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Alle isole cook, tra Rarotonga e Aitutaki, dove le palme sono la misura di riferimento degli edifici, la barriera corallina è una spumeggiante corona che circonda l’orizzonte e la gente ti abbraccia affettuosa.

Alle isole cook non ci sono semafori, ascensori né scale mobili. Rarotonga è la più grande delle quindici isole dell’arcipelago, tra l’Equatore e il Tropico del Capricorno, si percorre in auto da un capo all’altro in una mezz’ora ed è proibito costruire edifici più alti delle palme. I colori sono esattamente quelli che si immaginano pensando alla Polinesia, in questo caso neozelandese. In queste isole ci si immerge in una sinfonia di turchesi, acquamarina, crema, profondo blu oltre la barriera corallina, al di là della quale l’Oceano Pacifico alterna sussurri e ruggiti. Avventure epiche e personaggi leggendari nutrono una mitologia che avvolge le isole di un’aura romanica.

Le collane floreali con le quali si è accolti su queste isole non sono riservate solo ai turisti. Chiunque torni a casa da un viaggio viene omaggiato così. In più, in partenza e in arrivo all’aeroporto, c’è lo zio Jack che da anni accoglie i turisti suonando l’ukulele. Da queste parti non ci si stringe la mano, ci si bacia una volta su una guancia. Un gesto di sincera, calorosa accoglienza. Il senso dell’amicizia, della famiglia e della comunità da queste parti è fortissimo, così come la religiosità. La domenica è dedicata alle funzioni nelle chiese di cui l’isola abbonda, con grande sfoggio di cappelli, ornati di fiori o di una conchiglia: sono i Rito Hat, realizzati con germogli di cocco bagnati nell’acqua salata, poi seccati e intrecciati, più flessibili della fibra di palma. Dopo la messa, la giornata prosegue con una grande mangiata comunitaria.

Di contro, è in atto un forte movimento di recupero e valorizzazione delle antiche tradizioni maori. C’è grande rispetto per il consiglio dei capi supremi, Il palazzo della regina “PD Ariki’s Takitumu Palace“, è un palazzo-museo aperto al pubblico dal 2014, dove sono esposti memorabilia e oggetti simbolo della cultura locale, come i Tivaevae, colorati patchwork in versione polinesiana, cuciti am ano. Una tecnica introdotta dai missionari nel XVIII secolo. Uno dei temi al cento del revival Maori passa attraverso la riscoperta dei tatuaggi tradizionali (TDtatau) e della loro simbologia. L’unico tocco comtemporaneo sono i pannelli solari a poppa, per il resto si naviga a vela e ci si orienta con le stelle. Con la Cook Island Voyaging Society, che ha 6 imbarcazioni si può navigare finno alla incredibile laguna di Aiutaki con un’imbarcazione tipica delle isole cook, ed è un’esperienza unica e dedicarsi allo snorkeling tra pesci colorati e coralli oltre che passeggiare per spiagge e vegetazione tropicale.

la cucina Maori fa parte dell’esperienza di viaggio. A cominciare dal tradizionale Umu lunch, ovvero pesce cotto in un forno interrato, accompagnato dal frutto dell’albero del pane cotto alla brace, da ananas, frutti della passione, mango, papaya e noce di cocco, di cui non di butta via nulla. Se ne beve l’acqua, si mangia la polpa, si estrae l’olio, si usa come combustibile, mentre le foglie si utilizzano per intrecciare contenitori e per i tetti. Alcuni chef attingono invece al patrimonio locale per proporre piatti “fusion”. L’Ika Mata, pesce marinato con aggiunta di latte di cocco, si trova invece ovunque ed è una specie di piatto nazionale. La natura rigogliosa delle isole permette di coltivare quasi tutto, persino i pomodori e il basilico.

Sarà infatti l’atmosfera delle isole, ma sono numerosi i casi di europei, americani e neozelandesi che si trasferiscono alle Cook, soprattutto a Rarotonga. Loro si impegnano a tenere l’isola pulita e tutto in ordine, questo è un impegno che permette ai comuni viaggiatori di passeggiare sulle spiagge candide e intonse, godersi il passaggio delle balene d’estate, fare escursioni in un ambiente incontaminato, acquistare pregiato olio di cocco e perle nere di vanto locale, possibilmente senza lasciare tracce di sé.

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