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Craco il paese fantasma

lucania

Craco è un piccolo paese situato tra le campagne che precedono l’Appennino Lucano, a meno di un’ora da Matera, immersi in un paesaggio da film wester. Un paese dall’aspetto magico  e incantato, quasi spettrale. Abbandonato dai suoi abitanti dopo una serie di frane e per questo chiamato paese fantasma, spicca su un’altura di 391 metri e domina la vallata del fiume Cavone. Da vicino appare come un groviglio di cunicoli, scalinate, torri e case arroccate, a picco su un precipizio. Il suo fascino struggente ha  conquistato il mondo del cinema. Qui sono state girate pellicole come Cristo si è fermato a Eboli, La Passione di Cristo e Basilicata coast to coast. L’itinerario alla scoperta di Craco Vecchia, il borgo antico, inizia dalla mediateca di via Sant’Angelo. Qui si acquista il biglietto da visita del Parco Museale Scenografico di Craco, nato nel 2013, che comprende il centro storico, l’ex monastero di San Pietro, un atelier dedicato all’arte e al cinema con laboratori, l’ostello per i giovani e per le degustazioni durante le feste in paese, quando è anche possibile visitare il borgo illuminato di sera. Dalla mediateca una guida accompagna i visitatori lungo un percorso transennato, raccontando le vicende di questo luogo sempre più frequentato dai turisti. Basti dire che i primi mesi del 2009, coinvolgevano circa 300 persone all’anno; nel 2017 sono state più di 17 mila. Durante il tour si scopre che i primi insediamenti umani in quest’area risalgono all’età del Ferro.

Una Visita in salita fino al torrione normanno

Craco è stata edificata per metà su un terreno roccioso, ancora oggi sicuro e visitabile, dove si trova gran parte del centro storico, e per l’altra metà su un terreno argilloso che ha iniziato lentamente a sgretolarsi a partire dalla metà dell’Ottocento. Percorrendo scalinate e stradine in salita, tra strette curve e case abbandonate al cui interno si scorgono vecchi utensili e sedie rotte, si arriva in Largo Macchiavelli, nel rione chiamato “Castello” dai crachesi. Poi si prosegue verso la chiesa Madre dedicata a San Nicola vescovo, patrono di Craco. Questa chiesa, riedificata nel XIV secolo, è dotata di una cupola di maiolica e conserva la campana originale. Si accede solo per pochi metri, per ammirare le sue 3 navate. L’interno è spoglio. Nel tour si ammirano anche palazzo Grossi, dotato di un portale architravato  e volte a vela, e palazzo Carbone. Proseguendo verso Palazzo Maronna si arriva al fulcro della visita: il torrione quadrato normanno. Risale al 1040, domina il borgo e fu a lungo un caposaldo strategico. Dalle finestre delle due casupole militari accanto al torrione si ammirano a 360 gradi tutta la vallata e i suoi 15 comuni. Il paesaggio è letteralmente diviso tra mari e monti. Da un lato si scorge la costa ionica, dall’altro le cime ondulate e biancastre del tumultuoso susseguirsi dei calanchi. Questi solchi lunghi e profondi, scavati nel terreno argilloso dall’azione erosiva delle acque, da qui in alto appaiono come un sistema montuoso in miniatura, perfettamente incorniciato dalle antiche finestre.

Tra i Calanchi di Argilla e il bacino del Fiume Cavone

Dopo una visita al borgo di Craco ci si può dirigere verso il fiume Cavone, meraviglioso habitat di tanti uccelli migratori: qui vivono aironi bianchi e cenerini e le bellissime ghiandaie marine, mentre sui calanchi si possono scorgere i colori sgargianti di qualche gruccione che vola in questi cieli insieme al falco grillaio e ai nibbi bruni e reali. Lungo il percorso capita che le volpi all’improvviso attraversino la strada. Ma le terre attorno a Craco sono popolate anche da lupi, cinghiali, ricci, istrici e tassi. le greggi di capre, pecore e le vacche podoliche che pascolano serene, spesso scortate da aironi guardabuoi, sono all’origine dei genuini prodotti della zona. Consigliata anche una deviazione in auto tra le colline lucane, che continuano a perdita d’occhio, per visitare i paesi limitrofi a Craco, ricchi di storia e tradizioni. Come Stigliano, che dista 20 minuti e sfoggia lo splendido rione Chiazza, con una chiesa Madre dalla facciata barocca, ma è noto in tutta la regione per la sua squisita salsiccia. Qui la campagna è sterminata, silenziosa, profumata da rose selvatiche e gialle ginestre in fiore. E i campi mostrano ancora qualche tinta verde, prima che il colore oro dell’estate li invada del tutto e li renda aridi e fruscianti.

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