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cosa vedere a Barletta (parte 2)

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Vi inserisco la continuazione di cosa vedere a Barletta:

Il Colosso di Barletta “Eraclio”

IL Colosso di Barletta meglio noto come Eraclio è una colossale statua alta oltre 4,5 metri e potrebbe rappresentare l’imperatore Costantino. Secondo la tradizione, la statua giunge a Barletta con una nave veneziana che, di ritorno dal sacco di Costantinopoli, sorpresa da una tempesta, decide di abbandonare in mare il pesante carico. Una versione più recente invece racconta che il Colosso è stato rinvenuto a Ravenna durante gli scavi effettuati dall’imperatore Federico II e che egli stesso abbia deciso di trasportare in Puglia il prezioso ritrovamento.

Basilica del Santo Sepolcro

La Basilica del Santo Sepolcro è oggi una delle più importanti chiese della città, sorge sull’antico crocevia fra la via Adriatica e la via Traiana. L’attuale basilica è il risultato di numerose trasformazioni; costruita sui resti di una chiesa medievale, si presenta in prevalenza gotica con archi a sesto acuto sia sul fronte principale che sul fronte longitudinale. L’impianto è a 3 navate che si concludono su 3 absidi visibili da Corso V. Emanuele. La Basilica custodisce preziose icone e diversi affreschi medioevali.

Teatro Comunale Giuseppe Curci

La costruzione, intitolata al famoso compositore barlettano sorge sul sito di un antico convento. A seguito di alcuni lavori sono state apportate importanti modifiche che migliorarono la stabilità e l’acustica del teatro, nel contempo si prestò molta cura alla scelta degli arredi, dei materiali, al giusto equilibrio delle forme. Questa attenzione ha portato alla realizzazione di uno degli esempi più belli di neoclassico pugliese. Al teatro si accede attraverso un elegante portico, la platea è a ferro di cavallo con il loggione e 48 palchi disposti su 3 ordini e ornati in cartapesta: la sala è finemente decorata.

Palazzo Della Marra

Il Palazzo Della Marra è stato residenza di importanti famiglie aristocratiche quali gli Orsini, i Della Marra, I Fraggianni. Pregevole il portale d’ingresso, arricchito dalle raffigurazioni allegoriche della Vecchiaia e della Giovinezza e da un elegante balcone sorretto da 5 mensole decorate con grifi, cani e mostri. La loggia che si affaccia sul mare presenta ricche decorazioni con temi allegorici sulle stagioni della vita. Attualmente il primo piano del palazzo è destinato a mostre temporanee, mentre il secondo alla permanente Piancoteca De Nittis.

Chiesa della Madonna del Carmine 

La facciata esterna della chiesa è stata ricostruita dopo il 1731. All’interno, l’impianto è a navata unica con 2 cappelle laterali che accolgono dei loculi e un altare. La navata si conclude con il presbiterio che accoglie l’altare maggiore dell’800. Da ammirare il bel pavimento in maiolica decorato con motivi geometrici che ricopre l’intera chiesa e la splendida e rara quadreria di scuola napoletana del 600.

Porta Marina 

La splendida Porta Marina, situata nell’omonima piazza, l’unica sopravvissuta delle antiche porte di accesso del sistema difensivo cittadino. Questa era, in particolare, la via d’accesso per chi veniva dal porto dove si ispezionavano le merci che entravano e uscivano da Barletta, in sostanza fungeva da dogana per la città. Porta Marina si presenta con 2 diverse facce finemente decorate in stile tardo barocco e uno stemma della famiglia borbonica posto sul lato posteriore.

Località Canne della Battaglia

Questo sito è stato teatro dello scontro bellico più famoso dell’antichità, la battaglia tra i romani e i cartaginesi che si concluse con un massacro per l’esercito romano. Nella cittadella archeologica sono visibili: mura di fortificazione, il decumano con resti di colonne, cippi miliari, abitazioni, basi onorarie, resti di una basilica maggiore con cripta del X sec. e di una basilica minore con tombe paleocristiane. Il percorso nella cittadella include l’antiquarium che testimonia la lunga continuità di vita dalla Preistoria al Medioevo.

