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le dolomiti in inverno

alpi italiane

Sono scenari da fiaba quelli delle Dolomiti, i Monti Pallidi della leggenda. Con crode selvagge, rilassanti o adrenaliniche discese, laghetti ghiacciati e fitte abetaie a fare da cornice a piste sempre perfette e ben battute anche perché ci sono efficienti impianti di innevamento programmato e di un esercito di gatti delle nevi, il contesto ideale per organizzare un’indimenticabile vacanza invernale. Ecco 9 validi motivi per scegliere Dolomiti Superski.

  1. Un Mondo in un Pass

Immagina di poter percorrere ogni giorno piste diverse, risalire versanti diversi, ammirare panorami sempre nuovi tutti incantevoli allo stesso modo. E con un unico skipass. Nel comprensorio Dolomiti Superski è possibile grazie al Dolomiti Superskipass che permette di servirsi di 450 impianti di risalita e percorrere oltre 1.200 km di piste battute del più grande comprensorio sciistico del mondo.

2. Montagne di sogno

L’incanto naturale delle Dolomiti dominate dalla cima più alta, la Marmolada, è universalmente riconosciuto al punto che dal 2009 queste cattedrali di calcare appartengono al Patrimonio dell’Umanità Unesco. In inverno si possono apprezzare i loro sublimi scenari sciando lungo discese suggestive che conducono fino al cuore dei diversi villaggi oppure rilassandosi sulle terrazze dei rifugi disseminati un po’ ovunque.

3. Un bianco safari. Infinito

Come moderni esploratori in viaggio tra le nevi, si può partire da una delle 12 valli di Dolomiti Superski, trascorrere la giornata sugli sci e poi soggiornare in uno dei 400 rifugi a bordo pista, ripartendo il giorno dopo verso un’altra località del comprensorio. Un modo originale per vivere lo sci e la montagna assaporando la vera atmosfera alpina. E ci sono pure i tour giornalieri del Sellaronda o il Giro della Grande Guerra.

  4. Per tutti i gusti e le capacità 

Bambini? Principianti? Esperti? Dolomiti Superski ha una proposta ideale per tutti e per ciascuno. Il 30% delle piste classificate “blu” è dedicato alle famiglie con bambini e a coloro che si avvicinano per la prima volta allo sci. Quelle “rosse” il 60% del totale sono invece pensate per chi vuole cimentarsi con qualche pendenza maggiore. Per i più provetti sono, infine, le “nere”, decisamente più impegnative, lunghe e ripide. In molti casi dei classici.

  5. Brivido controllato

Oltre agli sciatori “normali”, compresi i più esperti, Dolomiti Superski ha pensato anche agli spiriti liberi, giovani e meno giovani. A loro sono dedicati 28 snowpark supersttrezzati presenti in tutte le 12 località del comprensorio dove si può scatenare la propria voglia di freestyle. Per provare l’emozione della neve fresca ci sono alcune aree riservate ai fuoripista, come il Freeride Park Col Margherita con pendii monitorati, accessi controllati e servizio di soccorso.

  6. Sole a 360° 

La particolare posizione geografica delle Dolomiti, sul versante sud delle Alpi, fa sì che anche durante la stagione invernale la zona goda di un microclima con prevalenza di giornate serene e con temperature gradevoli durante il giorno. Cosa c’è di meglio di una bella giornata di sole per poter apprezzare ancora di più una vacanza sulla neve?

 7. Gourmet in pista 

D’accordo lo sci, ma i piaceri sono anche altri. Quelli del gusto e della tavola per esempio. Tra una sciata e l’altra qui puoi deliziare il palato con le creazioni gourmet che chef famosi propongono all’interno di alcuni rifugi del comprensorio. Un mix esclusivo tra discese emozionanti, paesaggi da sogno e piatti di alta cucina da gustare sulle panoramiche terrazze soleggiate a bordo pista.

 8. Scia e vinci

Vuoi vincere un emozionante volo in elicottero sulle montagne più belle del mondo? basta iscriversi alla community “MyDolomiti” di Dolomiti Superski e scalare la vetta delle speciali classifiche del gioco a premi.

 9. Un monte di storia

Non solo panorami fatati: le Dolomiti sono state teatro di cruente battaglie e anni di sofferenza durante la Grande Guerra, di cui rimangono tracce e testimonianze da visitare.

