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messina, cosa vedere nella perla della sicilia

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Messina, in bilico tra isola e Continente, è la città dove l’essenza sicura la si manifesta, per contrasto, in tutta la sua forza. Dal Belvedere di Cristo Re, sacrario che domina la parte alta dell’abitato, sembra di poter sfiorare la Penisola, tra il viavai di navi e traghetti e il profilo delle Eolie. Affacciati su piazza Duomo, ecco i monumenti più famosi: la Basilica che tra gotico, barocco e neogotico racconta le epoche e le storie dell’isola; la Fontana di Orione, “la più bella del cinquecento europeo”, e poi il campanile con l’unico orologio astronomico meccanico in Italia, intorno al quale, alle 12, 5 figure di bronzo si animano al suono dell’Ave Maria di Schubert. La loro danza racconta la Guerra del Vespro del 1282, momento fondante della storia locale che si chiuse con la cacciata degli Angioini. È pura devozione la Festa dell’Assunzione della Vergine del 15 agosto, quando i fedeli trascinano un carro alto più di 15 metri. Sono un culto i cannoli, le cassate e le granite di cui Messina è la capitale assoluta, da provare al mattino con la brioche calda. Una Sicilia da mordere e da gistare: indimenticabile come la focaccia messinese con scarola, tuma, sarde salate e pomodoro, come i pidoni, calzoni fritti farciti con indivia e tuma. Sono veri riti locali anche il tuffo a Capo Peloro, che qui chiamano Il Faro, davanti alla Laguna oggi Riserva naturale orientata e sotto l’enorme traliccio che un tempo portava l’elettricità dal continente. Di rito anche la visita al villaggio di Ganzirri, dove i pescatori intrecciano ancora nasse e coltivano i mitili; il giro sulle loro feluche con pranzo finale di pesce. O la gita a sud verso Taormina e le memorie della Sicilia greca e romana. Poi al fresco di Castelmola, sopra la città, per un’ora di riposo davanti al Duomo, romanico e gotico, con tocchi arabi ed echi normanni. Un canto alle tante anime di questa terra.

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cosa vedere a Barletta (parte 2)

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Vi inserisco la continuazione di cosa vedere a Barletta:

Il Colosso di Barletta “Eraclio”

IL Colosso di Barletta meglio noto come Eraclio è una colossale statua alta oltre 4,5 metri e potrebbe rappresentare l’imperatore Costantino. Secondo la tradizione, la statua giunge a Barletta con una nave veneziana che, di ritorno dal sacco di Costantinopoli, sorpresa da una tempesta, decide di abbandonare in mare il pesante carico. Una versione più recente invece racconta che il Colosso è stato rinvenuto a Ravenna durante gli scavi effettuati dall’imperatore Federico II e che egli stesso abbia deciso di trasportare in Puglia il prezioso ritrovamento.

Basilica del Santo Sepolcro

La Basilica del Santo Sepolcro è oggi una delle più importanti chiese della città, sorge sull’antico crocevia fra la via Adriatica e la via Traiana. L’attuale basilica è il risultato di numerose trasformazioni; costruita sui resti di una chiesa medievale, si presenta in prevalenza gotica con archi a sesto acuto sia sul fronte principale che sul fronte longitudinale. L’impianto è a 3 navate che si concludono su 3 absidi visibili da Corso V. Emanuele. La Basilica custodisce preziose icone e diversi affreschi medioevali.

Teatro Comunale Giuseppe Curci

La costruzione, intitolata al famoso compositore barlettano sorge sul sito di un antico convento. A seguito di alcuni lavori sono state apportate importanti modifiche che migliorarono la stabilità e l’acustica del teatro, nel contempo si prestò molta cura alla scelta degli arredi, dei materiali, al giusto equilibrio delle forme. Questa attenzione ha portato alla realizzazione di uno degli esempi più belli di neoclassico pugliese. Al teatro si accede attraverso un elegante portico, la platea è a ferro di cavallo con il loggione e 48 palchi disposti su 3 ordini e ornati in cartapesta: la sala è finemente decorata.

