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cosa vedere a Gromo (parte 2)

lombardia

Continuo la guida di Gromo in questa sue seconda e ultima parte.

Torre del Grannaderio (o Lavanderio)

La Torre (anche chiamata castello Priacini) si eleva su un poggio dominante la valle. Questo palazzo ha uno stile castellano con torre e merlatura, nel cortile interno ci sono un porticato e delle bifore.

Ville Liberty

Ci sono molte ville liberty sparse per il paese con fantasiose forme, intonaci istoriati, pietre e legni decorati, pregevoli ferri battuti e giardini.

Chiesa Crocetta

La piccola Chiesa della Crocetta dedicata alla Beata Vergine Addolorata, venne costruita in occasione del colera del 1856. Ad accogliere il visitatore è un piccolo porticato di costruzione recente con due archi con in mezzo una colonna in pietra con capitello. Affreschi probabilmente cinquecenteschi sono emersi nel corso dei recenti restauri. Sulla parete di fondo si nota un piccolo affresco dedicato alla Madonna Addolorata.

Parrocchia San Giacomo

Fondata nel XII secolo si articola in più parti, la cappella di San Benedetto, la forestiera ora museo parrocchiale – il portico, i sagrati sud e nord. L’interno, ha un gusto romanico a 3 navate, presenta ambienti rinascimentali (il battistero) e barocchi (le navate laterali e il presbiterio). Conserva pregevoli e numerosi elementi degni di nota: il cinquecentesco fonte battesimale, il ciclo pittorico di Antonio Cifrondi, la pala di Ognissanti di Antonio Marinoni, tele della seconda metà del’700 di ambito veneto, preziose reliquie in rare oreficerie e l’antico altare ligneo del 1645. Infine la statua lignea di Cristo morto di Grazioso Fantoni. La ricchezza, il gusto, la molteplicità degli arredi, rispecchiano la storia, l’economia, la devozione e le vicende delle varie contrade del territorio di Gromo.

Torre degli Olivari

Torre situata nel Borgo Alto di Gromo come pertinenza della “curtis de Uliveris”, del Casato degli Olivari, e si caratterizza per la tessitura muraria costituita da grossi conci squadrati.

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cosa vedere a staffolo (parte 3)

staffolo

Questa è l’ultima parte della guida di cosa vedere a Staffolo.

Collegiata di San Francesco e Organo del Callido

Un’altra perla del centro storico di Staffolo è la Collegiata di San Francesco. Essa apparteneva ad un convento di monaci francescani costruito dopo la morte di San Francesco d’Assisi. Il campanile, ricostruito successivamente, si trova dietro la chiesa e ha una particolare forma ottagonale. Entrata all’interno e aguzzate la vista: sul primo altare a sinistra si trova un’importante tela di Filippo Bellini raffigurante la Madonna col bambino. In un quadro anonimo (terzo altare sinistra) c’è la raffigurazione di Staffolo così com’era nel secolo XVII. Nella cornice grande e dorata si trova il quadro di San Francesco. Sopra la porta d’ingresso ammirate l’imponente  organo di Gaetano Callido risalente al 1769, formato da 27 canne di stagno.

Banchetti

È un viale alberato e un balcone naturale da cui ammirare un bellissimo panorama di dolci colline che arrivano fino al mare. Nelle giornate limpidissime chi ha una buona vista riesce a vedere anche il profilo della costa dalmata. I “banchetti” prendono il nome dalle prime panchine in cemento che furono messe lungo il viale nel lontano 1912 e che oggi si trovano nei giardini pubblici.

Parco Europa

Sono i giardini pubblici del paese che ospitano un bel parco giochi e la cosiddetta “piattaforma” con un bar aperto in estate dove ascoltare musica, bere qualcosa e incontrarsi con gli amici. In passato nel piazzale parcheggio ogni anno si sistemava il tendone del circo e nei giardini i carrozzoni con gli animali: cammelli, leoni e persino elefanti! Uno scimpanzé una volta fuggì dalla gabbia e ci fu un divertente inseguimento per riprenderlo.

 

 

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cammino balteo in val d’aosta

