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cosa vedere a Prato (parte 2)

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Continuiamo a visitare Prato insieme.

Palazzo Pretorio

È l’antico palazzo comunale di Prato, situato in piazza del comune davanti all’attuale Palazzo Comunale sede del Museo Civico. Il palazzo.

Palazzo Datini

Era la residenza di Marco Datini, un banchiere che, secondo la tradizione, è il patrono della fortuna mercantile di Prato. Rappresenta un caso particolare in quanto si tratta di uno dei pochi palazzi in Toscana di epoca prerinascimentale decorato da una serie di preziosi affreschi esterni e da pitture murali che decorano il cortile interno. Molto belle anche le sale interne del palazzo.

Galleria di Palazzo degli Alberti

Si trova all’interno del palazzo omonimo, e conserva al suo interno una preziosa collezione di opere d’arte risalenti soprattutto al Seicento. La maggior parte della collezione ha un carattere regionale, in quanto i prezzi sono in prevalenza appartenenti al periodo del Seicento toscano, ma non mancano capolavori di ben altra estrazione. Le opere maggiori, infatti, sono la Crocifissione di Giovanni Bellini, la Madonna col bambino di Filippo Lippi e il Cristo incoronato di Caravaggio, dunque autori non appartenenti al 600.

Le Mura di Prato

Prato offre al visitatore una splendida cinta muraria integra al 95%.

Villa Clara

È situata su via Amendola ed è la più bella villa sul lungo Bisenzio. La sua facciata è estremamente bella. La villa è proprietà privata e nessuno può visitarla a meno che non si conosca il padrone, ma un salto ad osservarla ne vale la pena.

Piazza del Comune

Insieme a piazza del Duomo rappresenta il fulcro della città di Prato.

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cosa vedere a Prato (parte 1)

prato

Vi descrivo in breve cosa vedere nella città di Prato.

Castello dell’imperatore

Lo splendido castello dell’imperatore si trova nel centro storico di Prato: edificato da Federico II al fine di difendere la città dalle truppe nemiche. Sotto il castello c’è un tunnel che conduce alla chiesa di Santa Maria delle Carceri dove venivano imprigionati i nemici.

Chiese

Il Duomo

Partendo dall’esterno troviamo la bellissima facciata fatta interamente di marmo di Carrara e il pulpito di Donatello dal quale il Vescovo benedice i credenti. L’interno della chiesa è in stile romano e richiama l’esterno: anch’esso è fatto con lo stesso marmo bianco e verde.

Chiesa di Santa Maria delle Carceri

È uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale toscana. Ha una pianta a croce greca sulla quale si innalzano 4 arcate che sostengono la cupola posta in alto all’interno della costruzione stessa. Alzando lo sguardo è possibile ammirare dei medaglioni contenenti ciascuno i ritratti in terracotta smaltata degli Evangelisti.

Chiesa di San Domenico

È una chiesa che vale la pena vedere in quanto si presenta decisamente diversa rispetto alle chiese che i turisti sono abituati a vedere. La prima sorpresa nasce dall’esterno, ammirando la grande facciata gotica e dall’espetto incompiuto, e continua quando si ha idea dell’antichità di questo imponente complesso. Si prova un senso di meraviglia entrando nella chiesa, in quanto ci si trova davanti ad elementi di grandissimo pregio, come il portale di marmo affiancato da arche sepolcrali gotiche, e il massiccio organo seicentesco, insieme a pregiate tele che decorano gli altari.

Chiesa di San Francesco

È una di quelle attrazioni da visitare in città in quanto riveste grande importanza non solo dal punto di vista storico e architettonico, ma anche sotto il profilo artistico perché al suo interno conserva opere d’arte di notevole rilievo. La chiesa si impone allo sguardo del visitatore già dall’esterno, soprattutto grazie alla presenza dell’elegante facciata antica a strisce bianche e verdi. Molto più sobrio si presenta, invece, l’interno, rispondendo ai principi architettonici dell’ordine francescano. L’interno è infatti ad una sola navata, con 3 cappelle quadrate sul fondo e un altare, sulla sinistra, che conserva il Monumento Sepolcrale di Gimigano Inghirami di Bernardo Rossellino. È questa la prima opera d’arte che rende la chiesa di San Francesco un importante scrigno d’arte, ma non è l’unico. Spostandosi nel chiostro, infatti, si trova un pregiato ciclo di affreschi di Niccolò di Pietro Gerini, i quali raggiungono il punto più alto nella parete di fondo con l’affresco dedicato alla Crocifissione e santi.

