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Ponza e le sue bellezze (parte 2)

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Andando a Ponza ci sono molte cose da vedere tra cui quelle del precedente articolo e di quelle qui di seguito.

LA CISTERNA DI VIA PARATA

Nella fascia a maggior densità a bitativa, tra Punta della Madonna e Punta S. Maria, sono state censite ben 32 cisterne; la più grande di queste è la Cisterna di via Parata, con una capienza di 4.000 metri quadrati di acqua e costituita da una serie di corridoi a volta disposti perpendicolarmente e scavati nel tufo. Sul fronte sono presenti 2 pozzi quadrangolari di presa, mentre il pavimento e le pareti sono coperte da uno stucco idraulico.

IL MITREO

È situato all’inizio della Salita Scarpelliti, la rampa di gradoni che si apre da piazza Gaetano Vitiello. La Grotta dove presente è un antico Mitreo. Nel Mitreo sono conservate delle figure in rilievo, come Cautes, simbolo del sole nascente e Cautopates, simbolo del sole che tramonta. In mezzo i segni dello zodiaco e Mitra mentre uccide il toro. Tutti i Mitrei venivano scavati nella roccia a simbolo della nascita del Dio da una rupe.

CISTERNE DELLA DRAGONARA, DEL GUARINI E DELLA MADONNA

Tra le tante cisterne, oltre a quella di via Parata e a quella denominata Grotta del Serpente, quella della Dragonara, del Guarini e della Madonna. Purtroppo giacciono abbandonate e alcune sono del tutto interrate e inglobate in edifici più recenti.

CISTERNA DELLA DRAGONARA

La cisterna è perfettamente conservata nel suo impianto originario. L’accesso alla Cisterna di Dragonara avviene tramite una scaletta ricavata nel tufo.

CISTERNA DEL GUARINI

Rappresenta uno dei grandi serbatoi idrici di Ponza e fino a pochi anni fa costituiva la riserva di tutta la contrada della Quagliara.

CISTERNA DELLA MADONNA

La cisterna risulta essere un grande deposito idrico, tra i più ampi tra quelli esistenti.

CISTERNA DELLA GROTTA DEL SERPENTE

È la cisterna romana meglio conservata delle tante disseminate sull’isola. Venne scavata nel fianco del monte e in parte ricoperta di cemento e di opus reticolatum; è a 3 navate.

L’ACQUEDOTTO ROMANO

Parti dell’antico acquedotto romano di epoca imperiale si possono rinvenire nella zona di Cala dell’Acqua, dove questo è ancora attivo.

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Ponza e le sue bellezze (parte 1)

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Eccovi una selezione di cosa vedere assolutamente nell’isola di Ponza.

NECROPOLI DI BAGNO VECCHIO

È caratterizzata da 4 tombe ipogee: la tomba A con una pianta a forma di croce, la tomba B a forma di croce tripla, la tomba Rosa in pianta quadrangolare, con in fondo una camera sepolcrale e la tomba Bella a pianta rettangolare. Quest’ultima ha una volta a sesto ribassato e la sapienza costruttiva della sua realizzazione sembra il segno di un’edificazione  più recente. Le tombe ipogee furono certamente utilizzate nel periodo proto cristiano, anche se sono databili a un’epoca antecedente.

CIMITERO DI PUNTA  DELLA MADONNA

Il Cimitero di Ponza rappresenta uno dei cimiteri più interessanti e particolari al mondo. Sorge sul promontorio di Punta della Madonna, dove in epoca romana sorgeva un grande complesso residenziale ( la Villa romana di Punta della Madonna). La parte più antica del cimitero si sviluppa intorno alla vecchia cappella dedicata a S.Maria della Salvazione; la chiesa conserva ancora un’icona della Vergine a cui si rivolgevano i pescatori.

LE GROTTE DI PILATO

Sono un esempio notevole di peschiere scavate nella roccia, caratterizzate da un grande impegno costruttivo e decorativo. Queste strutture ittiche servivano, durante l’impero romano, per allevare il pesce e in particolare alcune specie considerate di grande pregio come le triglie, lo scaro, le murene e le aragoste da portare sulla tavola dei romani più facoltosi. Tale complesso architettonico coniuga sapientemente gli aspetti produttivi legati alla distribuzione delle vasche e dei canali per convogliare l’acqua marina con la raffinatezza dei luoghi destinati  agli aspetti ricreativi; caratterizzati da mosaici, stucchi e sculture. Sono state in seguito riadattate a magazzino e ricovero per piccole imbarcazioni legate alla presenza sull’isola della marina borbonica.