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cosa vedere a Barletta

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In seguito trovate tutte le migliori cose da vedere una volta arrivati a Barletta.

Castello Svevo

Costruito su una pre-esistente fortezza normanna nel 1090. Il maniero ha subito nei secoli importanti rimaneggiamenti. L’attuale struttura quadrata con i 4 bastioni a lancia posti ai vertici, è opera degli Asburgo di Carlo V che ne consolidarono le fortificazioni.

Museo Civico

Ha sede nel Castello Svevo ed espone collezioni archeologiche, quadro e sculture acquisiti dal Comune o donati da illustri cittadini. Il Museo comprende 3 sezioni: la Galleria Antica, la Galleria dell’Ottocento, la Galleria di Ferdinando Cafiero, un lapidarium e un busto attribuito a Federico II. La Galleria Antica espone opere lasciti di Giuseppe Gabbiani. La Galleria dell’Ottocento ospita le opere di 3 pittori barlettani, quasi contemporanei di De Nittis Gabbiani, De Stefano e Girondi. L’Ultima Galleria espone oggetti di artigianato, dipinti, stampe e  incisioni, lasciti del Cafiero.

Cattedrale Santa Maria Maggiore

La struttura del XII sec., è il risultato della stratificazione di epoche diverse: classica, paleocristiana, altomedievale, romanica e gotica. Accoglie i fedeli lo splendido portale rinascimentale e il bel rosone di architettura romanica. Le parti romanica e gotica sono armonicamente fuse ma distinguibili tra loro. Le principali testimonianze del periodo gotico sono rappresentate dall’abside poligonale con le cappelle e i rilievi scultorei che decorano l’intera struttura. Il campanile, su 4 livelli, è collocato sul lato nord mentre sulla facciata sinistra è visibile un’epigrafe celebrativa della Disfida di Barletta. Nella cripta sono visibili i resti di una basilica paleocristiana e di un ipogeo preromano.

Chiesa di S.Andrea

La chiesa, ha un pregevole coro in legno di fattura napoletana, con il presbiterio e con 12 altari con cappella e sepolcri delle famiglie aristocratiche della città. Nella semplicità del prospetto, spicca il magnifico portale con sculture e timpano in stile bizantino. Da segnalare la tavola della Madonna con Bambino del 1483 di Alvise Vivarini.

Cantina della Sfida

La storica osteria, oggi nota come la “Cantina della Sfida”, si trova nei locali al piano terra di un bel palazzo del’400. Questi luoghi, un tempo sede del Gran Capitano delle truppe spagnole, sono ambienti particolarmente suggestivi, con arredi e utensili di epoca medievale: panche, tavolacci, sgabelli, utensili, scudi e un grande camino. Aiutati dalla fantasia e dalla conoscenza degli avvenimenti storici, nella cantina si può rivivere il momento del lancio dell’offesa.

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cosa vedere a sant’agata di Puglia

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Sant’Agata di Puglia è considerato il paese più suggestivo della provincia di Foggia. Per la sua singolare posizione e per le sue somiglianze con un immenso presepio, dominato dal castello della montagna è denominata “La Loggia delle Puglie”.

ARCHITETTURA RELIGIOSA

Chiesa di Sant’Andrea

è dedicata a Sant’Andrea Apostolo, patrono dell’impero bizantino. È da ritenersi la prima chiesa di S.Agata, sorta intorno al VII sec., perché molto prossima alla cinta della rocca. La chiesa di S.Andrea è attualmente, dopo quella di S.Nicola e S.Angelo, la terza Parrocchia del paese. Di particolare rilievo all’interno sono il Crocifisso in legno del ‘600 ed un coro ligneo.

Chiesa di Sant’Angelo

Di notevole pregio c’è il Trittico di Ogni Santi, dipjnto della scuola rinascimentale del Beato Angelico.