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cosa vedere ad Arezzo (parte 4)

arezzo

Oggi come ultimo passo vi indico i luoghi da vedere ad Arezzo.

Piazza Grande 

Detta anche Piazza Vasari, è forse una delle più scenografiche e caratteristiche piazze d’Italia. Teatro della famosissima Giostra del Saracino e, mensilmente, dell’affollata Fiera Antiquaria, presenta un’insolita composizione planimetrica. La piazza è adornata da una serie di edifici  dagli stili diversi, testimoni della straordinaria ricchezza artistico-culturale del capoluogo toscano. Tra questi spiccano l’abside della Chiesa di Santa Maria della Pieve, il Palazzo dei Tribunali, e l’adiacente Palazzo della Fraternità dei Laici.

Monumento a Francesco Petrarca (viale Bruno Buozzi)

Il monumento dedicato a Petrarca, e collocato nel centro del parco della Fortezza Medicea.

Fortezza Medicea (via Bruno Buozzi, 8)

La Fortezza Medicea di Arezzo è situata sul Colle di San Donato, dal suo parco si gode un panorama totale della città e dell’intera Valle dell’Arno, con in lontananza ben visibile il massiccio del Pratomagno. Costruita nel luogo esatto dove un tempo sorgeva un’antica cittadella medievale, la struttura della Fortezza ha una forma poligonale a cinque punte, ed è avvolta da una possente cinta muraria. Ancora oggi sono ben distinguibili due baluardi difensivi sul fianco est e 3 bastioni su quello occidentale. Nell’antichità la Fortezza Medicea era circondata anche da un ampio fossato.

Anfiteatro Romano (via Margaritone, 13)

Eretto nella prima metà del II secolo, all’epoca dell’imperatore Adriano; l’anfiteatro fu riportato alla luce nel 1915. Costruito con blocchi in arenaria, laterizi e marmi, la struttura si presenta nella classica forma ellittica, con due ordini di gradinate, e con l’asse maggiore di 121 mt e il minore di 68 mt, si ritiene che potesse contenere 8-9 mila spettatori. Oggi tra i resti è ancora visibile parte della platea, e alcuni ruderi degli ambulacri.

Teatro Petrarca (via Guido Monaco, 12)

Il teatro fu inaugurato nel 1833, con la rappresentazione di Anna Bolena. Nel 1939 venne inaugurata la sala terrena, e venne installato il sipario, raffigurante il Petrarca. Risale invece al 1835 il busto marmoreo scolpito da Benedetto Moi, collocato all’ingresso della platea.

Il Prato (viale Bruno Buozzi)

Parco cittadino più antico e suggestivo della città, il “Prato” si trova in posizione elevata tra la Cattedrale e la Fortezza medicea. A partire dall’inizio dell’Ottocento, è sede di concerti, corse di cavalli alla tonda, spettacoli aerostatici e pirotecnici.

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cosa vedere ad Arezzo (parte 3)

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Casa di Francesco Petrarca (via dell’Orto, 28)

La casa del Petrarca si trova in zona Borgo dell’Orto, anche se a dir la verità la costruzione visibile oggi venne eretta solo successivamente, nel corso del XVI secolo, sui resti dell’edificio medievale noto proprio come la casa natia del poeta. Dopo essere stata per diversi secoli una residenza privata, divenne negli anni prima sede della Questura di Arezzo e poi, nel 1926, fu restaurata e destinata ad edificio pubblico. Oggi è la sede della prestigiosa Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze, e al suo interno è custodita una ricca biblioteca che conserva alcuni volumi di pregevolissima fattura, oltre ad una splendida collezione di monete antiche.