IL TUNNEL DI CHIAIA DI LUNA

È uno dei 4 tunnel di epoca romana presenti sull’isola, i quali permettevano di superare gli ostacoli caratterizzati dai promontori a picco sul mare e di collegare così le varie parti di Ponza, altrimenti separate data la sua conformazione geografica. Il tunnel di Chiaia  di Luna, in particolare, garantiva il collegamento con l’insenatura Chiaia di Luna, irraggiungibile se non dal mare. Tale insenatura rappresentava un approdo importante per le imbarcazioni per la sua posizione a ovest e quindi protetta dai venti di levante e grecale. Il tunnel non è particolarmente lungo (168 m), ma è caratterizzato da accorgimenti tecnici molto raffinati, che testimoniano l’alto livello ingegneristico e una grande disponibilità di risorse economiche e di uomini.

 

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cosa vedere e fare nelle isole ponziane

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Innanzitutto va detto che le isole ponziane sono 3 e ve le presento:

ISOLA DI PONZA

È la più grande delle isole  dell’arcipelago. È lunga 7 km ed è stretta, ha una forma a mezzaluna. Appena si sbarca con le navi ci si trova a Ponza centro o porto dove sono concentrati tutti i principali servizi e attività dell’isola. A poche centinaia di metri dal centro e dopo aver attraversato 2 storici tunnel si arriva al borgo di Santa Maria. È uno splendido e coloratissimo borgo. La Forna, che si snocciola in altri piccoli quartieri, occupa tutta la zona nord dell’isola ed è il tipico villaggio di pescatori con strade strette e incastrare tra edifici e muri a secco. L’isola è caratterizzata da una poca urbanizzazione lasciando ampie zone completamente coperte da macchia mediterranea. Tutto il territorio è ZSC, Zona Speciale di Conservazione, e ZPS, Zona a Protezione Speciale.

ISOLA DI ZANNONE

Fa parte del Parco Nazionale del Circeo e quindi è totalmente selvaggia e disabitata. La sua caratteristica principale è il bosco di lecci. Girare in un bosco in infradito, costume e ancora bagnati dal mare è veramente un’esperienza particolare e unica. Il sentiero è semplice e ben segnalato e vi porterà in cima, dove sono ancora presenti i resti di un convento cistercense. L’isola è raggiungibile in sicurezza sia con gite organizzate saltuariamente sia con le piccole imbarcazioni a noleggio.

ISOLA DI PALMAROLA

La visita di quest’isola è una delle cose da non perdere, se andate a Ponza. L’isola è un’oasi naturalistica tutelata e la presenza dell’uomo è limitata alla baia del “porto”. Questa baia non è un porto vero e proprio ma si può scendere sulla spiaggia ghiaiosa e c’è un ristorante e delle case grotte. Si può raggiungerla sia in modo autonomo, noleggiando una barca o un gommone, sia con una gita organizzata con una traversata di circa un’ora.

MUSEI STORICI

L’intero porto borbonico dell’isola di Ponza è un museo a cielo aperto che è rimasto praticamente invariato, con la banchina al livello del mare, la via pedonale fiancheggiata al piano superiore e le case ancora più alte. È ancora possibile vedere gli edifici pubblici gialli che negli anni passati hanno ospitato le caserme  e gli edifici di una scuola e delle prigioni. La chiesa di San Silverio è stata il centro religioso dell’isola fin dai tempi dei Borbone e l’architettura ricorda chiaramente il Pantheon di Roma. Una visita al cimitero monumentale vi stupirà con le sue tipiche cappelle e il suo panorama mozzafiato. Si possono visitare anche due delle cisterne romane che, 2000 anni fa, fornivano l’acqua a l’intera flotta romana.

MUOVERSI SULL’ISOLA DI PONZA

Ci si può muovere tranquillamente con i mezzi pubblici. La partenza si trova nel parcheggio di Via Banchina Nuova, a pochi metri dallo sbarco della nave. Si possono anche noleggiare scooter, golf car, automobili e biciclette elettriche.

