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cosa vedere ad Acquaviva Picena

acquaviva picena

Acquaviva Picena è un luogo ricco di cultura e tradizioni, perfetto per chi ama immergersi nell’arte e nella storia. Agli occhi di ogni turista si impongono: il borgo medioevale cinto da mura e bastioni e la fortezza. Una passeggiata per tutti i vicoli del centro storico vi consentirà di ammirare la trecentesca Torre Civica, il Trabucco, chiese pregevoli per architettura e storia, e di scoprire incantevoli scorci panoramici. Se invece vi piace immergervi nella bella campagna circostante potrete apprezzare la chiesa e il chiostro di San Francesco, le rustiche cappelle che sorvegliano i crocevia, nonché visitare le cantine di lunga tradizione vitivinicola che producono vini squisiti e raffinati. Nelle tipiche locande e nei caratteristici ristoranti del centro storico oppure negli accoglienti agriturismi conoscerete i gustosi piatti tipici del luogo, contraddistinti da genuinità e sapori autentici di altri tempi.

Museo Archeologico “La Fortezza Nel Tempo” Fortezza Medioevale

L’esposizione museale della Fortezza di Acquaviva Picena si snoda all’interno della torre maggiore, il Mastio, e propone un interessante viaggio attraverso le principali e documentate fasi storiche del monumento e del territorio. Una suggestiva presentazione multimediale consente di osservare i reperti esposti al momento del loro rinvenimento, visitare virtualmente gli scavi che hanno consentito di svelare e ricostruire le più antiche fasi edilizie della Fortezza e di ammirare le ricostruzioni.

Il Mercatino dell’artigianato e delle tipicità locali

tutti i mercoledì di luglio e agosto.

Sponsalia

Rievocazione storica del matrimonio realmente celebrato nell’anno domini 1234 tra foresteria, figlia dei Duchi di Acquaviva, e Rinaldo di Brunforte di Sarnano. Nella prima settimana di agosto Acquaviva torna ai fasti medioevali: armigeri, sbandieratori, dame e popolani animano le strade del paese, così come i giochi rionali infuriano gli animi paesani. Il banchetto nuziale, allietato da danze e musiche d’epoca, propone vivande tipiche del 1200 con servizio in costume d’epoca tra giochi e saltimbanchi e mangiafuoco.

L’artigianato

Caratteristica acquaviviana è la produzione artigianale di cesti intrecciati di paglia e salice: “Le Pajarole”. Si tratta di un lavoro minuzioso e paziente realizzato unicamente dalle donne del paese ed esclusivamente a mano, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Ancora oggi non è raro vedere, soprattutto d’estate, le anziane donne del paese sull’uscio di casa, intrecciare la paglia con formidabile maestria servendosi semplicemente di un punteruolo.

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cosa vedere a staffolo (parte 3)

staffolo

Questa è l’ultima parte della guida di cosa vedere a Staffolo.

Collegiata di San Francesco e Organo del Callido

Un’altra perla del centro storico di Staffolo è la Collegiata di San Francesco. Essa apparteneva ad un convento di monaci francescani costruito dopo la morte di San Francesco d’Assisi. Il campanile, ricostruito successivamente, si trova dietro la chiesa e ha una particolare forma ottagonale. Entrata all’interno e aguzzate la vista: sul primo altare a sinistra si trova un’importante tela di Filippo Bellini raffigurante la Madonna col bambino. In un quadro anonimo (terzo altare sinistra) c’è la raffigurazione di Staffolo così com’era nel secolo XVII. Nella cornice grande e dorata si trova il quadro di San Francesco. Sopra la porta d’ingresso ammirate l’imponente  organo di Gaetano Callido risalente al 1769, formato da 27 canne di stagno.

Banchetti

È un viale alberato e un balcone naturale da cui ammirare un bellissimo panorama di dolci colline che arrivano fino al mare. Nelle giornate limpidissime chi ha una buona vista riesce a vedere anche il profilo della costa dalmata. I “banchetti” prendono il nome dalle prime panchine in cemento che furono messe lungo il viale nel lontano 1912 e che oggi si trovano nei giardini pubblici.

Parco Europa

Sono i giardini pubblici del paese che ospitano un bel parco giochi e la cosiddetta “piattaforma” con un bar aperto in estate dove ascoltare musica, bere qualcosa e incontrarsi con gli amici. In passato nel piazzale parcheggio ogni anno si sistemava il tendone del circo e nei giardini i carrozzoni con gli animali: cammelli, leoni e persino elefanti! Uno scimpanzé una volta fuggì dalla gabbia e ci fu un divertente inseguimento per riprenderlo.