Palazzo Badia (Piazza del Popolo, 4-8)

Ristrutturato e ampliato in epoca rinascimentale e nel corso dell’Ottocento, il palazzo presenta sulla facciata una terracotta invetriata di Andrea della Robbia. All’interno i vari locali furono modificati negli anni a seconda della funzione assunta dall’edificio. Oggi il palazzo è sede scolastica.

Palazzo del Governo (piazza Poggio del Sole, 1)

Il palazzo è costituito da 3 blocchi distinti, corrispondenti rispettivamente al fabbricato questura, a quello della prefettura ed infine al salone. Dal punto di vista architettonico, l’edificio è caratterizzato da una pianta rettangolare a andamento curvilineo, con un fronte principale a esedra.

Palazzo Della Fraternità Dei Laici (piazza Grande, 14-22)

Affittato dal 1786 al tribunale, il palazzo ha avuto diverse fasi di costruzione, partendo da quella gotica per arrivare a quella rinascimentale. la facciata fu realizzata si progetto del Vasari; mentre l’orologio fu costruito da Felice da Fossato. Di grand’interesse la lunetta del portale, decorata con la Madonna della Misericordia di Bernardo Rossellino.

Palazzo della Provincia (via Guido Monaco, 34)

Il palazzo neo-rinascimentale presenta all’esterno un fronte tripartito, coronato da un pesante cornicione, concluso da una torretta poligonale. L’interno presenta, invece, un impianto distributivo di estrema semplicità, con un atrio di ingresso su cui si aprono ai lati due saloni, mentre sul fondo una vetrata immette nel vano dello scalone marmoreo e nella zona riservata dagli uffici.

Palazzo delle Logge del Vasari (piazza grande, 14-22)

Il palazzo è caratterizzato da un lungo porticato, sotto il quale si aprono gli ingressi alle antiche botteghe. Al centro del loggiato, una breve scalinata conduce alla soprastante Piazza del Praticino.

Palazzo Fossombroni (piazza San Domenico, 18)

Di proprietà della Famiglia Fossombroni, il palazzo è il risultato dell’unione di edifici preesistenti. In  seguito la proprietà passò al Comune di Arezzo, ospitando, fino agli anni Novanta del secolo scorso, la sede dell’istituto d’arte. Oggi, invece, troviamo all’interno l’Assessorato alle politiche sociali e del sistema educativo scolastico del Comune di Arezzo.

Palazzo Lappoli (piazza grande, 37)

Dimora della famiglia Lappoli, il palazzo fu costruito su un edificio Trecentesco a ridosso di una torre. Lo slancio verticale del complesso fu ridimensionato nel Settecento, livellando la torre all’altezza del palazzo. Nel Novecento, però, il restauro le ha restituito parte dell’elevazione originale.

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cosa vedere ad arezzo (parte 2)

arezzo

Eccovi un elenco di musei da vedere ad Arezzo.

Museo archeologico statale Gaio Cilnio Mecenate (via margheritone, 10)

Situato all’interno del Monastero di San Bernardo, adiacente all’antico anfiteatro romano, il Museo Archeologico è senza dubbio il museo più importante di tutta la città di Arezzo. Il museo è intitolato a Gaio Cilnio Mecenate. Conta complessivamente 26 sale, dislocate su 2 piani differenti. Al pian terreno vengono conservati principalmente reperti risalenti al periodo romano ed estrusco, mentre al primo piano collezioni, alcune delle quali private, che raccontano usi e costumi della paleontologia, della preistoria e della numismatica. Tra i numerosi oggetti esposti all’interno del Museo Archeologico di Arezzo spiccano un prezioso cratere attico, ed un’antica anfora su cui è ritratto il ratto di Ippodamia, ed è attribuita alla scuola artistica dell’antico pittore ellenico di Meidias. Meritano una menzione comunque anche gli splendidi gioielli rinvenuti nella necropoli di Poggio del Sole.

Museo aziendale Gori e Zucchi (via fiorentina, 550)

Inaugurato il 7 marzo 1998 dall’industria orafa Uno A Erre, il museo aziendale Gori e Zucchi è il primo museo italiano di oreficeria. All’interno sono esposti vecchi macchinari, cinquecento gioielli, e tutta una serie di disegni e progetti orafi originali.