Il Cammino Balteo è un nuovo itinerario promosso dalla Regione Valle D’Aosta attraverso 48 comuni, intorno alla Dora Baltea, il fiume che scorre da nordovest a sudest, è un’idea che celebra il viaggio lento e di profonda esperienza. Il Cammino verrà inaugurato nei prossimi mesi con i primi tratti attrezzati, con una segnaletica nuova. Utilizzabili 4 stagioni su 4, per alcuni tratti anche in bicicletta, le 24 tappe in cui è suddiviso, da Pont-Saint-Martin a Morgex e ritorno, saranno un filo rosso che unisce la vacanza attiva a quella enogastronomica, culturale, termale, toccando territori spesso dimenticati da chi corre verso le piste. Borghi, castelli, locande, facilmente collegate alle stazioni invernali: in ogni centro abitato lungo la Dora c’è sempre una strada che porta in quota in pochi minuti. Da Pont-Saint-Martin, per esempio, si può salire a piedi in un paio d’ore a Lillianes. Qui si passeggia tra il ponte in pietra a 4 arcate e la chiesina del Seicento; chi ce la fa può proseguire fino al Bec Fourà, spettacolare cima a 1.830 metri, o all’Orrido di Guillemore, canyon profondo dove si getta il torrente Lys. Lungo la Dora, a ovest, si fa una pausa golosa a Donnas, con un tour tra le cantine del Vallée D’Aoste Donnas, e Arnad. Il paese è perfetto per gli amanti dell’arrampicata sportiva, grazie alle pareti rocciose del Paretone e a quelle, più facili, della Gruviera. Challand-Saint-Victor, in bassa valle d’Ayas, è per camminatori di ogni livello. Per tutti anche l’itinerario verso i ponti medievali a dorso d’asino di Vervaz e la camminata alla cascata di Isollaz, 50 metri di salto. Più lungo il percorso verso i paesaggi selvaggi montani della Riserva Naturale del Lago di Villa, parte della Rete ecologica europea Natura 2000. Un bacino palustre a quasi 1000 metri tra pini, betulle, larici, fiori e piante di palude. Nel verde si avvistano cinghiali e scoiattoli, volpi e poiane. Da Challaud-Saint-Victor, in poco meno di 1 ora ci si trova tra le vetrine e i locali dorati di Saint-Vincent. Una pausa mondana prima di affrontare d’inverno con le ciaspole o facendo scialpinismo, d’estate a piedi i sentieri della bassa Valtournenche, con tante case rurali e gli antichi mulini ad acqua, tra Antey-Saint-André, con vista sul Cervino, e La Magdeleine, che ha anche una pista per le discipline nordiche e un’area per i bambini. La vicina Torgnon, a quasi 1.500 metri, è terra di freeride, fondo, snowboard e attività per bambini, con le piste praticamente in paese. Ridiscendendo, ancora a ovest, un’altra tappa consigliata è Nus, base per passeggiate tra vigneti e castagneti, fino al castello di Quart, del XII secolo, su una balza rocciosa, o a Valpelline, all’ombra del Grand Combin. Da sempre terra di falegnamerie, La Salle è circondato da foreste, zone umide e riscelli; nel borgo spiccano i castelli di Chatelard e di lescours e la chiesa di Saint Cassien, dal campanile romanico. Sulla strada per il Monte Bianco, Morgex vanta una chiesa romanica, con dipinti medievali, altari barocchi, un museo e un bel campanile. Dal paese, base d’estate per gite ai laghi alpini di Arpy, Pietra Rossa o Licony e per il rafting nella Dora, parte anche uno dei migliori percorsi in mountain bike della regione: tra boschi di larici, dai 1.951 metri del Colle San Carlo ai 2.066 del lago d’Arpy, è adatto a chi pedala con i figli.

Sulla via dei Castelli

Da Morgex è tutto a tema borghi e castelli il tratto dell’anello Balteo, che ora piega di nuovo a est. Scorrono la piccola Avise, Arvier, proprio a fondovalle, dove ci si ferma al duecentesco Castello di La mothe e si affrontano le pareti di arrampicata della frazione di Leverogne. Si sale a Saint-Nicolas tra prati e vedute illimitate sulla Grivola, con facili sentieri-natura per famiglie nel Bois de la Tour. Qui ci sono anche 5 anelli per il fondo, 1 dei quali illuminato. Ecco poi il castello di Introd, dalla massiccia torre quadrata, sopra il paese dove andava in vacanza Giovanni Paolo II, papa alpinista. Imperdibile per le famiglie il Parc Animalier: tra prati e laghetti si sfiorano camosci e stambecchi, marmotte e rapaci di montagna. Ha una grande torre cilindrica il trecentesco Châtel-Argent, fortezza sopra Villeneuve, paradiso dei kayak, del rafting, del canyoning e del riverbug. Per chi cerca pratiche più rilassanti ecco, invece, d’estate, le passeggiate; lunghe nel parco fluviale, brevi alle chiese di Santa Maria e Santa Maria Assunta o alla centrale idroelettrica di Champagne, visitabile. 4 torrioni merlati segnalano il massiccio castello di Aymavilles, da cui si può discendere la Dora in gommone e da cui partono ottimi percorsi per la Mountain Bike. In bici, da qui, si raggiungono Vetan, con vista infinita sulle vallate e i pascoli del Gran Paradiso, o il vicino Tornalla, ponte-acquedotto dell’abitato di Ponde o, ancora, le miniere abbandonate di Pompiod, casa dei pipistrelli della valle, i meleti della zona e le vigne da cui nascono grandi rossi, ottimi bianchi, diverse grappe cariche di storia. Sfiorata Aosta, all’ombra del Monte Emilius, il castello di Fénis, agglomerato di torri e camminamenti del XVIII secolo, è tra i manieri meglio conservati della regione. Da citare anche quelli di Issogne, una residenza cinquecentesca ricca di affreschi e cortili, e di Vèrres: su un picco roccioso, si può visitare dai camminamenti alle cantine. Dalla vicina Hone si sale verso Champorcher e Pontboset, brogo incastonato tra i monti, ricco di ponti romani. Bard, dove si chiude idealmente il Cammino Balteo, non offre solo le mille mostre e iniziative per tutte le età dell’imponente Forte, a cui si sale dal borgo su ascensori di vetro, ma anche un sistema di pareti per l’arrampicata sportiva, con una vista davvero spettacolare sulla valle. Per sportivi e per spiriti contemplativi.