 

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percorrere il sentiero della pace

Il Sentiero della Pace corre per 500 km lungo il fronte,  dal Passo del Tonale alla Marmolada. Non è un qualsiasi tracciato o Alta via: nel nome ricorda l’armistizio che sancì la fine del conflitto, nel 1918, esattamente un secolo fa. È un filo rosso tra territori che segnarono il destino di decine di migliaia di soldati. La loro fu anche una guerra contro l’ambiente inospitale, che provocò più vittime del fuoco nemico. Il Sentiero della Pace svela oggi l’incanto di questi spazi. Ma è anche una “meditazione camminata”, un saliscendi di emozioni, per riconciliarsi con le ferite del passato e celebrare questi decenni di pace. Contrassegnati dal simbolo della colomba, bianca su legno o gialla su roccia, i 520 km che dallo Stelvio arrivano fino alla Marmolada sono stati ultimati in questi anni. Si snodano su mulattiere di guerra, strade forestali, sentieri escursionistici. Per percorrerli tutti ci vuole un mese, ma l’itinerario è frazionabile a piacere, con escursioni più difficili e semplici gite di un giorno. La prima parte, che dal Passo del Tonale porta all’Adamello, è la più impegnativa, con tratti in alta quota che possono richiedere i ramponi. Ma è qui, tra la Val di Sole e la Val Rendena, che fu combattuta la terribile Guerra Bianca. Tra le pareti a picco e i ghiacciai, il pensiero corre alle condizioni estreme in cui vivevano i soldati. Uno scrocio interessante del Sentiero della Pace si ha con l’escursione al Monte Altissimo, che sovrasta il lago di Garda. Panorama a parte, si incontrano numerosi reperti della guerra. Il Sentiero prevede la salita dal lago, il punto più basso del tragitto, ai 2079 metri della vetta. L’ascesa più facile è dal rifugio Graziani, che si raggiunge in auto da Brentonico a San Valentino. La sterrata, larga e ben curata, che si apre sulla Vallagarina e poi sul Garda, è contornata da fiori rari, come il ranuncolo di Kerner, il velo da sposa del Garda, la Guenthera Repanda. Annunciano un luogo pressoché unico nelle Alpi, il Monte Baldo, che in 390 km quadrati custodisce il 43% dell’intera  flora alpina. Risparmiato dalle glaciazioni, è protetto da un Parco naturale locale.

I Vigneti e il Sacrario Militare

In vetta sono numerosi i ricoveri in roccia, le trincee, le gallerie, le postazioni d’artiglieria. Intorno, si apre il panorama: l’altopiano di Brentonico, il gruppo del Carega-Zugna, il Pasubio, i Lessini, la Valle dei Laghi, l’Adamello e il Brenta, fino al Catinaccio e alla Marmolada. Poco sotto, il rifugio Damiano Chiesa, dove sostare. Dall’altissimo si può partire per un itinerario di più giorni che porta a Mori e Rovereto attraverso la Vallagarina, dove alle memorie della guerra si accostano i vigneti, i campi biologici della Val Gresta, i musei, i centri storici dai tratti medievali e dalle atmosfere veneziane. Come quello di Rovereto, dominato dalla fortezza del XIV secolo, che ospita il Museo storico italiano della guerra. L’aereo da combattimento Nieuport 10, le divise militari, le mitragliatrici, le trappole antiuomo, i tanti reperti esposti ricordano la crudezza della vita in prima linea.