Museo Diocesano (via Ricasoli, 30-36)

Il museo ospita all’interno la collezione del Tesoro del Duomo, oltre ad opere provenienti da altre chiese della zona. All’interno è possibile ammirare oggetti d’arte sacra, dipinti e sculture di artisti locali, oggetti di oreficeria a soggetto sacro, paramenti, codici e libri preziosi. Di grand’interesse il Crocifisso ligneo policromo del sec. XIII; gli affreschi di Spinello Aretino; alcuni dipinti di Luca Signorelli e del Vasari.

Museo e casa Ivan Bruschi (via del corso, 14)

Formatosi a partire dai primi anni 60, il museo ospita l’eclettica collezione dell’antiquario aretino Ivan Bruschi. Oggi la raccolta conta circa 10.000 pezzi tra mobili, dipinti, sculture, libri, vetri, ceramiche, argenterie, gioielli, monete, arnesi e attrezzi da lavoro.

Museo e Casa Vasari (via 20 Settembre, 55)

Nel piano principale, si segnalano pareti affrescate con soggetti mitologici e ritratti dei membri della famiglia proprietaria. Nelle sale sono esposte opere cinquecentesche raccolte personalmente dal Vasari, il maggiore collezionista del Rinascimento, tra cui preziose lettere autografe di Michelangelo.

Museo Statale D’arte Medievale e Moderna (via San Lorentino, 8)

Inaugurato nel 1972, il museo custodisce opere provenienti in gran parte dalle collezioni appartenute alla Fraternità dei Laici e dalla Pinacoteca comunale di Arezzo. All’interno sono custodite sculture e frammenti di lapidi di epoca medievale; colonne, capitelli e sculture provenienti dal Duomo e da altre chiese di Arezzo; opere medievali e rinascimentali; dipinti del XVI-XX secolo. Tra i vari artisti troviamo Margaritone d’Arezzo, Dietisalvi di Spreme, Giorgio Vasari…

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cosa vedere ad Arezzo (parte 1)

toscana

Vi mostro i luoghi religiosi da vedere ad Arezzo:

Badia delle Sante Flora e Lucilla (piazza della Badia, 1-3)

Costruita nel 1278 in stile gotico. All’interno è custodito l’altare realizzato da Giorgio Vasari, e l’affresco con “San Lorenzo” di Bartolomeo della Gatta. Capolavoro di artificio barocco è la finta cupola dipinta su tela da Andrea Pozzo nel 1702, posta al di sopra dell’altare maggiore.

Basilica di San Domenico (Piazza San Domenico, 18)

Gode del privilegio di ospitare al suo interno il celebre Crocifisso Ligneo dipinto dipinto da Cimabue. Vale da sola una visita anche la gotica Cappella Dragondelli, rifinita nel XIV secolo, che presenta un altare opera di Giovanni di Francesco da Firenze e un affresco con Gesù tra i dottori della chiesa realizzato da Gregorio e Donato di Arezzo. Ci sono gli affreschi con i Santi Filippo e Giacomo Minore di Spinello Aretino. Nella chiesa è sepolto il pittore rinascimentale Niccolò Soggi.

Basilica di San Francesco (Piazza San Francesco)

Costruita alla fine del 200, in stile gotico-toscano la chiesa all’interno è decorata da alcuni affreschi realizzati da Spinello Aretino, Luca Signorelli, ma soprattutto gli affreschi della Leggenda della vera Croce di Piero della Francesca. Da qualche anno è obbligatorio prenotare per visitarli, ma vale assolutamente la pena!

Cattedrale di Santi Pietro e Donato (Piazza del Duomo)

Situato sulla sommità del colle Donato, si tratta di un chiaro esempio di edificio religioso in stile gotico. La sua struttura interna prevede 3 navate divise da dei pilastri e 5 campate sormontate da altrettante volte a crociera. Il suo patrimonio storico-artistico è davvero inestimabile. Nella Cappella della Madonna del Conforto ad esempio sono conservate alcune splendide terrecotte realizzate da Andrea e Giovanni Della Robbia, mentre nella navata di sinistra si può ammirare il celebre affresco della Maria Maddalena realizzato da Piero Della Francesca nel 1460. Nella navata di destra si trova il sepolcro di Papa Gregorio X, morto ad Arezzo nel 1276, lungo quella centrale invece spicca la tomba del Vescovo Guido Tarlati, decorata con degli splendidi rilievi marmorei attribuiti addirittura a Giotto. In chiusura, impossibile non menzionare anche le suggestive vetrate che illuminano la chiesa.