Chiesa di San Nicola

ARCHITETTURA CIVILE

Palazzo De Marinis – Calcagno

La struttura presenta vari manufatti ed elementi architettonici tra cui: lo scudo in pietra che sormonta l’ingresso principale, raffigurante l’emblema dell’antica famiglia Calcagno, cioè una mano che impugna il calcagno.

Palazzo Capria

Il palazzo ha una corte interna a forma rettangolare, pavimentata a lastre, e dotato di un pozzo. Sul portale ad arco a tutto sesto c’è lo stemma della famiglia raffigurante una capra rampante che guarda verso un sole ridente.

Palazzo Vinciguerra

L’edificio è stato realizzato su strutture preesistenti ricavate nella roccia della montagna, che costituivano abitazioni primitive acquistate dai Vinciguerra. Il portale principale è costituito da un arco policentrico barocco tramite il quale si accede ad un androne.

Palazzo Volpe

L’ingresso principale è incorniciato da un portale in pietra, con chiave di volta decorata, su cui c’è lo stemma della famiglia: una volpe che guarda verso un sole ridente.

Palazzo Barbato

È stato edificato su strutture preesistenti ricavate nella roccia della montagna, che costituiscono le cantine. I 2 ingressi sono incorniciati da portali i cui conci di chiave raffigurano 2 volti barbuti a simboleggiare il cognome della famiglia.

 

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cosa vedere a cisternino

Regalarsi una vacanza a Cisternino è un qualcosa che appaga cuore e spirito. Cisternino gode di una posizione privilegiata tra i due mari, Adriatico e Ionio, che abbracciano la Puglia. Questa città colpisce per i suoi bellissimi trulli, le strade rurali, delimitate da muretti a secco e contorniate da ulivi secolari, mandorli, fichi, maestose querce, bassi filari di viti, pale spinose di fichi d’india ornati di dolci e coloratissimi frutti. Nel centro storico ci sono piccole abitazioni in pietra a du piani, imbiancate a calce, antiche logge, archi, palazzi storici riqualificati, topiche botteghe di artigianato e prodotti enogastronomici tipici. I vicoli, con graziosi balconi fioriti, sono inebriati dall’odore di carne alla brace, secondo tradizione, nei tipici forni a legna.

Torre Normanno Sveva

È detta Torre Grande perché è la più imponente dell’antico sistema difensivo della cinta muraria. Ha una forma parallelepipeda ed è alta 18 metri con una base di 8 metri per 10 m.

Chiesa Matrice

È stata costruita nel XIV secolo su un precedente tempio cristiano di gusto romanico. Grazie agli scavi effettuati oggi è possibile visitare i resti della piccola chiesa costruita dai monaci basiliani, posta sotto la Chiesa Madre. All’interno, lungo la navata di destra si conserva la prestigiosa scultura della Madonna del Cardellino, opera di Stefano da Putignano.

Torre dell’Orologio

È il simbolo di Cisternino, costruita nel XIX secolo, se erge civettuosa ed elegantemente slanciata in piazza Vittorio Emanuele, contrastando con la semplicità delle case dell’inequivocabile aspetto seicentesco e settecentesco.

Palazzo Amati

Risalente al tardo medioevo si staglia sul “Ponte della Madonnina” da cui si può ammirare la cinta muraria del vecchio centro storico. Nel corso dei secoli tutte le torri sono state distrutte o inglobate nelle edificazioni urbane perdendo le connotazioni difensive per assumere quelle di semplici abitazioni civili, e le uniche torri cilindriche rimaste sono la torre Capece e la torre Palazzo Amati.