Il Parco della Pace e la città di Ghiaccio

Realizzata nel 1924 col bronzo dei cannoni offerti dalle nazioni coinvolte nel conflitto, la campana è un simbolo: ogni sera diffonde cento rintocchi per ricordare i caduti di tutte le guerre. Fu qui, a est dell’Adige e fino agli altipiani, il fronte caldo della guerra in Trentino. Se il Sentiero della Pace prevede la salita a piedi da Rovereto, i meno allenati possono approfittare della strada che arriva fino al rifugio Monte Zugna. La sosta suggerita è al nuovo percorso ad anello, arricchito dai pannelli che tracciano le linee austro – ungariche e il Trincerone, ricostruito dopo essere stato pressoché cancellato dai bombardamenti. Dal rifugio, con una passeggiata si sale alla cima lungo la strada militare che porta al Parco della Pace, con le caserme e il grande impluvio austro – ungarico per la raccolta dell’acqua e le rovine delle strutture realizzate dagli italiani. È una salita ricompensata dal panorama, che rivela l’importanza strategica del monte: sotto la corona di vette, la vista raggiunge il passo del Pian delle Fugazze, da cui si apre la pianura veneta e Vicenza; sul versante lagarino si scorge l’arena di Verona. Il paesaggio è protagonista anche nell’ultimo tratto del Sentiero della Pace, che dal Passo Rolle arriva ai ghiacci della Marmolada, dove l’escursione prende le vie dell’alta montagna. Alla portata di tutti è il percorso iniziale, che parte dal Centro visitatori del Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino. Sul lago di Paneveggio si incontra Forte Buso, una Blockhaus, ossia una caserma austriaca, mentre a circa un’ora di cammino c’è Forte Dossaccio. Seguendo invece il sentiero per Malga Bocche si incontrano gli alberi rossi della foresta di Paneveggio, il cui legno è usato da secoli dai maestri  liutai per i violini, e i pascoli della malga: da qui si apre la vista sulle Pale di San Martino e la catena del Lagorai. Sono escursioni tranquille che regalano panorami: Passo delle Selle, Cresta di Costabella, la Marmolada. Qui, sul gruppo più alto delle Dolomiti, fu scavata l’incredibile città di ghiaccio. E qui si chiude il Sentiero della Pace. La salita, agevolata ora dalla funivia, provoca un’emozione forte, mista a turbamento: è un cimitero bianco, una “zona sacra” tutelata dal ministero della Difesa, che custodisce i resti di tanti soldati.

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strudel di zucchine e maionese al curry

Ingredienti per 4-6 persone

200 g di zucchine; 200 g di cipollotti; 150 g di ricotta; 100 g di formaggio feta; 1 confezione di pasta sfoglia rettangolare; 1 uovo; latte di mandorla non zuccherato; curry in polvere; alloro; salvia; zafferano; limone; olio extravergine di oliva; olio di semi di girasole; sale pepe.

Preparazione

Per la maionese al curry

Frullate 200 g di latte di mandorla, 2 cucchiai di succo di limone, sale, 2 cucchiaini di curry e 1 bustina di zafferano, aggiungendo a filo 350 g di olio di semi. Lasciate rassodare la maionese in frigo, intanto che preparate il resto.

Per lo strudel

Mondate i cipollotti e tagliateli a rondelle; lavate le zucchine e riducetele a listerelle. Cuocete tutto in una padella a fuoco vivo per 10 minuti, con 3 cucchiai di olio extravergine, 1 foglia di alloro e 2 foglie di salvia. Spegnete e saltate. Sbriciolate la feta, mescolatela con la ricotta e le verdure e condite con sale, 1 macinata di pepe e un filo di olio. Distribuite la metà del ripieno sulla pasta sfoglia, lungo il lato maggiore. Rimboccate la pasta sul ripieno e sigillatene i bordi schiacciandoli con una forchetta. Incidete la superficie con tagli obliqui. Sbattete l’uovo e con esso spennellate lo strudel. Infornatelo a 180°C per 20 minuti circa. Servitelo con la maionese al curry e completate a piacere con nastri di zucca.

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ciclabile delle dolomiti da Calalzo a Cortina d’Ampezzo

dolomiti

La ciclabile delle dolomiti che unisce Calalzo a Cortina d’Ampezzo è immersa in un ambiente incantevole e unico al mondo ed è una delle più belle e suggestive d’Italia. Il percorso, ricavato sull’antico sedime ferroviario della linea che univa i due centro montani, è lungo poco più di 35 km. In direzione Cortina è leggermente in salita, la pendenza però non va mai oltre il 3%. Anche se le difficoltà sono modeste, per affrontare questa pista ciclabile serve un po’ di praticità con la bicicletta. Per il resto è un percorso piacevole e non troppo difficoltoso, fatta salva una certa nordica modalità di percorrenza, che richiede di mantenere bene la corsia di destra e non lasciare ai bambini briglia sciolte come se stessere pedalando nel cortile di casa. La strada con le automobili per alcuni tratti corre parallela alla pista ciclabile, in altri tratti si inoltra nei boschi di larici, una meraviglia di fresco nelle giornate più calde. Ci sono numerose fontane, aree di sosta e bar, alcuni ricavati nelle caratteristiche stazioni ferroviarie. Percorrere la ciclabile delle Dolomiti è come entrare in un museo a cielo aperto. le opere esposte sono le montagne che incoronano, imponenti e vicine, questa conca unica al mondo. Dalla ciclabile, man mano che ci si avvicina a Cortina, si ammirano alcune delle più belle e famose cime dolomitiche, dal Pelmo all’Antelano, fino al Cristallo e alla Croda da Lago.