Chiesa Della SS. Annunziata (via Giuseppe Garibaldi, 160)

Edificata su progetto originario di Bartolomeo Della Gatta e successivamente completata da Antonio da Sangallo; la chiesa presenta una facciata in pietra, decorata da una lunetta, raffigurante l’annunciazione di Spinello Aretino. Inoltre, all’interno sono conservate opere del Vasari e di Pietro da Cortona.

Chiesa di San Bernardo (via Margaritone, 11-13)

Realizzata accanto al quattrocentesco monastero degli Olivetani, la chiesa fu costruita tra il 1340 e il 1375. Oggi l’edificio, un tempo ricchissimo di opere d’arte andate perdute, si presenta ad una sola navata completamente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale.. Di grand’interesse l’Annunciazione di Angelo di Lorentino d’Andrea, e il San Giovanni Battista nel deserto.

Chiesa di S’Agostino (Piazza S’Agostino, 1)

Costruita nel XIII secolo, la chiesa fu oggetto di un restauro, ad opera di Filippo Giustini, che ne dimezzò le dimensioni. All’interno sono conservate tele seicentesche di Bernardino Santini e un coro ligneo intagliato da Ludovico Paci nel 1771.

Chiesa di Santa Maria Della Pieve 

All’interno sono conservate diverse opere, tra le quali: il politico con la Vergine col Bambino e i Santi Giovanni Evangelista, Donato, Giovanni Battista e Matteo commissionato a Pietro Lorenzetti; il busto di San Donato; il fonte battesimale, decorato con le Storie di San Giovanni Battista di Giovanni D’Agostino.

Chiesa Di Santa Maria Delle Grazie (via santa maria delle grazie)

Costruita tra il 1435 e il 1444, su disegno di Domenico del Fattore, su un santuario pagano; la chiesa all’esterno è caratterizzata dalla presenza del portico progettato da Benedetto da Maiano nel 1490. Inoltre, all’interno degni di nota sono l’altare marmoreo di Andrea Della Robbia, decorato con l’affresco della Madonna della Misericordia di Parri di Spinello; e l’affresco con Papa Sisto IV in trono con il cardinale Gonzaga e il cardinale Piccolomini di Lorentino d’Andrea.

Chiesa Di Santa Maria In Gradi (piazza santa maria in gradi)

All’interno sono conservate diverse opere, tra le quali: una pala di Andrea della Robbia raffigurante la Madonna della Misericordia; il Sant’Andrea Zoerandro e Carlo Borromeo di Vincenzo Dandini; la Madonna Assunta tra santi di Bernardino Santini; alcune immagini raffiguranti gli apostoli, dipinte da Ulisse Ciocchi e Giovan Battista Manzolini.

 

 