SPIAGGE ATTREZZATE

Da Ponza porto è possibile andare alla spiaggia di  Frontone tramite le molte navette. La spiaggia è raggiungibile anche a piedi tramite una passeggiata di circa 20 minuti dalla strada principale. A le Forna, raggiungibile in bus o auto, sono presenti più punti dove andare al mare in modo gratuito. Cala Feola, spiaggia di sabbia raggiungibile percorrendo una lunga scalinata. Cala dell’acqua è sempre formata da molteplici rocce da cui tuffarsi e potrete noleggiare barche, gozzi, lettini e ombrelloni. Si raggiunge facilmente a piedi. Cala Gaetano, proprio alla fine dell’isola, è un posto davvero isolato e particolare anche perchè bisogna scendere centinaia di gradini. Una serie di grandi rocce saranno alla fine della discesa dove potervi godere una riservata giornata di mare.

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cosa vedere a Castel di Tora

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Castel di Tora è un borgo medievale, è abbarbicato su di un colle roccioso, si snoda lungo via Umberto I, già via Rocca, che si inerpica con andamento sinuoso fino a raggiungere il punto più alto del paese, lungo il suo percorso, rigorosamente in salita, sulla destra ecco stagliarsi sulla cima di un massiccio di viva roccia una possente Torre esagonale, affiancata dal “palazzo” baronale che sovrasta, domina e protegge non solo l’abitato, ma tutta la valle sottostante. La strada principale divide il due parti quasi speculari il borgo che si dipana in dedali di stradine, vicoletti, archi, scalinate, torrette, portali in pietra con stemmi di antiche dimore aristocratiche, scorci prospettici che si aprono a guisa di palcoscenico sul magico panorama del lago e sui monti che lo cingono come una corona. Salendo ancora si giunge al colle. proseguendo più avanti si giunge alla piazza la quale svolge ancora la sua funzione di luogo d’incontro. È piazza San Giovanni dove c’è l’omonima chiesa, che conserva al suo interno diverse opere d’arte. Spicca la grande pala al centro dell’abside raffigurante la “Madonna col Bambino e i santi Giovanni Evangelista, Rocco e Anatolia”. Ai lati 2 dipinti murali ad olio, dedicati a “San Giovanni Evangelista sull’isola di Patmos” sulla sinistra e a destra “Santa Anatolia”. Di fronte alla chiesa come prospettica scenografia ecco la Fontana in pietra del “Tritone” che troneggia al centro e fungono da fondale ancora il lago ed i monti, fontana dove zampilla acqua freschissima. Si giunge infine, riprendendo la salita alla piazzetta, il salottino “intimo”; qui il panorama è inenarrabile,  è un fondale audace da cui si vede Monte Antuni con il suo Castello in tutta la sua possente austerità. Proiettiamo lo sguardo più in la verso l’orizzonte, con il lago che si contorce in anse, pieghe nel suo tortuoso dipanarsi, e ancora più giù finché l’occhio che scruta la vallata si perde tra i monti dell’Appennino abruzzese. Salendo ancora eccoci alla contrada dove un tempo sorgeva la rocca superiore ormai scomparsa, diruta da secoli. Al borgo un tempo si accedeva tramite le porte, la sud è stata completamente demolita, le altre sono ancora abbastanza integre. Nella cinta muraria sono attualmente ben riconoscibili diverse torrette semicircolari, al contrario le vecchie torri quadrate inserite nella cinta muraria esterna, restano celate allo sguardo se non si è più che attenti. Il Borgo va a porre le sue fondamenta nella splendida perla del Lago del Turano, dove si affaccia nelle sue acque splendidi dal colore cilestrino chiaro, indaco, turchese, o smeraldo vivo riflesso della natura circostante.

LE ATTIVITÀ SUL LAGO

Meta ambita dagli amanti della pesca, in estate ci si può bagnare in tutta tranquillità, o andar per vela, pedalò, prendere la bicicletta o passeggiare, ci si sente liberi in questo luogo incantato.