 

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Il cammino materano

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Il Cammino Materano è una rete di itinerari che, ricalcano sentieri storici e tratturi antichi, raggiungono Matera attraverso parte della Puglia e della Basilicata. 4 percorsi che prendono il nome della storia (via Peuceta, Via Sveva, Via Ellenica, Via Dauna) e partono rispettivamente da Bari, Trani, Brindisi e Lucera. La Via Peuceta, che unisce la Basilicata di San Nicola a Bari ai Sassi di Matera in sette tappe e circa 160 km, è al momento l’unica completamente tracciata, georeferenziata e con le strutture di accoglienza individuate. Si può tranquillamente percorrere in autonomia, scoprendo una natura selvaggia e bellissima, riccadi profumi e di gente ospitale e piena di spirito.

Grotte Rupestri e Pane con il Timbro

Le Murge sono un altopiano carsico che si conquista superando una serie di gradoni rocciosi, dislivelli modesti che aprono le porte di un mondo antico. Camminando nella steppa murgiana è facile imbattersi in spelonche naturali, sede di culti arcaici, e siti rupestri con chiese scavate nella roccia, come le Grotte di Sant’Angelo, luogo di devozione tra i più importanti dell’antica Apulia, con i suoi affreschi originali. Si calpesta la strada medievale, dove sono ancora visibili i segni lasciati dalle ruote dei carri. Un territorio arido e aspro, dove l’acqua scivola via, per infilarsi in profondità remote, ma che nasconde anche una vegetazione straordinaria: questa è la zona d’Italia più ricca di orchidee selvatiche, che spuntano, colorate e spettacolari, dappertutto. Ad Altamura non si può non pensare al famoso pane, conosciuto dall’antichità come il “pane del viandante” per la sua capacità di conservarsi per giorni, grazie all’azione del lievito madre. Si può passeggiare tra i Claustri della città vecchia, alla scoperta dei più antichi forni della città: fino agli anni Settanta erano utilizzati anche per cuocere il pane impastato in casa. Ad Altamura si vive ancora nel culto di Federico II. L’imperatore fondò la città secondo principi che risultano utopistici anche oggi. Per onorare la figura dell’imperatore, Fratusco ha inventato, con un gruppo di amici, Federicus, una sontuosa festa medievale che si tiene in primavera: l’ultima edizione ha richiamato oltre 350 mila persone. L’orgoglio dei cittadini della Leonessa di Puglia è così forte da non voler sentire nemmeno nominare Matera. La rivalità è accesa.

Camminando nel Pleistocene

Si viaggia per molte ore con i piedi tra Puglia e Basilicata: Matera è adagiata sul colle a vista d’occhio, ma c’è ancora tanta strada da fare in questa campagna dolce e ben curata, che ricorda le colline toscane. Ci si trova nella Fossa Bradanica, dove una volta c’era il mare: nel 2006 furono ritrovati i resti di una balenottera del Pleistocene. Un reperto eccezionale che, a distanza di 11 anni, giace ancora rinchiuso in casse di legno nel Museo Ridola, a Matera. Ecco perché avvicinarsi così, a passo lento, raccogliendo storie ed emozioni e respirando l’anima più vera di questa terra. Ma basta fare una piccola deviazione nella straordinaria Cripta del Peccato Originale, la “Cappella Sistina del rupestre“, e risalire in città dal Rione Casalnuovo per fare il pieno di meraviglia: camminando tra le vecchie case malmesse degli “schiavoni”, gli immigrati albanesi e serbo-croati che nel 1500 si insediarono qui per lavorare la cera e conciare le pelli; affacciandosi sulla gravina che è all’origine della Città dei Sassi. E, infine, perdendosi nel trionfo di pietra bianca e tra i vicoli misteriosi di questo luogo magico, fino alla Cattedrale della Madonna della Bruna dove finisce il Cammino Materano. Un cammino di resilienza. E un modo diversi per avvicinarsi, ovviamente a piedi, all’appuntamento con Matera 2019.