Palazzo Della Marra

Il Palazzo Della Marra è stato residenza di importanti famiglie aristocratiche quali gli Orsini, i Della Marra, I Fraggianni. Pregevole il portale d’ingresso, arricchito dalle raffigurazioni allegoriche della Vecchiaia e della Giovinezza e da un elegante balcone sorretto da 5 mensole decorate con grifi, cani e mostri. La loggia che si affaccia sul mare presenta ricche decorazioni con temi allegorici sulle stagioni della vita. Attualmente il primo piano del palazzo è destinato a mostre temporanee, mentre il secondo alla permanente Piancoteca De Nittis.

Chiesa della Madonna del Carmine 

La facciata esterna della chiesa è stata ricostruita dopo il 1731. All’interno, l’impianto è a navata unica con 2 cappelle laterali che accolgono dei loculi e un altare. La navata si conclude con il presbiterio che accoglie l’altare maggiore dell’800. Da ammirare il bel pavimento in maiolica decorato con motivi geometrici che ricopre l’intera chiesa e la splendida e rara quadreria di scuola napoletana del 600.

Porta Marina 

La splendida Porta Marina, situata nell’omonima piazza, l’unica sopravvissuta delle antiche porte di accesso del sistema difensivo cittadino. Questa era, in particolare, la via d’accesso per chi veniva dal porto dove si ispezionavano le merci che entravano e uscivano da Barletta, in sostanza fungeva da dogana per la città. Porta Marina si presenta con 2 diverse facce finemente decorate in stile tardo barocco e uno stemma della famiglia borbonica posto sul lato posteriore.

Località Canne della Battaglia

Questo sito è stato teatro dello scontro bellico più famoso dell’antichità, la battaglia tra i romani e i cartaginesi che si concluse con un massacro per l’esercito romano. Nella cittadella archeologica sono visibili: mura di fortificazione, il decumano con resti di colonne, cippi miliari, abitazioni, basi onorarie, resti di una basilica maggiore con cripta del X sec. e di una basilica minore con tombe paleocristiane. Il percorso nella cittadella include l’antiquarium che testimonia la lunga continuità di vita dalla Preistoria al Medioevo.

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cosa vedere a Barletta

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In seguito trovate tutte le migliori cose da vedere una volta arrivati a Barletta.

Castello Svevo

Costruito su una pre-esistente fortezza normanna nel 1090. Il maniero ha subito nei secoli importanti rimaneggiamenti. L’attuale struttura quadrata con i 4 bastioni a lancia posti ai vertici, è opera degli Asburgo di Carlo V che ne consolidarono le fortificazioni.

Museo Civico

Ha sede nel Castello Svevo ed espone collezioni archeologiche, quadro e sculture acquisiti dal Comune o donati da illustri cittadini. Il Museo comprende 3 sezioni: la Galleria Antica, la Galleria dell’Ottocento, la Galleria di Ferdinando Cafiero, un lapidarium e un busto attribuito a Federico II. La Galleria Antica espone opere lasciti di Giuseppe Gabbiani. La Galleria dell’Ottocento ospita le opere di 3 pittori barlettani, quasi contemporanei di De Nittis Gabbiani, De Stefano e Girondi. L’Ultima Galleria espone oggetti di artigianato, dipinti, stampe e  incisioni, lasciti del Cafiero.

Cattedrale Santa Maria Maggiore

La struttura del XII sec., è il risultato della stratificazione di epoche diverse: classica, paleocristiana, altomedievale, romanica e gotica. Accoglie i fedeli lo splendido portale rinascimentale e il bel rosone di architettura romanica. Le parti romanica e gotica sono armonicamente fuse ma distinguibili tra loro. Le principali testimonianze del periodo gotico sono rappresentate dall’abside poligonale con le cappelle e i rilievi scultorei che decorano l’intera struttura. Il campanile, su 4 livelli, è collocato sul lato nord mentre sulla facciata sinistra è visibile un’epigrafe celebrativa della Disfida di Barletta. Nella cripta sono visibili i resti di una basilica paleocristiana e di un ipogeo preromano.

Chiesa di S.Andrea

La chiesa, ha un pregevole coro in legno di fattura napoletana, con il presbiterio e con 12 altari con cappella e sepolcri delle famiglie aristocratiche della città. Nella semplicità del prospetto, spicca il magnifico portale con sculture e timpano in stile bizantino. Da segnalare la tavola della Madonna con Bambino del 1483 di Alvise Vivarini.