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strudel di mele

strudel

Ingredienti per la pasta:

300 g di farina + 1 pugno, 1 cucchiaino di lievito, 150 g di burro, 100 g di zucchero, 1 pizzico di sale, 1 uovo.

Per il ripieno:

4 mele acidule, il succo di 1/2 limone, 1/2 cucchiaino di cannella in polvere, 60 g di zucchero di canna, 80 g di uvetta, 40 g di noci tritate, 3-4 cucchiai di pangrattato, 1 tuorlo, 2 cucchiai di panna, zucchero a velo.

Preparazione:

Mescolate la farina e il lievito sul piano di lavoro. Impastate con il burro a pezzetti, zucchero, sale e uovo finché l’impasto sarà elastico. Avvolgetelo in pellicola trasparente e fatelo riposare per 30 minuti in frigorifero. Riscaldate i sforno a 180°C. Foderate una teglia con carta da forno. Sbucciate le mele, tagliatele in quarti, eliminate i torsoli e tagliatele a fettine sottili. Unite succo di limone, cannella, zucchero, uvetta e noci. Stendete la pasta rettangolo (cm 30 x 40), sopra un foglio di carta da forno infarinato. Cospargetelo al centro di pangrattato e farcitelo con le mele. Chiudete lo strudel, spennellatelo di panna mischiata al tuorlo e infornate per 35 minuti. Servite lo strudel tiepido.

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Bolzano Bozen città antica

statua di Bolzano

ecco le cose che potete vedere a Bolzano – Bozen in due giorni.

Strade e Piazze

Monumento Walther von der Vogelweide, Monumento e Piazza della Vittoria, i Portici Medievali, via argentieri, via Joseph Streiter, via Bottai,  Corso Libertà e Piazza Mazzini, Piazza Walther, Piazza Stazione, Piazza Erbe, Piazza del Grano, Piazza del Grano, Piazza della Mostra, Piazza Municipio, Piazza Tribunale, Galleria Sernesi e Galleria Europa, Rencio e Santa Maddalena.

Castelli

Castel Roncolo: è situato all’imbocco della Val Sarentina, a nord della città, il castello è comodamente raggiungibile a piedi percorrendo la verde passeggiata del Lungotalvera, oppure in bicicletta lungo la pista ciclabile;

Castel Mareccio: mura antiche nel vigneto: si trova a ridosso del centro storico cittadino, immerso in un vigneto di pregiate uve Lagrein, con un incantevole vista sul  Catinaccio-Rosengarten, il castello del  XIII secolo è stato ristrutturato negli anni’80 e adibito a centro congressuale e sale espositive;

Castel Firmiano: situato al margine  sud-occidentale di Bolzano, il castello è considerato uno degli emblemi dell’Alto Adige;

Castel Flavon: è aperto al pubblico come ristorante e luogo adibito a feste e ricevimenti. Contiene pregevoli affreschi del 1500.

Conventi e Chiese

Duomo di Santa Maria Assunta: è la cattedrale della diocesi di Bolzano e Bressanone. Svetta il campanile, alto 65 metri, con una cuspide traforata in pietra arenaria. All’esterno, sul lato ovest, sono da vedere il portale romanico con protiro e leoni stilofori, il rosone e a sinistra della bella porta in bronzo l’affresco attribuito a Friedrich Pacher della Madonna con Bambino;

Chiesa dei Domenicani: chiesa a navata unica, all’interno di un vasto complesso convettuale che comprende diverse cappelle, alcune distrutte, e uno splendido chiostro. Una parte dell’antica struttura attualmente ospita il Conservatorio Musicale, come anche la Galleria Civica, sede di mostre e di altre importanti istituzioni culturali;

Chiesa dei Cappuccini: la chiesa è dedicata a Sant’Antonio da Padova  ed è stata costruita attorno al 1600 nelle pertinenze di Castel Wendelstein dei Conti di Tirolo. Conserva una grandiosa pala di Felice Brusasorci sopra l’altare maggiore ed esempi di manierismo nelle cappelle di maria Assunta e nei SS. Sebastiano e Giovanni nella prima cappella laterale;