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la puglia in barca a vela

In Puglia in barca a vela vi svela il salento da un altro punto di vista, lontano dalla folla vedendo riserve naturali, falasie a strapiombo sul mare, piccole cale nascoste, tuffi su fondali spettacolari. E approdi per trascorrere belle serate. Navigando lungo le coste del salento si potrebbe fare a meno del portolano, non fosse per trovare gli ingressi dei porticcioli che si schiudono in anse e baie minuscole. A orientare la rotta sono le decine di torri saracene che da San Cataldo, sulla costa Adriatica, scandiscono il litorale fino a Porto Cesareo, sul versante ionico, guidando l’occhio attento degli skipper. Dall’antico porto di Adriano, a San Cataldo, con la prua verso sud, doppiata la Riserva Naturale delle Cesine, gestita dal Wwf, la secentesca Torre Specchia Ruggeri, con la base quadrata e le mure scaroate come un fortino, che segna l’inanellarsi di piccole mezzelune di ciottoli e sabbia tra la bassa scogliera della costa. Poche miglia più a sud si aprono le lunghe spiagge che da Torre Chianca si rincorrono fino al minuscolo villaggio di pescatori di San Foca. Qui, al montare della tramontana, i surfisti cavalcano le spumeggianti onde blu intenso. Si naviga in vista delle Marine di Melendugno, dove ogni anno si concentra il più alto numero di Bandiere Blu della Fee e di Cinque Vele di Legambiente. Rocce bianche, acqua cristallina e una leggera e costante brezza a increspare la superficie marina delle vasche naturali scavate dal tempo.

Un Ormeggio da Sogno

Tra San Foca e Torre dell’Orso c’è un ormeggio che vale tutta la navigazione: la Grotta della Poesia alla Torre di Roca Vecchia. le spettacolari piscine di acqua turchese formatesi tra quegli scogli ne hanno fatto nei secoli un’agorà di poeti, che vi si ritrovavano per declamare i loro versi, ma anche un luogo di culto messapico. Dalla poesia alla musica il passo e breve e si misura nella distanza che separa la Grotta da Torre dell’Orso. Una lunga lingua verde che si incunea sino all’area dei Laghi di Alimini, due specchi d’acqua di origine carsica collegati al mare da un canale, fa da confine alla Baia dei Turchi, e alle Marine di Melendugno, con i faraglioni di Torre Sant’Andrea e un pugno di piccole spiagge che spariscono sotto le onde mosse dalla tramontana. Questo tratto di mare, la Baia delle due Colonne è ricco di archi calcarei e grotte sommerse dove trovano riparo i piccoli astici salentini. Guidati dalla luce intermittente del faro di Punta Craul si entra nella baia di Otranto, con la vista della città vecchia arroccata sulla scogliera: un mosaico di case basse, bianche e squadrate, dominato dall’imponente Castello Aragonese. Si ormeggia nella banchina di sottoflutto del porto dove il pescaggio arriva a tre metri ed è ben ridossato dal libeccio.