 

 

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cosa vedere e fare a santa fiora (parte 1)

toscana

Vi presento uno dei borghi più belli d’Italia: Santa Fiora.

Arte e Cultura

Le Robbiane nella Pieve delle Sante Flora e Lucilla

Sono una delle più imponenti e significative collezioni di opere robbiane al mondo. Le Robbiane di Santa Fiona sono monumentali pale d’altare in terracotta invetriata: il Battesimo di Gesù, la Madonna della Cintola, l’Ultima Cena con l’Ascensione di Gesù al cielo e la Resurrezione (il pulpito), un trittico raffigurante l’incoronazione della Vergine e i Santi Francesco e Girolamo. Completano il ciclo delle opere un crocefisso e un tabernacolo. Nella Pieve anche il reliquiario delle Sante, del XV secolo, raffigurante gli stemmi di Bosio Sforza e Cecilia Aldobrandeschi.

Le opere di Palazzo Sforza Cesarini

Due cicli di affreschi cinquecenteschi e seicenteschi decorano le stanze del palazzo, che fu sede della Contea degli Sforza. Il primo ciclo illustra “Le 4 stagioni” e si trova nell’attuale ufficio del sindaco, mentre nell’anticamera si trova “Le ore del giorno”. Nella sala consiliare un camino rinascimentale e la campana civica del 1589. Nel grande salone del popolo lo stemma originale di Casa Sforza in legno dorato.

Il Ghetto

Gli ebrei di Santa Fiora vissero una condizione di privilegio quando nel 1500 nacquero i ghetti nel resto d’Italia. La Contea di Santa Fiora, che godeva di piena autonomia, rimase fuori dall’ondata di pressione dello Stato Pontificio e nel Granducato di Toscana. Successivamente le condizioni mutarono e gli ebrei dovettero lasciare Santa Fiora. Oggi il ghetto è parte del centro storico e costituisce un’interessante parte del borgo.

La Peschiera

Nel Medioevo i Conti Aldobrandeschi, signori di Santa Fiora, fecero costruire una peschiera alle sorgenti del fiume Fiora, dove allevavano pesci. La vasca in pietra è ancora oggi uno degli angoli più affascinanti dell’Amiata, corredato da un ampio giardino. Vicino all’ingresso c’è la chiesa dedicata alla Madonna delle Nevi, con un suggestivo pavimento in vetro sotto al quale scorrono le acque della sorgente e vanno a riprodursi le trote della Peschiera.

Festival Santa Fiora in Musica

Tradizione e appuntamento con la musica di qualitè che si svolge nei mesi di luglio e agosto nei luoghi più suggestivi di Santa Fiora.

Santa Fiora a teatro

Stagione teatrale nel periodo invernale oltre a spettacoli e convegni durante tutto l’anno.

CantaFiora

Nuovo appuntamento per la valorizzazione della cultura e della musica popolare, una festa dello stare insieme.

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cosa vedere a Siena (parte 5)

siena

Vi propongo in questa guida tutte le strutture e i monumenti da vedere a Siena.

Fontebranda (via di Fontebranda, 52)

È la più famosa e la più antica tra e fonti senesi. Sembra sia stata costruita nel 1246 in sostituzione della precedente da Bellamino. Per la costruzione è stato utilizzato il travertino in mattoni; la copertura a volta. La facciata si presenta ancora oggi con 3 archi ed è ornata da 4 leoni in pietra. È la fonte che ha visto nascere e crescere S.Caterina, per questo detta la Santa di Fontebranda.

Fonte Gala (Piazza del Campo, 42-45)

È la più bella delle fonti d’acqua senesi sia per la sua posizione, sia per il suo valore artistico. L’opera, che Jacopo della Quercia scolpì tra il 1409 e il 1419, deve infatti essere considerata tra le maggiori espressioni della scultura italiana del 400. La fonte che oggi si può ammirare è la copia di Tito Sarrocchi che dal 1844 sostituisce l’originale rovinata dal trascorrere dei secoli.

Torre del Mangia (Piazza del Campo 73)

È alta 88 metri, offre una vista eccezionale su tutta Siena. Prende il nome da Giovanni di Duccio, primo custode che, spendendo tutti i suoi guadagni mangiando nelle osterie, fu ribattezzato Mangiaguadagni, da cui Torre del Mangia. Secondo la leggenda, ai piedi della torre sono state seppellite monete portafortuna e ad ogni angolo ci sono pietre con scritte latine ed ebraiche che terrebbero lontani tuoni e tempeste.