Cantina della Sfida

La storica osteria, oggi nota come la “Cantina della Sfida”, si trova nei locali al piano terra di un bel palazzo del’400. Questi luoghi, un tempo sede del Gran Capitano delle truppe spagnole, sono ambienti particolarmente suggestivi, con arredi e utensili di epoca medievale: panche, tavolacci, sgabelli, utensili, scudi e un grande camino. Aiutati dalla fantasia e dalla conoscenza degli avvenimenti storici, nella cantina si può rivivere il momento del lancio dell’offesa.

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cosa vedere a sant’agata di Puglia

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Sant’Agata di Puglia è considerato il paese più suggestivo della provincia di Foggia. Per la sua singolare posizione e per le sue somiglianze con un immenso presepio, dominato dal castello della montagna è denominata “La Loggia delle Puglie”.

ARCHITETTURA RELIGIOSA

Chiesa di Sant’Andrea

è dedicata a Sant’Andrea Apostolo, patrono dell’impero bizantino. È da ritenersi la prima chiesa di S.Agata, sorta intorno al VII sec., perché molto prossima alla cinta della rocca. La chiesa di S.Andrea è attualmente, dopo quella di S.Nicola e S.Angelo, la terza Parrocchia del paese. Di particolare rilievo all’interno sono il Crocifisso in legno del ‘600 ed un coro ligneo.

Chiesa di Sant’Angelo

Di notevole pregio c’è il Trittico di Ogni Santi, dipjnto della scuola rinascimentale del Beato Angelico.

Chiesa di San Nicola

ARCHITETTURA CIVILE

Palazzo De Marinis – Calcagno

La struttura presenta vari manufatti ed elementi architettonici tra cui: lo scudo in pietra che sormonta l’ingresso principale, raffigurante l’emblema dell’antica famiglia Calcagno, cioè una mano che impugna il calcagno.

Palazzo Capria

Il palazzo ha una corte interna a forma rettangolare, pavimentata a lastre, e dotato di un pozzo. Sul portale ad arco a tutto sesto c’è lo stemma della famiglia raffigurante una capra rampante che guarda verso un sole ridente.

Palazzo Vinciguerra

L’edificio è stato realizzato su strutture preesistenti ricavate nella roccia della montagna, che costituivano abitazioni primitive acquistate dai Vinciguerra. Il portale principale è costituito da un arco policentrico barocco tramite il quale si accede ad un androne.

Palazzo Volpe

L’ingresso principale è incorniciato da un portale in pietra, con chiave di volta decorata, su cui c’è lo stemma della famiglia: una volpe che guarda verso un sole ridente.

Palazzo Barbato

È stato edificato su strutture preesistenti ricavate nella roccia della montagna, che costituiscono le cantine. I 2 ingressi sono incorniciati da portali i cui conci di chiave raffigurano 2 volti barbuti a simboleggiare il cognome della famiglia.

 

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cosa vedere a cisternino

Regalarsi una vacanza a Cisternino è un qualcosa che appaga cuore e spirito. Cisternino gode di una posizione privilegiata tra i due mari, Adriatico e Ionio, che abbracciano la Puglia. Questa città colpisce per i suoi bellissimi trulli, le strade rurali, delimitate da muretti a secco e contorniate da ulivi secolari, mandorli, fichi, maestose querce, bassi filari di viti, pale spinose di fichi d’india ornati di dolci e coloratissimi frutti. Nel centro storico ci sono piccole abitazioni in pietra a du piani, imbiancate a calce, antiche logge, archi, palazzi storici riqualificati, topiche botteghe di artigianato e prodotti enogastronomici tipici. I vicoli, con graziosi balconi fioriti, sono inebriati dall’odore di carne alla brace, secondo tradizione, nei tipici forni a legna.

Torre Normanno Sveva

È detta Torre Grande perché è la più imponente dell’antico sistema difensivo della cinta muraria. Ha una forma parallelepipeda ed è alta 18 metri con una base di 8 metri per 10 m.

Chiesa Matrice

È stata costruita nel XIV secolo su un precedente tempio cristiano di gusto romanico. Grazie agli scavi effettuati oggi è possibile visitare i resti della piccola chiesa costruita dai monaci basiliani, posta sotto la Chiesa Madre. All’interno, lungo la navata di destra si conserva la prestigiosa scultura della Madonna del Cardellino, opera di Stefano da Putignano.