LE ATTIVITÀ IN MONTAGNA

Per gli amanti della montagna e del Trekking c’è il complesso di Monte Navegna e Cervia, oggi Parco e Riserva Naturale, con molti itinerari segnati, splendidi belvedere, aree attrezzate per chi vuole fare pic-nic e boschi di faggi, lecci, querce e castagneti secolari, per i cercatori di funghi è il luogo ideale. Da non perdere la suggestiva Cascata delle Vallocchie.

san felice del circeo
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sentiero del picco di circe

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Sentiero per esperti, sconsigliato per chi soffre di vertigini e da Giugno a Settembre; collega San Felice del Circeo a Torre Paola seguendo l’intero crinale. Prima di intraprendere la salita al Picco di Circe verificare attentamente le proprie condizioni fisiche, il meteo ed i tempi di percorrenza. Il sentiero offre la possibilità di essere percorso anche a tratti  e da diversi punti di partenza tra cui i più consigliati sono i parcheggi della Crocette, di Torre Paola o del Centro Storico di San Felice del Circeo. Lungo il sentiero si susseguono punti panoramici da cui si possono ammirare il cordone dunale ed i laghi di Sabaudia, il Picco di Circe, il golfo di Gaeta e le isole Pontine. Il sentiero attraversa uno dei sistemi forestali più continui presenti nel Parco per poi penetrare nel “Quarto caldo”, passando attraverso ambienti di macchia mediterranea e sovrastando la parete di nidificazione del falco pellegrino.

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Il cammino di San Francesco

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Il cammino di San Francesco è percorribile  a piedi o in diversi altri modi, è un percorso di interesse religioso naturalistico che rincorre le strade di Francesco d’Assisi. Un viaggio senza tempo attraverso eremi, santuari, antiche foreste e borghi medievali che ispirarono il santo di Assisi e che si snoda attraverso i luoghi dove ha vissuto. Un pellegrinaggio che ripropone l’esperienza  francescana attraverso le sue terre e i suoi luoghi. Un unico cammino per raggiungere Assisi partendo da La Verna a nord, o da Roma, a sud di Assisi. Il cammino parte, appunto, al nord della rupe della Verna per poi scendere verso Gubbio e Assisi e proseguire attraverso le colline dell’Umbria e verso i monasteri del reatino, in direzione di Roma, sede della Cattedrale di Pietro. La sua lunghezza sfiora i 500 km e, il tratto laziale, che può essere percorso da nord a sud con meta Roma, oppure in senso inverso se si vuole raggiungere Assisi, inizia sul confine tra Umbria e Lazio, nei pressi di Labro per il percorso principale e nei pressi di Greccio per i percorsi alternativi. Dagli innesti con l’Umbria si entra in un paesaggio decisamente appenninico percorrendo sentieri e mulattiere per poi attraversare borghi e santuari che fanno rivivere un’esperienza unica di spiritualità e bellezza.

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il cammino di san benedetto

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Il Cammino di San Benedetto è un lungo percorso dalla forte vocazione storica e spirituale che attraversa le affascinanti e tipiche zone montuose dell’Italia centrale; 16 tappe tra sentieri, carrarecce e strade a basso traffico, percorrendo valli e monti dell’Umbria e del Lazio. Un itinerario nel cuore dell’Italia, che parte da Norcia, passando per Subiaco fino ad arrivare, attraverso borghi e strade, a Montecassino, ultima tappa. Unisce, attraverso una rete varia percorribile a piedi passando fra boschi, rocche medioevali e splendide abbazie i 3 luoghi più importanti per la nascita e lo sviluppo del movimento benedettino. La sua lunghezza complessiva è di 305 km da percorrere a piedi o in bicicletta. Le tappe a piedi sono le seguenti: Norcia – Cascia; Cascia – Monteleone di Spoleto; Monteleone di Spoleto – Leonessa; Leonessa – Poggio Bustone; Posto Buggione – Rieti; Rieti – Rocca Sinibalda; Rocca Sinibalda – Castel di Tora; Castel di Tora – Orvinio; Orvinio – Mandela/Vicovaro; Mandela/Vicovaro – Subiaco; Subiaco – Trevi nel Lazio; Trevi nel Lazio – Collepardo; Collepardo – Casamari; Casamari – Arpino; Arpino – Roccasecca; Roccasecca – Montecassino. Tappe da percorrere in bicicletta: Norcia – leonessa; Leonessa – Rieti; Rieti – Orvinio; Orvinio – Subiaco; Subiaco – Collepardo; Collepardo – Arpino; Arpino – Montecassino. Tra le tappe che si snodano nel Lazio, per complessivi km 264,1 si possono scoprire le ricchezze di un territorio di grande interesse artistico, storico e naturalistico: un percorso in cui la spiritualità benedettina si fonde con una storia ultra millenaria e scorci di paesaggi sorprendenti. Lungo il tratto del territorio laziale del Cammino di Benedetto si incontrano paesi dal fascino incantevole, dalle pendici dei Monti Reatini, proseguendo verso i Monti Lucretili. Passando per la Valle dell’Aniene in direzione del fiume Liri si possono percorrere luoghi suggestivi, simboli di un processo di riappropriazione del valore della bellezza  e della storia del nostro territorio.