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cosa vedere a sovicille

toscana

Il paesaggio che ci troviamo davanti appena arrivati a Sovicille è accogliente, silenzioso, intatto e generoso. Un piccolo borgo nascosto nel verde del complesso collinare della Montagnola, ma l’intero territorio comunale, tra i più estesi della provincia, si allunga fino alla valle del Merse. Strade tutte curve collegano i villaggi, pievi e castelli con numeri da record: sono state censite almeno una cinquantina di fortificazioni e tredici chiese plebane. Qui si attraversa la storia, e i sensi si rilassano alla vista di splendidi lecceti, castagni secolari e pioppi che vigilano le sponde dei torrenti, le cui acque alimentavano antichi mulini. Dove un tempo passava il confine tra le diocesi medievali di Siena e Volterra sorge Sovicille, che conserva la forma ellittica dell’insediamento castellano, attestato fin dal X secolo. La piazza centrale, oggi intitolata a Guglielmo Marconi, venne costruita dai Longobardi riutilizzando l’incrocio tra il cardo e il decumano romani. Tutt’intorno non c’è edificio che non conservi traccia delle strutture architettoniche medievali. La testimonianza più antica è l’architrave sulla porta di accesso laterale alla pieve di San Lorenzo Martire, patrono di Sovicille. Rappresenta l’eterna lotta tra bene e male: un cavaliere, un uomo con la faretra e un arciere che combattono contro un drago. La chiesa stessa, elevata nel’300 da canonica di castello a pieve, venne edificata su una parte dell’antica cinta muraria, mentre il campanile romanico prese il posto di una torre preesistente. Anche via Roma, con il suo andamento curvilineo, ricalca l’antica cerchia difensiva. Poco fuori dal borgo, la pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino racconta di monaci, vescovi e cavalieri. Semplice e armoniosa, è una delle testimonianze romaniche più belle della Toscana. Fu edificata intorno al Mille sui resti di una villa romana, di cui resta uno splendido pavimento a mosaico di età imperiale. Nata come chiesa plebana e battesimale del castello di Sovicille, è stata un importante punto di aggregazione. Si vedono ancora i resti di una fortificazione che proteggeva il cortile e l’adiacente palazzo gotico, residenza estiva dei vescovi di Siena. La facciata in arenaria della pieve, coperta da un tetto a capanna, è semplicissima. Un bassorilievo mostra la lotta di un uomo contro un drago: ricorda l’architrave della pieve di San Lorenzo. L’impianto interno è a 3 navate, elegante e armonico. Unici decori, i capitelli dei pilastri, ornati con raffinati bassorilievi di derivazione lombarda e francese secondo le influenze dell’epoca. Splendidi anche i colonnini e i capitelli del piccolo chiostro, riportato alla luce da alcuni lavori di consolidamento nel 1950. È stato questo ritrovamento che ha convinto gli storici a ipotizzare la presenza, anche qui, dei monaci vallombrosiani, molto attivi in questa zona. Il chiostro richiama infatti un altro ben più imponente complesso gestito da questi religiosi, sei km più a sud: l’abbazia della Santissima Trinità e di Santa Mustiola, nella frazione di Torri, borgo medievale intatto. Il chiostro dell’abbazia è un capolavoro unico, un quadrati perfetto a 3 ordini di logge sovrapposte. Il più antico, quello romanico, è spettacolare: decorato con marmi policromi bianchi, rossi e nero-verdi, è costituito da una serie di fitte archeggiature sorrette da colonnine tutte diverse tra loro. I capitelli sono scolpiti con i più svariati motivi geometrici, vegetali e zoomorfi. Da ammirare anche i pluvini, decorati con vari simboli e scene dell’Antico Testamento. Ci sono la sirena bicaudata e la conchiglia di San Giacomo, l’uva emblema dell’abbondanza e la rappresentazione del Peccato Originale, il grifone che divora il pesce e la colomba con il ramo d’ulivo. Il secondo ordine è trecentesco, in pesante cotto. Più leggero il terzo ordine, rinascimentale, sorretto da colonnine in legno. L’insieme crea una scenografia stupenda. È legato a una dinastia altrettanto importante, quella dei Chigi, un altro gioiello di questo territorio: villa Cerinale, magnifico esempio di dimora signorile. La villa, l’immenso giardino che la circonda e il bosco con le statue di santi ed eremiti il “parco della Tebaide” sono frutto di una costante ricerca scenografica. E infatti non può che stupire, al limitare del giardino, la visione dei trecento scalini della Scala Santa, che sale ripidissima al romitorio costruito nel 1716 sulla collina; ospiatva monaci ed eremiti che vivevano in elemosina o di provviste donate loro dai padroni della villa.

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gita in val di serchio

toscana

Borgo delle fate è il nome ufficioso del progetto di riqualificazione della zona di Isola Santa e dintorni. È un luogo magico questo pezzo di Val di Serchio, in provincia di Lucca, tra i profili scoscesi delle Apuane e l’Appennino. Una terra di santi e pellegrini, contesa per secoli per la posizione strategica e le sue acque, oggi vocata alle passeggiate nel verde e alle avventure in famiglia. Nel cuore del Parco regionale delle Alpi Apuane si pernotta proprio a Isola Santa, frazione di Careggine: sorge dalle acque smeraldine del Lago di Isola Santa ed è collegato alla terra solo da un capello di strada. Negli anni 50 una diga sorta a ridosso dell’abitato lo svuotò, ma oggi nel borgo raccolto intorno all’Hospedale di San Jacopo, del XIII secolo ora chiesa sconsacrata, domani forse centro polivalente ci sono segnali di vita. Da qui parte la passeggiata della Pollaccia, lungolago. Soprattutto al tramonto, tra i gialli e i neri dell’inverno, è un’altra esperienza da ricordare.