Orto Botanico (via Pier Mattiooli 10)

Le origini dell’Orto Botanico risalgono al 1588, quando venne allestito il “Giardino dei Semplici”, luogo in cui scienziati e medici del tempo studiarono le proprietà curative di diverse specie di piante officinali. A partire dalla seconda metà del 1700 il giardino è stato valorizzato da numerose piante provenienti da tutto il mondo, trasformandosi successivamente nell’Orto Botanico dell’Università, fino ad ospitare migliaia di piante.

 

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cosa vedere a siena (parte 2)

siena

Oggi vi presento i palazzi da vedere a Siena.

Loggia del papa (via logge del papa, 10-15)

Si presenta in 3 eleganti arcate rinascimentali in travertino sorrette da colonne con capitelli corinzi; sull’architrave è incisa una scritta “FUS II PONT MAX GENTILIBUS SUI PICCOLOMINEIS”.

Palazzo Piccolomini e delle Papesse (via Banchi di Sotto 67)

Eretto per volere di Giacomo e Andrea Piccolomini Todeschini, è un palazzo rinascimentale la cui facciata in pietra è ornata da due stemmi nobiliari. Con la fine della dinastia nel XVII sec., il palazzo venne prima affittato al Collegio Tolomei e del 1824 concesso in uso allo Scrittoio delle Regie Fabbriche, diventando sede di uffici governativi. Nel 1884 fu comprato dalla Banca d’Italia ed oggi ha funzione di Centro per l’Arte Contemporanea.

Università (via Banchi di Sotto, 57)

Costituisce uno dei più antichi e prestigiosi atenei d’Italia e d’Europa. L’università di Siena si affacciò al mondo della cultura già a partire dal XII sec. Nel 1990 ha festeggiato i 750 anni di attività accademica. Risale al 1416 la fondazione della Casa della Sapienza.

Palazzo Sansodoni ( Piazza del Campo, 46-55)

Costruito verso la metà del ‘200 con la funzione di casa torre, per poi essere definitivamente riassettato nel XVIII secolo; il palazzo si distingue per la presenza della torre a pianta rombica e per l’eleganza con la quale segue l’andamento curvilineo della piazza. Degni di nota sono gli affreschi del Melani e del Ferretti e le statue in marmo di Bartolomeo, Giocanni Antonio e Mazzuoli. Attualmente ospita la sede della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Palazzo Pubblico (piazza del Campo, 1)

È uno splendido esempio del gotico civile; fu residenza della Signoria e del Podestà, che emise un editto che obbligava i proprietari delle case adiacenti a costruire i palazzi sullo stile del Palazzo Pubblico ma non più belli o grandi. Il disco di rame con la figura di Cristo sulla facciata è in ricordo delle prediche di San Bernardino nella piazza. Oltre all’amministrazione comunale, il palazzo ospita il Museo Civico. Continue reading “cosa vedere a siena (parte 2)”

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Lecco la guida generale

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Lecco e tutta la zona limitrofa è caratterizzata da una propria tradizione commerciale e artigiana, che si basa sia sul mercato che si svolge in piazza XX settembre (da qui partono alcune delle vie più caratteristiche della città); sia sugli opifici del ferro. La cittadina, circondata da aspre montagne, gode inoltre di una posizione turisticamente privilegiata, potendo infatti essere, allo stesso tempo, sia località di lago che di montagna. Il centro storico, anticamente circondato da una cinta muraria e da un fossato, si sviluppa attorno alla Piazza XX Settembre, in cui le botteghe si allineano sotto i colonnati dei portici. L’area, caratterizzata da semplici case, arricchite solo da qualche portale e da piccoli loggiati medievali, ospita la basilica di San Nicolò, patrono dei navigatori. Citata nella famosissima opera di Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi”, questa cittadina propone diversi spunti per un itinerario letterario tra i luoghi manzoniani. I principali sono: ponte Azzone Visconti, il tabernacolo dei Bravi, il convento di Pescarenico, per concludere con quella che si ritiene potesse essere la casa di Lucia Mondella.

Clima

Il clima di lecco è dolce, visto che è sempre esposta al sole e ai venticelli provenienti dal lago. Il comune è caratterizzato da un clima continentale, mitigato in maniera molto efficace dalle correnti che giungono dal lago. Questa caratteristica fa sì che le stagioni invernali non siano mai particolarmente rigide: molto raramente infatti la temperatura scende sotto i 7 gradi. Le estati sono invece caratterizzate da un alternarsi di venti che, incanalandosi tra le vicine montagne, rendono la permanenza in città piuttosto piacevole.

Quando andare

Per gli amanti della tintarella o degli sport acquatici il periodo migliore è l’estate, se invece preferite una vacanza alla scoperta dei paesini allora i periodi ideali sono la primavera e l’autunno.