Chiesa dei Francescani: il chiostro è uno splendido esempio gotico che costituisce  il romanico della prima costruzione. Numerosi sono gli affreschi di varia epoca con esempi di scuola grottesca, del Sei e Setecento. La chiesa conserva un magnifico altare ligneo dedicato alla natività. Il coro della chiesa è impreziosito dalle vetrate moderne di Windmoser;

Chiesa di San Giovanni in Villa: la chiesetta rappresenta un gioiello  per la città. La semplice architettura del corpo centrale è arricchita dal bel campanile con trifora e bifora del primo trecento. La decorazione pittorica interna è di straordinaria rilevanza;

Vecchia Parrocchiale di Gries: situata a qualche decina di metri dall’omonima piazza, l’edificio tardo gotico custodisce due meravigliose opere. Da un lato l’altare ligneo di Michael Pacher. Degno di una visita è anche il crocefisso ligneo romanico del 1200, probabilmente di provenienza estera e d’indubbio valore artistico;

Chiesa di San Giorgio: situato in via Weggenstein, l’edificio di forme gotiche, ospita l’ordine Teutonico. Merita una visita per la collezione di stemmi, scudi mortuari, lapidi e bandiere dei membri dell’ordine.

Musei

Museo Civico: raccoglie importantissime collezioni storico-artistiche, tra le più ricche nel loro genere in Alto Adige. Conserva opere d’arte del Medioevo fino al XX secolo, magone romaniche e crocifissi, altari gotici a portale e la famosa sezione di arte popolare con le “Stuben” gotiche, gli originali costumi popolari e le maschere folcloristiche;

Museo Archeologico dell’Alto Adige: documenta l’intera storia della provincia dal paleolitico all’Epoca Carolingia con reperti originali, modelli, ologrammi, video e guide acustiche;

Museo di scienze naturali: è ospitato nell’antica sede amministrativa dell’imperatore d’Austria, Massimiliano I. Su un’ampia superficie espositiva viene rappresentata la varietà del paesaggio altoatesino, in particolare la genesi delle Dolomiti. La principale attrazione è l’acquario marino;

Museo di Arte Moderna e Contemporanea: l’edificio è concepito come  centro per la cultura contemporanea ed ambisce ad occupare uno spazio importante nel panorama mussale italiano. Il museo espone arte giovane spingendosi oltre il mainstream internazionale. Allo stesso tempo il Museo costituisce un punto  di riferimento per l’arte locale e si adopera per rappresentare diversi generi come architettura, film, performance o teatro;

Museo Mercantile: allestito nel palazzo mercantile, già sede del prestigioso Magistrato mercantile istituito nel 1653, il museo ripercorre la storia economica della città di Bolzano;

Museo del Duomo: mostra una splendida collezione di corredi sacri di età barocca dell’era tirolese;

Passeggiate

Lungo Talvera: questo è un vero polmone verde nel entro di Bolzano, una zona molto frequentata da cittadini e ospiti per comode e rilassanti passeggiate;

Passeggiata di Sant’Osvaldo: la passeggiata di Sant’Osvaldo collega Sant’Antonio con Santa Maddalena, la bella e caratteristica collina vinicola impreziosita dal massiccio dolomitico del Rosengarten, immagine iconografica della città, che le fa da sfondo, e zona di produzione del prelibato vino autoctono Santa Maddalena;

Passeggiata del Guncina: la passeggiata del Guncina, dedicata al suo fondatore si snoda sulle pendici di San Genesio partendo da Gries;

Passeggiata del Virgolo: percorso che si snoda sulle pendici del Colle, a Sud  della città.

 

ricette

strudel salato con porcini, prosciutto e pomodori secchi

torta trentina

Ingredienti:

1 confezione di pasta sfoglia pronta rettangolare; 150 g di pomodori secchi sott’olio; 120 g di prosciutto cotto a fette; 120 di formaggio edamer a fette sottili; 250 g di funghi porcini freschi; 1 spicchio d’aglio; 2 rametti di timo; 1 tuorlo; olio extravergine di oliva; sale e pepe.