Torre dell’Orologio

È il simbolo di Cisternino, costruita nel XIX secolo, se erge civettuosa ed elegantemente slanciata in piazza Vittorio Emanuele, contrastando con la semplicità delle case dell’inequivocabile aspetto seicentesco e settecentesco.

Palazzo Amati

Risalente al tardo medioevo si staglia sul “Ponte della Madonnina” da cui si può ammirare la cinta muraria del vecchio centro storico. Nel corso dei secoli tutte le torri sono state distrutte o inglobate nelle edificazioni urbane perdendo le connotazioni difensive per assumere quelle di semplici abitazioni civili, e le uniche torri cilindriche rimaste sono la torre Capece e la torre Palazzo Amati.

 

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cosa fare e vedere nella calabria ionica

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Il tratto di costa  in provincia  di Crotone che va da capo Colonna a capo Cimiti, passando per punta Scifo è tutto mare, natura, archeologia, mito, spiagge selvagge, colori e profumi intensi. Una decina di km di litorale fra i più segreti della Calabria ionica, non a caso cuore dell’Area Marina Protetta di capo Rizzuto, che con i suoi quasi 15 mila ettari di estensione è fra le più vaste d’Italia. Una sequenza di rocce, spiagge e calette color corallo, frequentate soprattutto dalla gente del posto e quasi del tutto ignote al turismo di massa: l’affollamento della movida estiva è più a sud, intorno a capo Rizzuto e Le Castella, dove si concentra la massima parte di hotel, villaggi e lidi attrezzati. Mentre fra capo Colonna, 10 km a sud di Crotone, e capo Cimiti, entrambi in zona  A di Riserva integrale, tutto avviene più in simbiosi con la natura, anche perché il mare si raggiunge solo in barca o a piedi, attraversando  sentieri non sempre segnati in mezzo alla campagna o tra le rocce. Pesca e ormeggio sono vietati e le immersioni avvengono solo con guide autorizzate. Partendo da capo Colonna le spiagge più belle sono quella dell’Irto, a nord verso Crotone, e quella di Scifo, sul versante sud, dal nome della torre cinquecentesca che la sovrasta. Entra,be sono ampi litorali in sabbia fine che si raggiungono percorrendo brevi sentieri, fra campi e macchia mediterranea. Procedendo in direzione sud incontriamo la spiaggia Alfieri, raggiungibile facilmente in auto e su cui si affaccia anche l’omonimo camping, e quella della marinella: insieme compongono la baia di capo Cinniti, una delle più belle della costa. Rossastra la prima, più grigia la seconda, entrambe in gran parte libere. Il mare è ovunque cristallino, con sfumature che vanno dal turchese allo smeraldo: una vasta gamma di tinte dovuta alle divergenti sorgenti d’acqua dolce che sgorgano direttamente dal mare. Ma non solo, i colori cangianti dell’acqua dipendono anche dall’andamento molto variegato dei fondali, su cui proliferano vaste praterie di Posidonia oceanica, e dalla presenza di numerose secche. Queste ultime hanno causato nel secoli molti naufragi, come testimoniano i relitti che si possono scoprire con le immersioni subacquee. Un’esperienza che consente di godere anche della ricca fauna marina: cernie, polpi, aragoste, anemoni di mare, saraghi, pesci pappagallo, stelle marine, ricci e barracuda. Spiccano i delfini e le tartarughe caretta caretta, che nidificano nella riserva. A fare da cornice a questo paradiso roccioso e subacqueo, il verde della macchia mediterranea, che in alcuni punti si spinge fino al mare: ginepri, cisti, lentischi, mirti, ginestre, capperi e temerici, mentre sugli arenili fioriscono i gigli di mare.