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lecco guida parte 4

lombardia

Lecco, unica e meravigliosa.

Teatro della società

Piazza Giuseppe Mazzini, 3 Lecco. Nasce dalla “Società del teatro dei dilettanti del territorio”.

Piazza 20 Settembre

Qui si trova la casa natale dell’Abate Stoppani. Le case sono in cintinuità e hanno, ai primi piani, grandi terrazze. Sulla sinistra della piazza ci sono alcune vie caratteristiche di Lecco, come via Bovara, via Anghileri e il vicolo del Pozzo. Lungo quest’ultima strada si trova Casa Doniselli, edificio con un pregevole loggiato del XV secolo aperto su un minuscolo cortile.

Vicolo del Torchio 

Centro della torchiatura delle olive, delle noci e di altri semi utilizzati per ricavarne l’olio, il vicolo in passato si presentava come un luogo molto sudicio e unto. Nonostante oggi sia stata ripulita, la via presenta ancora elementi del suo passato, come una grande finestra con grosse inferriate di un’antica casa, che probabilmente verso la fine del 1700 fu sede del tribunale del Borgo.

Piazza Mario Cermenati

Piazza dedicata a Mario Cermenati. Al centro, si può ammirare il monumento dedicato al geologo lecchese. Costruito nel 1927 da Francesco Modena ricorda la figura di questo studioso, appassionato di Geologia e docente di questa materia all’Università di Roma.

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Vicenza rioni vie e piazze 2° parte

veneto

Eccovi proposte altre vie e cose da vedere a Vicenza.

Corso Palladio

È senza dubbio la strada più importante di Vicenza. Sulla strada che collega piazza Castello a piazza Matteotti, si affacciano importanti edifici tra cui:

Casa Cogollo

Si dice sia la casa di Palladio ma in realtà lui non ci abitò mai. Il piano inferiore è caratterizzato da una finestra serliana, da colonne ioniche e da due Vittorie poste ai lati dell’arco. Il piano nobile è delimitato da due finestre e da altrettante paraste di ordine corinzio.

Palazzo Caldogno da Schio detto Ca’ D’oro

È uno dei più celebri edifici di Corso Palladio. Il palazzo si sviluppa attorno a un cortile quadrato, in cui si conserva materiale lapideo della collezione di Giovanni da Schio, e su 3 livelli: un basamento e due piani nobili.

Palazzo Pojana

Altro palazzo attribuito a Palladio. Come in diverse altre strutture palladiane, il palazzo ha un pianterreno che in facciata si presenta bugnato, al di sopra del quale è il piano nobile che alterna finestre delimitate da balaustre sormontate da timpani triangoli e semicircolari in alternanza. A separare gli spazi delle finestre intervengono delle lesene corinzie che delimitano anche il piano superiore, al livello dei sottotetti, che sul prospetto è ravvisabile per una serie di aperture quadrate.

Palazzo Porto Breganze

Denominato anche Palazzo Porto in piazza Castello. Delle sette campate ideate, ne furono costruite solo due, caratterizzate da semi colonne corinze di ordine gigante, tra le quali trovano posto un basamento bugnato e finestre balaustrate e con frontoni triangolari e semicircolari. L’incompiutezza dell’edificio è evidente osservando la sezione del palazzo che dà sulla piazza in cui è ancora ben visibile una vecchia casa quattrocentesca, mai demolita a causa dell’interruzione dei lavori.

Palazzo Thiene Bonin Longare

Il palazzo è una tipica struttura palladiana. Si tratta infatti di un grosso quadrilatero con un pianterreno rustico liscio con un portale caratterizzato da un arco a tutto sesto. Al primo piano si alternano finestre sormontate da timpani triangolari e convessi. Entrambi i livelli nel prospetto sono arricchiti da otto semicolonne di ordine corinzio. In alto, dopo una seconda trabeazione, sono delle semplici finestre quadrate corrispondenti ai sottotetti. nella corte interna, si ha uno splendido doppio loggiato su colonne corinzie che fiancheggiano due archi centrali.

Palazzo Trissino baston

Il palazzo presenta lungo il prospetto che dà sul corso un portico su alte colonne ioniche sormontato dal piano nobile scaldito da paraste corinzie e caratterizzato a centro da una serliana. Non venne mai realizzato il timpano di coronamento previsto dal progetto.

Pinacoteca Palazzo Chiericati

L’edificio in cui è ospitato il museo Civico di Vicenza, ospita un’importante pinacoteca con opere di artisti di primo piano dal medioevo al settecento.