preparazione:

eliminate la parte terrosa dei gambi dei funghi con un coltellino, poi raschiateli con la lama e pulite i cappelli con un telo inumidito per eliminare tutti i residui di terra. Staccate i cappelli dai gambi, ruotandoli con delicatezza, poi tagliateli a fettine. Rosolate lo spicchio d’aglio con 2 cucchiai d’olio in una padella finché sarà dorato. Aggiungete il timo e i funghi e cuocete a fiamma vivace per 5-6 minuti finché saranno morbidi. Eliminate aglio e rametti di timo e regolate sale e pepe. Stendete la pasta sfoglia sul piano di lavoro, copritela con le fette di prosciutto e di formaggio, disponete al centro i porcini preparati e i pomodori secchi ben sgocciolati, quindi avvolgete lo strudel, premendo i lati con le dita per fissarli. Praticate una serie di incisioni sulla superficie formando un motivo a griglia, poi sbattete il tuorlo con 3 cucchiai d’acqua e spennellatelo sulla superficie della torta. Cuocetela in forno già caldo a 180°C per 35-40 minuti, lasciatela intiepidire, poi servite.

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Trento e le sue bellezze

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Trento è il capoluogo dell’omonima provincia e della regione Trentino-Alto-Adige. Fondata lungo un’ansa del fiume Adige, la città si trova in un punto di convergenza tra le vie di comunicazione che conducono dal Brennero alle Dolomiti, dal Lago di Garda a Venezia. la sua centralità geografica ha fatto sì che diventasse il centro politico, economico e culturale della provincia. Destinata ad essere cerniera tra il mondo germanico e mondo latino, conserva nei monumenti e nelle sue antiche tradizioni la sua storia, in una cornice naturale di incomparabile bellezza che la rende la città con uno dei più alti livelli di qualità della vita d’Italia.

I Musei

Museo Diocesano Tridentino: Si tratta di uno dei primi musei diocesani d’Italia. Fondato nel 1903 con finalità essenzialmente didattiche, dal 1963 ha sede in Palazzo Pretorio, prima residenza vescovile eretta a fianco della cattedrale di San Virgilio;

Museo della Sat (Società Alpinisti tridentini): Nel museo sono raccolti una serie di documenti, fotografie e cimeli, dai quali si comprende la storia della Sat, dell’alpinismo trentino e la stessa storia del Trentino. Numerosi gli oggetti e i cimeli che raccontano la nascita dei rifugi alpini, delle guide, e le prime ascensioni in vetta. Il museo ospita anche mostre temporanee;

Museo del Rame Navarini: è una raccolta unica e straordinaria di circa tremila manufatti in rame;

Ecomuseo Argentario: Tra piccoli borghi collinari, ai margini della città di Trento e all’ombra del Monte Calisio, si è conservato nei secoli un altopiano boscato: l’argentario;

Castello del Buonconsiglio: Sede dei principi vescovi fin dal 1255, il Castello del Buonconsiglio di Trento è il più importante monumento storico-artistico della regione. All’antica fortezza medioevale, Castelvecchio, si aggiunse nel 500 il Magno Palazzo, una delle più sontuose residenze rinascimentali d’Italia;

Le Gallerie di Piedicastello: Affascinante spazio espositivo ricavato in due tunnel stradali in disuso;

Fondazione Museo Storico del Trentino: è stata fondata con lo scopo di valorizzare la storia della città di Trento, del Trentino e dell’area regionale corrispondente al Tirolo Storico;

Muse: museo delle scienze di nuova concezione, il primo museo che coniuga armoniosamente natura, scienza e tecnologia, senza trascurare l’attualità delle questioni etiche e sociali della nostra vita quotidiana;

Mart, Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto: nasce con l’intenzione di raccogliere l’eredità artistica del grande futurista trentino Fortunato Depero e quella del Museo Provinciale d’arte di Trento. il MART è presente anche a Trento grazie agli ambienti di Torre Vanga, che ospitano un ricco palinsesto di mostre contemporanee;

Galleria Civica: è la terza sede Mart, in dialogo con il museo e con la casa d’arte Futurista Depero di Rovereto.

