnarono il destino di decine di migliaia di soldati. La loro fu anche una guerra contro l’ambiente inospitale, che provocò più vittime del fuoco nemico. Il Sentiero della Pace svela oggi l’incanto di questi spazi. Ma è anche una “meditazione camminata”, un saliscendi di emozioni, per riconciliarsi con le ferite del passato e celebrare questi decenni di pace. Contrassegnati dal simbolo della colomba, bianca su legno o gialla su roccia, i 520 km che dallo Stelvio arrivano fino alla Marmolada sono stati ultimati in questi anni. Si snodano su mulattiere di guerra, strade forestali, sentieri escursionistici. Per percorrerli tutti ci vuole un mese, ma l’itinerario è frazionabile a piacere, con escursioni più difficili e semplici gite di un giorno. La prima parte, che dal Passo del Tonale porta all’Adamello, è la più impegnativa, con tratti in alta quota che possono richiedere i ramponi. Ma è qui, tra la Val di Sole e la Val Rendena, che fu combattuta la terribile Guerra Bianca. Tra le pareti a picco e i ghiacciai, il pensiero corre alle condizioni estreme in cui vivevano i soldati. Uno scrocio interessante del Sentiero della Pace si ha con l’escursione al Monte Altissimo, che sovrasta il lago di Garda. Panorama a parte, si incontrano numerosi reperti della guerra. Il Sentiero prevede la salita dal lago, il punto più basso del tragitto, ai 2079 metri della vetta. L’ascesa più facile è dal rifugio Graziani, che si raggiunge in auto da Brentonico a San Valentino. La sterrata, larga e ben curata, che si apre sulla Vallagarina e poi sul Garda, è contornata da fiori rari, come il ranuncolo di Kerner, il velo da sposa del Garda, la Guenthera Repanda. Annunciano un luogo pressoché unico nelle Alpi, il Monte Baldo, che in 390 km quadrati custodisce il 43% dell’intera  flora alpina. Risparmiato dalle glaciazioni, è protetto da un Parco naturale locale.

I Vigneti e il Sacrario Militare

In vetta sono numerosi i ricoveri in roccia, le trincee, le gallerie, le postazioni d’artiglieria. Intorno, si apre il panorama: l’altopiano di Brentonico, il gruppo del Carega-Zugna, il Pasubio, i Lessini, la Valle dei Laghi, l’Adamello e il Brenta, fino al Catinaccio e alla Marmolada. Poco sotto, il rifugio Damiano Chiesa, dove sostare. Dall’altissimo si può partire per un itinerario di più giorni che porta a Mori e Rovereto attraverso la Vallagarina, dove alle memorie della guerra si accostano i vigneti, i campi biologici della Val Gresta, i musei, i centri storici dai tratti medievali e dalle atmosfere veneziane. Come quello di Rovereto, dominato dalla fortezza del XIV secolo, che ospita il Museo storico italiano della guerra. L’aereo da combattimento Nieuport 10, le divise militari, le mitragliatrici, le trappole antiuomo, i tanti reperti esposti ricordano la crudezza della vita in prima linea.

Il Parco della Pace e la città di Ghiaccio

Realizzata nel 1924 col bronzo dei cannoni offerti dalle nazioni coinvolte nel conflitto, la campana è un simbolo: ogni sera diffonde cento rintocchi per ricordare i caduti di tutte le guerre. Fu qui, a est dell’Adige e fino agli altipiani, il fronte caldo della guerra in Trentino. Se il Sentiero della Pace prevede la salita a piedi da Rovereto, i meno allenati possono approfittare della strada che arriva fino al rifugio Monte Zugna. La sosta suggerita è al nuovo percorso ad anello, arricchito dai pannelli che tracciano le linee austro – ungariche e il Trincerone, ricostruito dopo essere stato pressoché cancellato dai bombardamenti. Dal rifugio, con una passeggiata si sale alla cima lungo la strada militare che porta al Parco della Pace, con le caserme e il grande impluvio austro – ungarico per la raccolta dell’acqua e le rovine delle strutture realizzate dagli italiani. È una salita ricompensata dal panorama, che rivela l’importanza strategica del monte: sotto la corona di vette, la vista raggiunge il passo del Pian delle Fugazze, da cui si apre la pianura veneta e Vicenza; sul versante lagarino si scorge l’arena di Verona. Il paesaggio è protagonista anche nell’ultimo tratto del Sentiero della Pace, che dal Passo Rolle arriva ai ghiacci della Marmolada, dove l’escursione prende le vie dell’alta montagna. Alla portata di tutti è il percorso iniziale, che parte dal Centro visitatori del Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino. Sul lago di Paneveggio si incontra Forte Buso, una Blockhaus, ossia una caserma austriaca, mentre a circa un’ora di cammino c’è Forte Dossaccio. Seguendo invece il sentiero per Malga Bocche si incontrano gli alberi rossi della foresta di Paneveggio, il cui legno è usato da secoli dai maestri  liutai per i violini, e i pascoli della malga: da qui si apre la vista sulle Pale di San Martino e la catena del Lagorai. Sono escursioni tranquille che regalano panorami: Passo delle Selle, Cresta di Costabella, la Marmolada. Qui, sul gruppo più alto delle Dolomiti, fu scavata l’incredibile città di ghiaccio. E qui si chiude il Sentiero della Pace. La salita, agevolata ora dalla funivia, provoca un’emozione forte, mista a turbamento: è un cimitero bianco, una “zona sacra” tutelata dal ministero della Difesa, che custodisce i resti di tanti soldati.