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ecco perché vedere Linosa

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A un’ora di aliscafo da Lampedusa si trova Linosa, che è un’isola che misura solo 5,5 km quadrati. Qui, oltre a passeggiare per le viuzze del colorato borgo, si possono esplorare la spiaggia di Pozzolana e i resti delle cisterne  romane. Da ammirare le sue rocce nere, i 3 vulcani spenti, le famose piscine naturali, i faraglioni e le splendide fioriture dei fichi d’india e dei gigli di mare. Per quel che riguarda la fauna l’isola ospita i siti di nidificazione della berta maggiore ed è da visitare il prezioso Centro Recupero Tartarughe marine. Ogni estate, da giugno e fino alla prima metà di agosto, la spiaggia vulcanica di Pozzolana di Ponente costituisce uno degli ultimi e più importanti siti riproduttivi italiani della Caretta caretta. Linosa è inoltre l’ideale per gli appassionati di snorkeling e di diving che dal 1986 si affidano alle immersioni guidate del Linosa Blu Diving.

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Il cammino materano

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Il Cammino Materano è una rete di itinerari che, ricalcano sentieri storici e tratturi antichi, raggiungono Matera attraverso parte della Puglia e della Basilicata. 4 percorsi che prendono il nome della storia (via Peuceta, Via Sveva, Via Ellenica, Via Dauna) e partono rispettivamente da Bari, Trani, Brindisi e Lucera. La Via Peuceta, che unisce la Basilicata di San Nicola a Bari ai Sassi di Matera in sette tappe e circa 160 km, è al momento l’unica completamente tracciata, georeferenziata e con le strutture di accoglienza individuate. Si può tranquillamente percorrere in autonomia, scoprendo una natura selvaggia e bellissima, riccadi profumi e di gente ospitale e piena di spirito.

Grotte Rupestri e Pane con il Timbro

Le Murge sono un altopiano carsico che si conquista superando una serie di gradoni rocciosi, dislivelli modesti che aprono le porte di un mondo antico. Camminando nella steppa murgiana è facile imbattersi in spelonche naturali, sede di culti arcaici, e siti rupestri con chiese scavate nella roccia, come le Grotte di Sant’Angelo, luogo di devozione tra i più importanti dell’antica Apulia, con i suoi affreschi originali. Si calpesta la strada medievale, dove sono ancora visibili i segni lasciati dalle ruote dei carri. Un territorio arido e aspro, dove l’acqua scivola via, per infilarsi in profondità remote, ma che nasconde anche una vegetazione straordinaria: questa è la zona d’Italia più ricca di orchidee selvatiche, che spuntano, colorate e spettacolari, dappertutto. Ad Altamura non si può non pensare al famoso pane, conosciuto dall’antichità come il “pane del viandante” per la sua capacità di conservarsi per giorni, grazie all’azione del lievito madre. Si può passeggiare tra i Claustri della città vecchia, alla scoperta dei più antichi forni della città: fino agli anni Settanta erano utilizzati anche per cuocere il pane impastato in casa. Ad Altamura si vive ancora nel culto di Federico II. L’imperatore fondò la città secondo principi che risultano utopistici anche oggi. Per onorare la figura dell’imperatore, Fratusco ha inventato, con un gruppo di amici, Federicus, una sontuosa festa medievale che si tiene in primavera: l’ultima edizione ha richiamato oltre 350 mila persone. L’orgoglio dei cittadini della Leonessa di Puglia è così forte da non voler sentire nemmeno nominare Matera. La rivalità è accesa.

Camminando nel Pleistocene

Si viaggia per molte ore con i piedi tra Puglia e Basilicata: Matera è adagiata sul colle a vista d’occhio, ma c’è ancora tanta strada da fare in questa campagna dolce e ben curata, che ricorda le colline toscane. Ci si trova nella Fossa Bradanica, dove una volta c’era il mare: nel 2006 furono ritrovati i resti di una balenottera del Pleistocene. Un reperto eccezionale che, a distanza di 11 anni, giace ancora rinchiuso in casse di legno nel Museo Ridola, a Matera. Ecco perché avvicinarsi così, a passo lento, raccogliendo storie ed emozioni e respirando l’anima più vera di questa terra. Ma basta fare una piccola deviazione nella straordinaria Cripta del Peccato Originale, la “Cappella Sistina del rupestre“, e risalire in città dal Rione Casalnuovo per fare il pieno di meraviglia: camminando tra le vecchie case malmesse degli “schiavoni”, gli immigrati albanesi e serbo-croati che nel 1500 si insediarono qui per lavorare la cera e conciare le pelli; affacciandosi sulla gravina che è all’origine della Città dei Sassi. E, infine, perdendosi nel trionfo di pietra bianca e tra i vicoli misteriosi di questo luogo magico, fino alla Cattedrale della Madonna della Bruna dove finisce il Cammino Materano. Un cammino di resilienza. E un modo diversi per avvicinarsi, ovviamente a piedi, all’appuntamento con Matera 2019.

