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cosa vedere a sovicille

toscana

Il paesaggio che ci troviamo davanti appena arrivati a Sovicille è accogliente, silenzioso, intatto e generoso. Un piccolo borgo nascosto nel verde del complesso collinare della Montagnola, ma l’intero territorio comunale, tra i più estesi della provincia, si allunga fino alla valle del Merse. Strade tutte curve collegano i villaggi, pievi e castelli con numeri da record: sono state censite almeno una cinquantina di fortificazioni e tredici chiese plebane. Qui si attraversa la storia, e i sensi si rilassano alla vista di splendidi lecceti, castagni secolari e pioppi che vigilano le sponde dei torrenti, le cui acque alimentavano antichi mulini. Dove un tempo passava il confine tra le diocesi medievali di Siena e Volterra sorge Sovicille, che conserva la forma ellittica dell’insediamento castellano, attestato fin dal X secolo. La piazza centrale, oggi intitolata a Guglielmo Marconi, venne costruita dai Longobardi riutilizzando l’incrocio tra il cardo e il decumano romani. Tutt’intorno non c’è edificio che non conservi traccia delle strutture architettoniche medievali. La testimonianza più antica è l’architrave sulla porta di accesso laterale alla pieve di San Lorenzo Martire, patrono di Sovicille. Rappresenta l’eterna lotta tra bene e male: un cavaliere, un uomo con la faretra e un arciere che combattono contro un drago. La chiesa stessa, elevata nel’300 da canonica di castello a pieve, venne edificata su una parte dell’antica cinta muraria, mentre il campanile romanico prese il posto di una torre preesistente. Anche via Roma, con il suo andamento curvilineo, ricalca l’antica cerchia difensiva. Poco fuori dal borgo, la pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino racconta di monaci, vescovi e cavalieri. Semplice e armoniosa, è una delle testimonianze romaniche più belle della Toscana. Fu edificata intorno al Mille sui resti di una villa romana, di cui resta uno splendido pavimento a mosaico di età imperiale. Nata come chiesa plebana e battesimale del castello di Sovicille, è stata un importante punto di aggregazione. Si vedono ancora i resti di una fortificazione che proteggeva il cortile e l’adiacente palazzo gotico, residenza estiva dei vescovi di Siena. La facciata in arenaria della pieve, coperta da un tetto a capanna, è semplicissima. Un bassorilievo mostra la lotta di un uomo contro un drago: ricorda l’architrave della pieve di San Lorenzo. L’impianto interno è a 3 navate, elegante e armonico. Unici decori, i capitelli dei pilastri, ornati con raffinati bassorilievi di derivazione lombarda e francese secondo le influenze dell’epoca. Splendidi anche i colonnini e i capitelli del piccolo chiostro, riportato alla luce da alcuni lavori di consolidamento nel 1950. È stato questo ritrovamento che ha convinto gli storici a ipotizzare la presenza, anche qui, dei monaci vallombrosiani, molto attivi in questa zona. Il chiostro richiama infatti un altro ben più imponente complesso gestito da questi religiosi, sei km più a sud: l’abbazia della Santissima Trinità e di Santa Mustiola, nella frazione di Torri, borgo medievale intatto. Il chiostro dell’abbazia è un capolavoro unico, un quadrati perfetto a 3 ordini di logge sovrapposte. Il più antico, quello romanico, è spettacolare: decorato con marmi policromi bianchi, rossi e nero-verdi, è costituito da una serie di fitte archeggiature sorrette da colonnine tutte diverse tra loro. I capitelli sono scolpiti con i più svariati motivi geometrici, vegetali e zoomorfi. Da ammirare anche i pluvini, decorati con vari simboli e scene dell’Antico Testamento. Ci sono la sirena bicaudata e la conchiglia di San Giacomo, l’uva emblema dell’abbondanza e la rappresentazione del Peccato Originale, il grifone che divora il pesce e la colomba con il ramo d’ulivo. Il secondo ordine è trecentesco, in pesante cotto. Più leggero il terzo ordine, rinascimentale, sorretto da colonnine in legno. L’insieme crea una scenografia stupenda. È legato a una dinastia altrettanto importante, quella dei Chigi, un altro gioiello di questo territorio: villa Cerinale, magnifico esempio di dimora signorile. La villa, l’immenso giardino che la circonda e il bosco con le statue di santi ed eremiti il “parco della Tebaide” sono frutto di una costante ricerca scenografica. E infatti non può che stupire, al limitare del giardino, la visione dei trecento scalini della Scala Santa, che sale ripidissima al romitorio costruito nel 1716 sulla collina; ospiatva monaci ed eremiti che vivevano in elemosina o di provviste donate loro dai padroni della villa.

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