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Il cammino materano

puglia

Il Cammino Materano è una rete di itinerari che, ricalcano sentieri storici e tratturi antichi, raggiungono Matera attraverso parte della Puglia e della Basilicata. 4 percorsi che prendono il nome della storia (via Peuceta, Via Sveva, Via Ellenica, Via Dauna) e partono rispettivamente da Bari, Trani, Brindisi e Lucera. La Via Peuceta, che unisce la Basilicata di San Nicola a Bari ai Sassi di Matera in sette tappe e circa 160 km, è al momento l’unica completamente tracciata, georeferenziata e con le strutture di accoglienza individuate. Si può tranquillamente percorrere in autonomia, scoprendo una natura selvaggia e bellissima, riccadi profumi e di gente ospitale e piena di spirito.

Grotte Rupestri e Pane con il Timbro

Le Murge sono un altopiano carsico che si conquista superando una serie di gradoni rocciosi, dislivelli modesti che aprono le porte di un mondo antico. Camminando nella steppa murgiana è facile imbattersi in spelonche naturali, sede di culti arcaici, e siti rupestri con chiese scavate nella roccia, come le Grotte di Sant’Angelo, luogo di devozione tra i più importanti dell’antica Apulia, con i suoi affreschi originali. Si calpesta la strada medievale, dove sono ancora visibili i segni lasciati dalle ruote dei carri. Un territorio arido e aspro, dove l’acqua scivola via, per infilarsi in profondità remote, ma che nasconde anche una vegetazione straordinaria: questa è la zona d’Italia più ricca di orchidee selvatiche, che spuntano, colorate e spettacolari, dappertutto. Ad Altamura non si può non pensare al famoso pane, conosciuto dall’antichità come il “pane del viandante” per la sua capacità di conservarsi per giorni, grazie all’azione del lievito madre. Si può passeggiare tra i Claustri della città vecchia, alla scoperta dei più antichi forni della città: fino agli anni Settanta erano utilizzati anche per cuocere il pane impastato in casa. Ad Altamura si vive ancora nel culto di Federico II. L’imperatore fondò la città secondo principi che risultano utopistici anche oggi. Per onorare la figura dell’imperatore, Fratusco ha inventato, con un gruppo di amici, Federicus, una sontuosa festa medievale che si tiene in primavera: l’ultima edizione ha richiamato oltre 350 mila persone. L’orgoglio dei cittadini della Leonessa di Puglia è così forte da non voler sentire nemmeno nominare Matera. La rivalità è accesa.

Camminando nel Pleistocene

Si viaggia per molte ore con i piedi tra Puglia e Basilicata: Matera è adagiata sul colle a vista d’occhio, ma c’è ancora tanta strada da fare in questa campagna dolce e ben curata, che ricorda le colline toscane. Ci si trova nella Fossa Bradanica, dove una volta c’era il mare: nel 2006 furono ritrovati i resti di una balenottera del Pleistocene. Un reperto eccezionale che, a distanza di 11 anni, giace ancora rinchiuso in casse di legno nel Museo Ridola, a Matera. Ecco perché avvicinarsi così, a passo lento, raccogliendo storie ed emozioni e respirando l’anima più vera di questa terra. Ma basta fare una piccola deviazione nella straordinaria Cripta del Peccato Originale, la “Cappella Sistina del rupestre“, e risalire in città dal Rione Casalnuovo per fare il pieno di meraviglia: camminando tra le vecchie case malmesse degli “schiavoni”, gli immigrati albanesi e serbo-croati che nel 1500 si insediarono qui per lavorare la cera e conciare le pelli; affacciandosi sulla gravina che è all’origine della Città dei Sassi. E, infine, perdendosi nel trionfo di pietra bianca e tra i vicoli misteriosi di questo luogo magico, fino alla Cattedrale della Madonna della Bruna dove finisce il Cammino Materano. Un cammino di resilienza. E un modo diversi per avvicinarsi, ovviamente a piedi, all’appuntamento con Matera 2019.

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sasso di castalda 4 passi tra le nuvole

basilicata

Sfidando il cielo e le leggi di gravità, a Sasso di Castalda, medievale borgo lucano, ci sono due passerelle a 120 metri di altezza dal suolo e sono solo per chi vuole una vera esperienza adrenalinica. Un’ora. Questo è il tempo che ci vuole per compiere il nuovo “percorso avventura” mozzafiato messo a punto a Sasso di Catalda, pittoresco villaggio della Basilicata abitato da soli 817 abitanti. Protagonisti sono i 2 ponti tibetani, ovvero sottili, aeree e dondolanti passerelle costruiti sopra valli scoscese. Il primo, lungo 93 metri e sospeso a 70 metri di altezza, si raggiunge rapidamente dal paese e sormonta il Fosso Arenazzo. Poi, un sentiero tracciato lungo la sponda del Fosso conduce in 15 minuti all’attacco del secondo: il ponte della luna. Impressionante: una sola campata di ben 300 metri  120 metri di altezza sopra il torrente sottostante. In un turbine di emozioni per l’arditezza del camminamento (ma la sicurezza è garantita) e la bellezza del paesaggio, consente di approdare al rudere del castello e al panoramico skywalk che, su uno sperone roccioso, dominano il borgo.

info: http://www.pontetibetanosassodicastalda.com

Non solo ponti. Anche panorami e grotte

La zona di Sasso di Castalda è ideale per i trekking. Uno, emozionante, è nell’adiacente Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: parte da San mauro di Cilento alla volta del Monte Stella, attraversa il ponte del Vallone Cupo e, attraverso bei castagneti e cascate, tocca Castelluccio da cui si ammira Capo Palinuro. Altra meta d’eccezione sono le Grotte di Pertosa-Auletta, scavate milioni di anni fa dal fiume Negro e che i Romani utilizzavano per le cerimonie sacre: durante la camminata nel Geoparco Unesco si ammirano anche i resti delle palafitte lignee dell’Età del Bronzo.

cultura

recensione film Un paese quasi perfetto

film italiano

Un paese quasi perfetto è un film ambientato tutto in Basilicata, nell’esattezza a Pietramezzana, piccolo paese sperduto tra le dolomiti lucane che rischia di scomparire a causa dei flussi migratori verso le grandi città. Gli abitanti rimasti sono tutti minatori in cassintegrazione da 8 anni e in futuro saranno disoccupati. Nonostante tutto loro non si abbatto no e guidati da Domenico (Silvio Orlando) non si arrendono e appena sanno che li dovrebbe essere aperta una fabbrica che sarebbe la risoluzione ai loro guai e fanno di tutto per portare a termine il progetto. Innanzitutto hanno bisogno di un medico perché se no non si apre nulla li e guarda caso si imbattono in Gianluca Terragni (Fabio Volo) un chirurgo estetico che decide di aiutarli. Da qui in poi attiveranno un sacco di stratagemmi e arrivano addirittura a spiare le sue telefonate tutti i giorni pur di farlo sentire come a casa, quindi arrivano anche a imbrogliarlo fingendosi quelli che non sono (amanti e giocatori di cricket), riusciranno nell’impresa di farlo restare e portare a termine il loro sogno di trovare un lavoro? o tutto si distruggerà?

Un paese quasi perfetto è un film che ti fa ridere dall’inizio alla fine, chi lo vedrà non se ne pentirà e per 1.30 ore avrà la mente libera da tutti i problemi. Fabio Volo e soprattutto Miriam Leone sono stati fantastici nell’interpretare le loro parti. In quanto alla regia si sono dei bei lunghi piani, belle panoramiche, primi piani quando se ne aveva bisogno e mezzi piani.