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itinerario montano del cantone di vaud

Le Roche-de-Naye, a 2042 metri di quota, sono una delle mete raggiungibili da Montreux, da cui parte ogni ora il treno cremagliera del GoldenPass. Un viaggio che sale per 1.600 m, tra campi villaggi, boschi. Una volta in alto, lo sguardo vola al lago di Ginevra all’infinita catena di alpi sullo sfondo: quelle del Vallese, dell’Oberland, fino alle vette francesi. Ampio anche il ventaglia di attività: si può partire in gita con tutta la famiglia tra i prati che in primavera si coprono di candidi narcisi, o scegliere  escursioni sportive se più allenati. Piace ai bambini la visita al Paradiso delle Marmotte, parco che ospita alcuni tipi di questo roditore. merita una visita anche il giardino alpino La Rambertina: istituito nel 1896, raccoglie e protegge oltre mille specie di piante e fiori di montagna, tra cui la famosa stella alpina.

Itinerari a piedi

Passeggiare tra i filari, ascoltare il silenzio dei boschi, assaggiare la specialità degli alpeggi, guardare il tramonto che incendia le rocce e i laghi: esperienze da vivere con il trekking. Nel cantone di Vaud si sperimentano su ben 3.400 km di sentieri, adatti a tutti, dalla famiglia agli escursionisti più esperti. Per otto di questi itinerari esiste una app scaricabile sullo smartphone, Vaud:Guide, che presenta i percorsi enoturistici della regione. Tra questi spicca Terrasses de Lavaux, un tracciato facile di 11 km che va da St.Saphorin a Lutry, tra i famosi vigneti Patrimonio Mondiale dell’Unesco. L’itinerario attraversa un paesaggio plasmato dall’attività umana, toccando luoghi pittoreschi: St-Saphorin, con la chiesa del XV secolo; lo Château de Glérolle, risalente all’XI secolo; l’antica Tour Marsen; il borgo medievale di Lutry. I sentieri sono raggiungibili comodamente, grazie al Train des vignes, il treno delle vigne giallo e blu che sale dalla stazione di Vevey a Puidoux-Chexbres. Anche il lago offre un punto di vista privilegiato per ammirare e raggiungere i vigneti. Facile e per tutta la famiglia è anche la Via del Sale, tra Ollon e Bex, ai piedi delle Alpi del cantone. Seguendo il percorso di un antico acquedotto in legno, si parte da Salin sur Ollon, sede della prima fonte salina scoperta in Svizzera, e in oltre 12 chilometri si attraversano boschi, prati, cascatelle e villaggi graziosi. Il sentiero termina a Bex, che vanta miniere di sale in parte trasformate in museo. Pure le Alpi invitano alla vacanza attiva con i bambini. A Villars-sur-Ollon, balcone a 1.300 metri di altezza affacciato sul Monte Bianco, con i figli si fa l’esecuzione che da Col de Bretaye scende al paese, con un percorso didattico dedicato al sistema solare. È una caccia al tesoro divertente, come altri itinerari ideati dall’ente del turismo. Nel percorso si fa volentieri tappa alla Crazy Moose, nell’edificio in pietra che ebbe funzioni militari della Maison de montagne de Bretaye. Sulla bella terrazza panoramica arrivano piatti classici come la tartare o la raclette, ma anche il wapiti, il cervo del Canada, paese in cui il proprietario ha un’altra abita. In quota si snoda pure il più impegnativo Tour des Alpes Vaudoises: 130 km suddivisi in 8 tappe, con 7.700 metri di salite e discese. Nella terza e quarta tappa si cammina nel Parco Naturale Gruyère pays-d’Enhaut, culla della produzione del Gruyère AOP e dell’Etivaz AOP, il tradizionale formaggio a pasta dura. Lo straordinario Glacier des Diablerets domina la quinta tappa: qui si incontra il suggestivo Lac Retaud, piccolo lago alpino con una vista splendida sui ghiacci. Stupiscono nelle tappe successive, le piramidi di gesso nei pressi del Col de la Croix, strutture geologiche di origine carsica nate per erosione, e il Miroir d’Argentine, sopra Solalex, parete ripida, che fu un’antica scogliera corallina, quando qui tutto era copertodall’Oceano tetide. A Les Diablerets, poi, è imperdibile la salita al Glacier 3000, il ponte sospeso peak Walk, gli slittini su rotaie dell’Alpine Coaster, le vie ferrate.