 Gli Edifici Storici

Torre civica e Palazzo Pretorio: La parte orientale della piazza del Duomo è dominata dalla prima residenza vescovile, detta in seguito Palazzo Pretorio, e dalla Torre di Piazza, detta anche Civica perché simbolo del potere comunale;

Palazzo Thun: il palazzo è una delle più significative residenze gentilizie della città;

Palazzo Geremia: L’edificio, è uno dei primi esempi compiuti dell’architettura rinascimentale trentina e anticipa molte soluzioni adottate nei palazzi di epoca clesiana;

Palazzo Fugger Galasso: detto anche Palazzo del Diavolo, da una leggenda che narra che il palazzo venne costruito dal diavolo stesso in un giorno solo;

Palazzo Saracini Cresseri: la regolarità compositiva della facciata colloca il palazzo tra i migliori esempi dell’architettura rinascimentale cittadina;

Torre Verde: la torre deve il suo nome al colore della copertura della cuspide;

Palazzo Sardagna: il corpo centrale, con le due sale al piano terreno affrescate da Marcello Fogolino, era già edificato nel primo Cinquecento;

Palazzo Roccabruna: importante esempio di architettura manierista;

Torrione Madruzziano: la massiccia costruzione cilindrica fu eretta come baluardo alla porta di S.Croce, oggi scomparsa, documentata a partire dal 1562;

Palazzo delle Albere: La splendida residenza extraurbana dei Madruzzo è detta anche delle Albere dei Filari di pioppi che accompagnavano il viale di accesso. E un massiccio palazzo cinquecentesco con 4 torrioni angolari e un’apertura a seriane sovrapposte sul prospetto principale, rivolto verso la città;

Palazzo Quetta Alberti-Colico: la facciata è caratterizzata dalla sovrapposizione di affreschi cinquecenteschi e preesistenze quattrocentesche. Motivi floreali e fregi all’antica denotano l’influenza del colorismo veneto;

Casa Cazuffi-Rella: le due case, impostate su un tracciato poligonale e sorrette dai massicci pilastri del portico, presentano un complesso ciclo pittorico cinquecentesco che si svolge su diversi piani;

Palazzo Balduini: la struttura originaria dell’edificio è ancora gotica ma essa ha subito, nel corso dei secoli, vari interventi, l’ultimo dei quali nell’Ottocento con la creazione di nuove aperture sulla facciata;

Torre Vanga: insigne monumento medioevale, la torre era il baluardo occidentale della cinta muraria della città, lambita in questo  punto dal fiume Adige;

Palazzo Calepini: l’edificio prende il nome dalla nobile famiglia originaria di Fiavé insediatasi a Trento nel corso del XV secolo;

Torre Arcidiaconale o del massarello: la torre medioevale è impostata su una rigorosa pianta rettangolare e doveva rappresentare il centro del sistema fortificato nella contrada di Borgonuovo;

Palazzo Larcher-Fogazzaro: il palazzo è uno dei più importanti edifici barocchi della città;

Municipio Vecchio: antica sede del magistrato Consolare, il Municipio Vecchio è un complesso di edifici che si estende tra via cavour e via belenzani;

Torre Mirana: la casa-torre, detta anticamente “del Marcolino”, venne acquistata alla metà del XVI secolo da Sigismondo Thuin e accorpata assieme ad altri edifici, nel complesso edilizio di Palazzo Thun;

Palazzo Trentini: il palazzo sorse poco prima del 1740 per iniziativa della nobile famiglia Trentini, nel sito già occupato da alcune case di impianto gotico che si estendevano tra l’antica via Lunga ed il corso dell’Adige;

Palazzo Salvadori: il palazzo venne edificato all’inizio del Cinquecento, nel luogo ove sorgeva l’antica sinagoga ebraica;

Palazzo Meli del Monte: posizionato all’angolo tra via del Suffragio e via S.Marco, nel quartiere tedesco della città.

Le Chiese

Cattedrale di San Virgilio, Chiesa di San Lorenzo, Chiesa di S.Apollinare, Basilica di Santa Maria Maggiore, Chiesa di S.Francesco Saverio, Chiesa di S.Pietro, Chiesa di S.Marco, Chiesa di Santa Trinità.

Aree archeologiche

Spazio archeologico sotterraneo del Sas: si trova sotto piazza Cesare battisti e il Teatro Sociale, è visibile un ampio quartiere dell’antica Tridentum;

La Basilica Paleocristiana di San Virgilio: eretta all’esterno della cinta ubica di Tridentum, la Basilica deve la sua prima origine alla sepoltura, voluta dal vescovo Vigilio, dei tre missionari Sissino, martirio e Alessandro;

Porta Veronensis; nell’atrio del Museo Diocesano si accede allo spazio archeologico in cui sono visibili i resti della Porta Veronensis, monumentale ingresso a Tridentum.