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cosa vedere in calabria

Da un lato il mar Ionio, dall’altro le acque del Tirreno. In mezzo, una terra ricca di tradizioni artistiche, culturali, gastronomiche. Un viaggio nella storia, tra profumi di zagare, di torrone e di pane appena sfornato. Viaggiare nella provincia di Reggio Calabria è tutto un piacere e una scoperta. La strada sfiora coste soleggiate e villaggi aggrappati ai promontori. Da qui ci si addentra in un lembo di terra dove colori e profumi si susseguono all’infinito. In pochi km si passa dalle foreste alle montagne; si incontrano tradizioni culturali e gastronomiche che risalgono all’epoca della Magna Grecia. Trovate un paesaggio sorprendente, con borghi-gioiello, musei e la natura prorompente dell’Aspromonte, scenario ideale per attività sportive.

Dai Bronzi alla Costa Viola

Si parte da Reggio Calabria e dagli 11 mila metri quadrati del MARC, una delle più ampie collezioni al mondo di reperti d’epoca magno-greca. Con lo sguardo sull’etna il lungomare lastricato Italo Falcomatà è il posto ideale per iniziare una passeggiata verso la Cattedrale e il Castello Aragonese, restituito alla città alla fine del 2015. Aleggia, ovunque, il profumo di zagara: si fissa nella memoria e sembra strisciare sulle pietre antiche, infilandosi nelle piazze, nei vicoli, nei caffè. Poi si punta a nord. Il mare scompare dietro i tetti delle case, mentre la strada sgomita tra i terrazzamenti e procede tortuosa fino a Scilla. Poi segue il percorso lineare della costa fino a Bagnara Calabra, animata, la sera, dalle luci dei negozi che illuminano Corso Emanuele II. La strada e la parte antica della città, si arrampicano dalla spiaggia bianca fino a Pellegrina. Da quassù il litorale si tuffa a picco nel mare, creando quelle sfumature indaco che le hanno fatto meritare il nome di Costa Viola, fino a Palmi.

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Troia e i suoi tesori pugliesi

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Ecco delle cose assolutamente da non perdere a Troia.

Concattedrale della beata vergine maria assunta in cielo

La Cattedrale di Troia, costruita in stile romanico nel XI secolo, è il monumento iconico della cittadina dei monti Dauni. Sulla facciata spicca il suo rosone a 11 raggi. Completamente istoriata da una serie di curiose ed assolutamente uniche sculture allegoriche, è un monumento pieno di simboli educativi. le due porte bronzee, porta della Prosperità e porta della Libertà, opera di Oderisio da Benevento, rappresentative della coriacea resistenza opposta dalla Città di Troia nel corso dell’assedio mosso da Ruggero II. All’interno la Cattedrale, composta da tre navate suddivisa da 13 colonne marmoree, presenta un particolare abside asimmetrico.

Chiesa di San Basilio Magno

La Chiesa più antica di Troia ha origini protoromaniche e si presenta sobria ed austera, nono stante i rimaneggiamenti di epoca barocca. L’interno è a 3 navate, scandite da antiche colonne con splendidi capitelli, che reggono archi e volte a crociera; sul fondo l’abside in pietra viva. Custodice una fonte battesimale rinascimentale.

Museo del Tesoro

Nelle vicinanze della cattedrale, all’interno del palazzo dell’ex seminario vescovile, il Museo del Tesoro della Cattedrale custodisce alcune preziosissime opere. Tra pergamene, codici miniati e i busti argentei dei Santi Patroni, spiccano i 3 exultet, rari codici miniati di bellezza straordinaria e unica.

Processione delle catene

Troia è da sempre un baluardo del fervore popolare. Famosa all’interno dei riti della Settimana Santa è la Processione delle Catene. La mattina del Venerdì Santo, cinque penitenti incappucciati, completamente vestiti di bianco, portano a spalla delle pesanti croci lignee, trascinando massicce catene legate alle caviglie, il cui rumore ne preannuncia l’arrivo all’interno del centro storico, in un’attesa spettrale e silenziosa.