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vercelli e il suo centro storico

piemonte

Vercelli, capoluogo di provincia e sede universitaria, affonda le proprie radici in un arte. Vercelli è da scoprire con calma e con metodo, per coglierne le 3 anime: medievale, rinascimentale e di città d’arte.

Vercelli tra il sacro e profano

Dalla Basilica di Sant’Andrea, uno dei massimi capolavori del periodo romanico-gotico italiano, simbolo della città con il fascinoso chiostro e la Sala Capitolare, proseguendo verso il Salone Dugentesco, storico “hospitale” per i pellegrini di passaggio lungo la via Francigena. In questa zona non si può non ammirare l’elegante Piazza del Duomo. Qui sorgono la Cattedrale, dove è conservato l’incantevole crocifisso monumentale, e il Seminario Arcivescovile. In piazza d’angennes si affaccia imponente il Campanile romanico a fianco del palazzo dell’arcivescovado che ospita l’Archivio, la Biblioteca Capitolare ed il Museo del Tesoro del Duomo. Imboccando via Galileo ferraris passate in mezzo a due altri illustri simboli vercellesi, la Chiesa di San Bernardo e l’ex Chiesa di San Marco, per poi giungere, tra ali di palazzi storici, in piazza Cavour. Ancora oggi questa nobile piazza, interamente circondata da portici medievali da cui emerge la trecentesca Torre dell’Angelo, è il cuore della città. Piazza Cavour è compresa tra piazza Palazzo Vecchio, e la piazza del Municipio dove si trova la Chiesa di San Paolo che conserva, all’interno, due opere di Bernardino Lanino.

Vercelli, tra umanesimo e rinascimento

Dalla piazza del Municipio, imboccando via San Cristoforo, ci si trova difronte l’omonima chiesa rinascimentale, la “cappella sistina di Vercelli”, che custodisce alcune delle più importanti opere pittoriche del ‘500: due splendidi cicli di affreschi di Gaudenzio Ferrari, storie della vita della Vergine e storie della vita di Santa Maria Maddalena, e una pala d’altare, la Madonna degli Aranci. Proseguendo lungo via Cagna e svoltando a destra verso Corso Libertà, si scopre Palazzo Centoris, edificio rinascimentale con bramantesco cortile coperto a doppio ordine di archi. Poco più avanti incontrerete Casa Tizzoni, magnifico edificio con un’elegante torre quattrocentesca. Verso la fine del “corso” si trova l’ex Chiesa di S. Chiara, raffinato capolavoro del barocco piemontese.

La Vercelli dei Musei

Il Museo Leone ha sede in due bellissimi palazzi contigui, la cinquecentesca Casa Alciati e il barocco Palazzo Langoscio, e custodisce reperti archeologici e opere d’arte dalla Preistoria all’800. Lungo la via Borgogna sorge l’altro importante museo cittadino, il Museo Borgogna che, per importanza è la seconda pinacoteca del Piemonte e che è ricco di opere di scuola vercellese del Rinascimento nonché di famosi maestri italiani, tedeschi, olandesi e fiamminghi dell’800 e del ‘900. Una raccolta di tesori inestimabili è anche il Museo del Tesoro del Duomo, ospitato nel Palazzo del Arcivescovado.

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Ustica perla italiana

isole italiane

Ustica appare quasi come un miraggio nel blu del mare Nostrum. Dopo la traversata in traghetto di due ore e mezzo da Palermo, compare Ustica, la più nordica e isolata delle isole sicule con profilo roccioso, carattere spigoloso e anima selvaggia. Ustica è la parte emersa di un vulcano sottomarino che le ha regalato un cromatismo scuro, che si distacca dai colori delle sue case, un paese di forma ad anfiteatro in posizione dominante e digradante verso il porto di Cala Santa Maria. Da qui, una serie di gradinate e salite, conducono in breve tempo in piazza Umberto I, da qui transita chiunque passi dall’isola. I maggiori frequentatori di Ustica sono i subacquei che qui trovano un fantastico mondo sommerso composto da posidonia oceanica, corallo, madrepore, spugne e pesci multicolor, grazie alla lungimirante istituzione della Riserva Marina. Girovagando per la piccola isola, si ammira il paesaggio primordiale, formato da alte falesie e coste frastagliate ricche di grotte, calette e spiaggette nere di ciottoli. Con maschera e pinne, le nuotate più entusiasmanti nell’acqua trasparente si effettuano nei pressi dei Faraglioni, vicino al Villaggio Preistorico risalente all’età del Bronzo e alla Punta dello Spalmatore, caratterizzata dall’omonima Torre borbonica e da Cala Sidoti, un’oasi per bagni di sole e di mare fino al tramonto.