Sul Lago Incantato

Dopo lo scatto di rito, dall’argine della diga partono da qui le escursioni più belle. A partire da quella per la vetta della Pania della Croce, regina delle Apuane con i suoi 1.858 metri, a sudest di Isola Santa. Lunga, ma facile, è anche per i bambini dagli 8 anni in su: un rito antico arrivare in cima all’alba e vedere il mare. È adatta ai più piccoli pure la salita per gli alpeggi del Puntato, che si inerpica fra i prati fino a Col di Favilla. Sembra un paese uscito da un libro di Tolkien, con le case di pietra abbandonate intorno alla chiesina di Sant’Anna. Prenotando per tempo una guida, si prosegue poi sulla provinciale di Arni fino all’imbocco del sentiero che porta alle Marmitte dei Giganti, 5 minuti d’auto verso il mare. La prima parte del tracciato non è adatta ai bambini, però si organizzano tour di circa 2 ore per le scolaresche fino alle celebri piccole piscine circolari, scavate dai torrenti nel marmo della montagna, simili ai pentoloni di antichi titani. Poco più a nord, sembra una fiaba anche la storia di Fabbriche di Careggine, il paese scomparso nelle acque del lago artificiale di Vagli. Le sue case e la chiesa romanica di San Teodoro vedono la luce solo durante le rarissime operazioni di svuotamento del bacino da parte dell’Enel. L’ultima volta accadde nel 1994: i turisti sono corsi a flotte a fotografare le rovine del villaggio fantasma. Non si conosce quando riaccadrà, ma c’è ogni tanto qualcuno che si diverte a suonare le campane della chiesa della frazione di Vergaio, sempre aperta, lì a fianco: sono proprio quelle del paese perduto salvate dall’acqua. Ancora sul lago, il Bioparco di Vagli offre aree picnic, un ponte sospeso tra i più lunghi d’Europa che di notte si accende di tanti led e, da poco, ha un tratto trasparente per guardare nel vuoto e la possibilità di prenotare tour sull’asinello o in elicottero. La novità del 2017 è la zipline: una teleferica lunga1.500 metri per sfrecciare, a 150 km orari, sospesi 350 metri sopra l’acqua. Se il clima, sempre incerto quassù, fosse inclemente, si può optare per la Grotta del Vento, sopra Fornovalasco. Suggestivo d’inverno, per l’acqua che cola all’ingresso e sulle pareti, il sito offre tre tipologie di tour, tra cui quello con lo speleologo, con imbragatura, e il percorso di 3 ore su passerelle sicure, con un passaggio dentro la gola alta 90 metri. Poco prima della grotta, sulla sinistra, si imbocca il sentiero per il Monte Forato, spettacolare arco di roccia che domina la valle. Il tracciato è facile, ,a dura comunque 4 ore: chi viaggia con i bambini piccoli si può fermare nel primo tratto all’imbocco della Tana che Urla, altra cavità carsica da cui, nei giorni di piena, esce una piccola cascata; all’interno si possono fare escursioni con Apians. Chi prosegue potrà invece incrociare le coppiette di trekker innamorati che, complice la forma a vera nuziale, vengono sul Forato a scambiarsi le promesse. Agganciata al portale di roccia, un’altra novità, al momento per maggiorenni: l’altalena per dondolarsi in mezzo al cielo, con un’imbragatura. Appena a nord, ecco la Riserva Naturale dello Stato dell’Orecchiella, versante appenninico della Garfagnana: dal centro visitatori, con piccolo museo naturalistico, partono vari sentieri didattici. Una bella idea è trascorrere la notte in uno dei rifugi, pittoreschi ed economici, sperando di avvistare cervi o cinghiali. Vale la pena di sconfinare nella vicina Val Fegana per vivere la Riserva Statale dell’Orrido di Botri. I più pigri vi si possono affacciare dai tratturi che lo seguono dall’alto; i bambini, con la guida, affrontano il tratto facile fino alla piscina prima dei passaggi con le corde; i più sportivi l’intero sentiero sul fondo con tratti di tubing, la discesa con imbragatura nel tracciato di piccole cascate, tra pareti a strapiombo.