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Cosa vedere a Gaeta

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Gaeta è un borgo medievale che offre piacevoli itinerari alla scoperta della sua storia: Cattedrale Santi Erasmo e Marciano, Santissima Annunziata, Il Tempio di San Francesco, da cui è possibile godere di un meraviglioso panorama. Il centro di Gaeta, brulica di chiese e di arte. Oltre al Campanile e al notevole Cero Pasquale del Duomo, degna di nota è la Cappella dell’Immacolata Concezione detta anche Cappella D’Oro un piccolo scrigno d’arte barocca, annessa alla SS.Annunziata. La Chiesa di San Giovanni a Mare si contraddistingue, invece, per la sua cupola d’ascenda spiccatamente araba. Il viaggio continua tra il Castello Angioino Aragonese e il Museo Diocesano. Fiore all’occhiello di Gaeta è sicuramente l’incantevole Monte Orlando, area protetta a picco sul mare, dove fare escursioni e godersi il paesaggio della macchia mediterranea e visitare il Mausoleo di Munazio Planco, e le fortificazioni di epoca borbonica. Molto suggestivo è il Santuario della SS.Trinità sulla Montagna Spaccata.

LE 7 SPIAGGE

La peculiarità comune a tutte le spiagge è la presenza di sabbia chiara di grana molto fine, mare limpido e fitta vegetazione mediterranea a farle da contorno ogni spiaggia presenta dei tratti distintivi che la rendono unica.

SPIAGGIA DI SERAPO

È la spiaggia principale di Gaeta. Vicina al centro città e al borgo medievale.

SPIAGGIA DI FONTANIA

Sul suo lato orientale si trovano 2 grandi grotte e sul fondo di quella sinistra si trova una piccola fonte.

SPIAGGIA DEI 40 REMI

Piccola spiaggia raggiungibile solo in barca, canoa o a nuoto. Poco distante si trova il Pozzo del Diavolo, una grotta che si apre all’improvviso nella roccia e dopo un salto do 50 metri sprofonda nel mare.

SPIAGGIA DELL’ARIANNA

Ha acque limpide.

SPIAGGIA DELL’ARENAUTA

In passato l’unico modo per raggiungerla era scendere una scalinata di 300 gradini.

SPIAGGIA DI SAN VITO

È accessibile solo tramite le strutture ricettive che si trovano li.

SPIAGGIA DI SANT’AGOSTINO

È lunga 2 km ed è così la spiaggia più lunga ed anche la più frequentata di Gaeta.

SPORT

Ci sono vari sport acquatici praticabili a Gaeta: canoa, surf, windsurf, kitesurf, diving, snorkeling e pesca turistica.

 

SE volete una guida completa e dettagliata: giadastellato@yahoo.it

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borghi da vedere nel lazio (parte 2)

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Secondo capitolo di piccoli borghi da vedere nel Lazio.

PALENA

Il paese conserva un borgo antico dagli scorci caratteristici, con archi e portali in pietra; nella parte alta si erge la roccaforte del castello ducale, nel cuore dell’abitato, il piccolo teatro aventino. Salendo sul monte Porrara, è possibile godere di un bellissimo panorama e, arrivati a quota 1272 m, si incontra l’eremo della Madonna dell’Altare.

DA NON PERDERE

Il Museo geopaleontologico dell’Alto Aventino, presso il castello, con un’importante raccolta di fossili e collegato con il geo-sito alle sorgenti dell’Aventino. La chiesa della Madonna del Rosario, nei pressi della pittoresca piazza del Municipio, con un elegante prospetto su gradinata a doppia rampa, un magnifico rosone a ruota del ‘500 e interessanti opere pittoriche e scultoree.