Grotte e Faraglioni

Superata Otranto in direzione sud, la baia stretta di Porto Badisco, all’interno dell’area protetta del Parco Regionale della Costa d’Otranto-Santa Maria di Leuca, ha l’aspetto di un fiordo Norvegese, dove la rigogliosa macchia mediterranea fa la differenza. nella lunga insenatura, riparata da tutti i venti, si respira aria di mitologia: qui Virgilio colloca il primo approdo di Enea in Italia. nella Grotta dei Cervi, visibile solo dal mare, si celano pittogrammi di guano di pipistrello e ocra rossa che raffigurano animali e simboli esoterici. Lungo la costa, sempre più alta e sormontata da ciuffi di vegetazione, si scorge la Marmitta dei Giganti: la formazione rocciosa, che i locali raggiungono con i barchini, ha improbabili ormeggi per raccogliere piante medicinali. Qualche miglia ancora più a sud, l’acqua salsa prende l’odore intenso della fonte sulfurea, che sgorga in una grotta di Santa Cesarea Terme. Poco oltre, la baia di Porto Miggiano ospita un minuscolo approdo all’ombra della torre saracena, dove ci si ferma con mare calmo a sorseggiare un fresco Verdesca del Salento. L’ancoraggio a Castro Marina, a sudovest di Pizzo Mucurune, è per esperti naviganti. Un’alternativa quando si leva il vento di ponente, è l’insenatura del Ciolo, appena a nord di Santa Maria di Leuca: il fiordo è sovrastato dal grande ponte stradale che unisce un tratto di costa, diventato famoso per le gare di tuffi che ne hanno fatto l’Acapulco salentina. Nelle acque che circondano la Grotta del Diavolo, a Punta Ristola, si danno appuntamento gli esperti di subacquea per esplorare il relitto del sommergibile italiano Pietro Micca.  Poi A Marina di Novaglie, dove l’aria tersa del mattino mostra il profilo dell’Albania e uno spicchio di costa greca. Doppiata la punta di Leuca, si risale lungo il tacco verso Torre Vado: qui le dune di Pescoluse, le Maldive del Salento, lasciano il posto alla costa rocciosa fino a Baia Verde. Nell’entroterra, c’è il Parco Naturale di Punta Pizzo e Isola di Sant’Andrea. lasciando l’imbocco del porto di Gallipoli a dritta, si ormeggia in rada nelle trasparenti acque di Santa Maria al Bagno, incoronate da scogliere basse e terrazzini ricoperti di ginestre. Tra Sant’Isidoro e Porto Cesareo si rincorrono decine di spiagge, da Punta Prosciutto alla selvaggia Pappagallo, da Samanà-Teranga al lido degli Angeli e Torre Lapillo, sino a Torre Chianca e Scala di Furno, dove a meno di mezzo miglio l’Isola della Malva conserva sotto i suoi bassi fondali colonne preziose di marmo cipollino: ottimo pretesto per un ultimo tuffo, prima dell’arrivo in porto.

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Troia e i suoi tesori pugliesi

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Ecco delle cose assolutamente da non perdere a Troia.

Concattedrale della beata vergine maria assunta in cielo

La Cattedrale di Troia, costruita in stile romanico nel XI secolo, è il monumento iconico della cittadina dei monti Dauni. Sulla facciata spicca il suo rosone a 11 raggi. Completamente istoriata da una serie di curiose ed assolutamente uniche sculture allegoriche, è un monumento pieno di simboli educativi. le due porte bronzee, porta della Prosperità e porta della Libertà, opera di Oderisio da Benevento, rappresentative della coriacea resistenza opposta dalla Città di Troia nel corso dell’assedio mosso da Ruggero II. All’interno la Cattedrale, composta da tre navate suddivisa da 13 colonne marmoree, presenta un particolare abside asimmetrico.

Chiesa di San Basilio Magno

La Chiesa più antica di Troia ha origini protoromaniche e si presenta sobria ed austera, nono stante i rimaneggiamenti di epoca barocca. L’interno è a 3 navate, scandite da antiche colonne con splendidi capitelli, che reggono archi e volte a crociera; sul fondo l’abside in pietra viva. Custodice una fonte battesimale rinascimentale.

Museo del Tesoro

Nelle vicinanze della cattedrale, all’interno del palazzo dell’ex seminario vescovile, il Museo del Tesoro della Cattedrale custodisce alcune preziosissime opere. Tra pergamene, codici miniati e i busti argentei dei Santi Patroni, spiccano i 3 exultet, rari codici miniati di bellezza straordinaria e unica.

Processione delle catene

Troia è da sempre un baluardo del fervore popolare. Famosa all’interno dei riti della Settimana Santa è la Processione delle Catene. La mattina del Venerdì Santo, cinque penitenti incappucciati, completamente vestiti di bianco, portano a spalla delle pesanti croci lignee, trascinando massicce catene legate alle caviglie, il cui rumore ne preannuncia l’arrivo all’interno del centro storico, in un’attesa spettrale e silenziosa.