ricette

panforte di siena

dolce toscano

Ingredienti:

150 g di farina; 120 g di gherigli di noce; 120 g di mandorle dolci; 200 g di canditi; cannella; noce moscata; coriandolo; 200 g di zucchero a velo; 150 g di miele; 50 g di zucchero vanigliato; 20 ostie grandi.

Preparazione:

Asciugate le noci e le mandorle in forno molto caldo per 5 minuti, tritatele e mettetele in un recipiente assieme ai canditi, la cannella, la noce moscata e il coriandolo. Togliete 2 cucchiai dalla farina e aggiungete il resto alla frutta secca. Tenete da parte 1 cucchiaio di zucchero a velo e mettete il resto a sciogliere sul fuoco con un cucchiaio d’acqua e il miele. Quando comincia a filare, unitelo al composto di canditi e frutta secca e amalgamate il tutto. Date all’impasto la forma di una torta rotonda molto bassa. Sistemate le ostie nel fondo della torta e versatevi il composto. Spolverizzate con lo zucchero e la farina tenuti da parte. Cuocete per 30 minuti nel forno a 150°C.

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dove andare al mare con i bimbi (parte 1)

Ecco a voi la prima parte con 4 posti dove andare con i vostri bimbi.

Biodola

All’isola d’Elba ci sono decine di spiagge, ben attrezzate e sicure per bimbi e ragazzi. Le famiglie prediligono la sabbia fine, con pineta fitta, il fondale digradante e il mare cristallino per vedere i pesci a occhio nudo: a sud, spiccano marina di Campo, Lacona, Lido di Capoliveri; a nord, Procchio e il golfo della Biodola, a 7 km da Portoferraio, avvolto dai profumi di letisco e sughere. Cose speciali da fare con la famiglia: lezioni di vela, windsurf e sub per tutta la famiglia (bimbi dagli 8 anni) ed escursioni in barca alle spiagge più belle dell’Elba.

Castiglione della pescaia

Qui sabbia e pineta la fanno da padrone e il profumo di pini marittimi  e salsedine infondono subito relax. Castiglione della pescaia,  è un pittoresco borgo dove godersi un aperitivo con vista sul litorale. Da non perdere assolutamente un giro in bici nel Parco Regionale della Maremma, o in sella a un pony tra macchia mediterranea e spiaggia.

Cervia-Milano Marittima

Milano Marittima offre quasi 3 ettari di pineta, mare pulito e mondanità, tra ristoranti, locali, negozi e parchetti. L’ora dell’aperitivo si gusta lungo i tipici canalini immersi nella pineta, tra affascinanti ville e viali alberati, o ammirando il mare. Tra le escursioni da fare c’è il parco della salina di Cervia, dove ammirare lo spettacolo dei fenicotteri tra le dune di sale, e il relativo museo. Per il puro divertimento, a 11 km c’è il Parco di Mirabilandia. Speciale famiglie: da vedere il parco Naturale di Cervia e le Terme di Cervia. 

Lignano Sabbiadoro

Ha dei fondali bassi e una lingua di sabbia dorata lunga quasi 8 km: Lignano Sabbiadoro è l’ideale per passeggiate pieds dans l’eau, castelli di sabbia e giochi in riva al mare. Tra un mondo di parchi giochi in riva al mare. Val la pena riservare mezza giornata all’escursione in batana (la barca lagunare a fondo piatto) nella Laguna di Marano, borgo marinaro storico. Da lì si scoprono le riserve naturali di Valle Canal Novo e Foci dello Stella, dove, tra baie e canne di bambù, si scorgono animali e uccelli particolari come aironi, fenicotteri e falchi di palude.