ROCCASCALEGNA

Il borgo medievale, immerso in un contesto naturalistico incontaminato, presenta anche rilevanti fattori di attrattiva storico-culturali, tra cui la chiesa di S. Pietro e la chiesa dei SS. Cosma e Damiano.

DA NON PERDERE

Il castello medievale. L’abbazia di S. Pancrazio, che mostra le tracce di un passato glorioso e di un antico splendore.

 

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borghi da vedere nel lazio

I primi migliori borghi del Lazio di cui vi voglio parlare sono i seguenti:

BASSIANO

Il caratteristico centro storico, di struttura circolare, con le mura castellane, nove antiche torri e ben tre porte, ricorda il passato medievale del luogo. Salendo per una serie di scalette tra vicoli e passaggi nascosti, si possono osservare case addossate le une alle altre e costruite in calcare, fino ad arrivare alla piazza S. Erasmo, dove si affaccia la parrocchiale dedicata al patrono della città, con pregevoli opere d’arte e affreschi. Da visitare le chiesette medievali di S. Nicola e S. Maria.

DA NON PERDERE

Una passeggiata tra gli stretti vicoli in pietra del centro storico. Il Museo delle Scritture “Aldo Manunzio”, che guida il visitatore attraverso un percorso storico e antropologico delle forme di scrittura; il museo è ospitato nello storico palazzo Caetani.

FOSSANOVA

Incantevole borgo medievale racchiuso nella suggestiva cornice della celebre abbazia cistercense, costituito da prestigiose architetture esaltate dalla locale pietra calcarea. Gli antichi edifici che fanno da corona al complesso monastico si integrano in modo armonico, ospitando al loro interno spazi per lo svolgimento di eventi culturali, tipiche botteghe artigianali e punti di ristoro.

DA NON PERDERE

L’abbazia cistercense di S. Maria, il nucleo è costituito dalla splendida chiesa a 3 navate su pilastri, con transetto e coro rettangolare; dalla destra della chiesa si accede poi al chiostro, al refettorio e alla sala capitolare, tutti luoghi ricchi di elementi architettonici di grande fascino. Il Museo Medievale, allestito nell’antica Foresteria cistercense, dove si può rivivere la vita medievale attraverso materiali provenienti dai recenti scavi condotti dell’area.

LEONESSA

Città d’arte e uno dei principali punti di approdo del turismo nell’area del Terminillo e tra le più apprezzate mete, soprattutto invernali, per appassionati di escursionismo e sci. Vanta capolavori come la chiesa di San Pietro, e la trecentesca chiesa di San Francesco, col suo famoso presepe in terracotta. Da segnalare il santuario di San Giuseppe da Leonessa, patrono della città. Sull’abitato domina la torre angiolina, maestosa opera poligonale terminale delle antiche mura di cinta.

DA NON PERDERE

La rassegna nazionale delle regioni a cavallo, la rievocazione del Palio del velluto e la sagra della patata.

NEMI

È uno dei centri storici più caratteristici dei castelli romani, con i pittoreschi vicoli su cui si affacciano botteghe artigiane e balconi fioriti, e dominato dal turrito palazzo baronale. Nemi è famosa anche per le fragoline di bosco cui viene dedicata ogni anno a giugno la sagra delle fragole, preceduta il giorno prima dalla mostra dei fiori.

DA NON PERDERE

Il Museo storico-archeologico delle navi romane, imbarcazioni. Il romitorio di San Michele Arcangelo, edificio di culto rupestre.

SAN DONATO VAL DI COMINO

Borgo medievale, il centro storico si visita meglio a piedi, attraverso gli angusti e tortuosi vicoli di via Castello, gli archi e i passaggi di vicolo Marozzi e vico Torre, i sottoportici in pietra delle vie Cerasole e Belfiore.

DA NON PERDERE

Il percorso storico-culturale i luoghi della memoria all’interno delle porte del borgo antico. Le mura poligonali di epoca romana in località San Fedele. Per gli amanti del trekking, la Via degli uliveti e l’Anello delle fonti dove scoprire antiche sorgenti.