 

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pagnotta ripiena ai formaggi, porro e pancetta

pane ripieno

Ingredienti:

500 g di pane d’altamura, 50 g di pancetta, 4 cucchiai d’olio, 1 porro, 2 cucchiai di farina, sale, pepe, 3,5 dl di latte, 150 g di mais, 100 g di formaggi misti (grana, fontina, emmentaler, provola).

Preparazione:

Private il pane d’altamura della calotta e svuotatelo. Tritate la parte bianca di un porro e 50 g di pancetta a fette e rosolateli in una padella antiaderente con 4 cucchiai di olio. Dopo qualche minuto, quando i porri saranno teneri e la pancetta croccante, spolverizzate con 2 cucchiai rasi di farina, mescolate, salate e pepate. Bagnate con 3,5 dl di latte versato a filo e fate addensare la besciamella per qualche minuto. Trasferitela in una ciotola e unite 150 g di mais in scatola sgocciolato e sciacquato, qualche fogliolina di timo e 100 g di formaggi misti grattugiati. Mescolate bene e trasferite il composto nel pane. Richiudetelo con la calotta, avvolgetelo con un foglio di alluminio e infornatelo a 180°C per 50 minuti. Togliete il pane dal forno, fatelo riposare 10 minuti, privatelo dell’alluminio e disponetelo al centro di una tavola da 6 persone: inizialmente ogni commensale preleverà il ripieno utilizzando un pezzetto di calotta, poi potrete sudsividere il pane a spicchi e servirli nei piatti.

ricette

risotto al primitivo di manduria

primitivo di manduria

Ingredienti:

320 g di riso carnaroli, 4 dl di vino rosso primitivo di Manduria, 1/2 cipolla rossa, brodo di carne o vegetale, 80 g di parmigiano reggiano DOP, 50 g di burro, 1 ciuffo di basilico per decorare, sale e pepe.

Preparazione:

Fate appassire a fiamma bassa la cipolla tritata con 30 g di burro e 2-3 cucchiai di brodo per 5-6 minuti, mescolando di tanto in tanto finché sarà morbida e unendo man mano altro brodo caldo. Aggiungete il riso e tostatelo per un paio di minuti mescolando, poi irroratelo con 2 dl di vino caldo e lasciate evaporare a fuoco vivace, quindi ripetete con il vino rimasto finché sarà tutto assorbito. Versate 2 mestoli di brodo bollente, mescolate e proseguite la cottura per 16-18 minuti, aggiungendo un mestolo di brodo bollente e mescolando ogni volta che il precedente sarà evaporato. Quando il riso sarà pronto e il composto morbido ma non brodoso, spegnete. Regolate di sale e pepe, incorporate il burro rimasto a fiocchetti e il parmigiano reggiano, coprite e lasciate riposare per 1 minuto, poi servite subito, decorando con un ciuffo di basilico.

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Sannicola

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Appartenuto a Gallipoli fino al 1908, oggi Sannicola è un piccolo comune autonomo che comprende anche le frazioni di Chiesanuova e San Simone. La caratteristica del luogo è, soprattutto, la campagna circostante, ricca di erbe aromatiche, macchia mediterranea, oliveti e vigneti.

Feste e tradizioni locali:

Festa in onore della Madonna delle Grazie, Santa patrona del paese (8 Settembre) con festose luminarie. La fiera di San Simone (27-28 Ottobre) con fiera mercato. Lu Mesciu festa tradizionale che ripropone un gioioso omaggio alla primavera (tra la seconda e la terza settimana di maggio). Fiera della Mpilla (Agosto) evento enogastronomici dedicato all’omonimo prodotto tipico.

Da visitare:

L’Abbazia di San Mauro di origine brasiliana (secoli X-XI); la chiesa di Santa Maria delle Grazie, edificata sulle rovine dell’ormai scomparsa chiesa di San Nicola; la chiesa di San Salvatore, unica testimonianza dell’omonimo monastero bizantino; la Grotta dei Monaci (a San Simone) con i resti di un antico insediamento brasiliano; il Parco degli Ulivi con ulivi secolari e monumentali.