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borghi da vedere in emilia-romagna (parte 2)

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Altri consigli sui borghi da vedere in Emilia-Romagna:

MONTELEONE

È un piccolo e suggestivo borgo adagiato a mezzaluna intorno all’imponente castello di epoca malatestiana, che si erge al centro della piazza. Il castello, ha avuto forti trasformazioni nei secoli, che non ne hanno alterato il fascino. La piccola chiesa dedicata ai SS. Caterina e Cristoforo era in passato collocata all’interno delle mura, dove sorgeva l’antico abitato.

PORTICO E SAN BENEDETTO

Inserito nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Felterona e Campigna, il comune comprende 3 borghi, Portico di Romagna, Bocconi e San Benedetto in Alpe. la struttura urbanistica medievale di Portico ha mantenuto la costruzione su 3 piani distinti, collegati da suggestivi passaggi pedonali, secondo uno schema urbanistico che rispecchiava le gerarchie sociali. L’abitato di San Benedetto in Alpe invece prende il nome da un monastero benedettino che conserva una bellissima cripta.

DA NON PERDERE

La cascata dell’Acquacheta, raggiungibile con un percorso immerso nei boschi dell’Alto Appennino. La chiesa di S.Maria in Girone, con opere di pittura della scuola romagnola. Il ponte della Maestà, elegante manufatto in pietra a “schiena d’asino”.

PREMILCUORE

Nell’edilizia del borgo si vedono ancora tratti di cortine murate, alte torri, porte, merli e beccatelli. Il centro storico è stretto nel perimetro del castello, su un’ansa del fiume Rabbi. Fra gli edifici civili spiccano i Palazzi Briccolani, sede di una bottega di antiquariato, e Giannelli. Nei dintorni, la visita ai mulini ad acqua Mengozzi e Biondi, ancora attivi e visitabili, e l’escursione al borgo di Castel dell’Alpe.

DA NON PERDERE

L’organizzato centro visite del Parco nazionale delle Foreste casentinesi, monte Falterona e Campigna che include il Museo della Fauna del Crinale romagnolo.

SAN LEO

Ancora oggi conserva il suo carattere di luogo inaccessibile, alto su un enorme masso calcareo, in perenne equilibrio sulla natura, con le due impronte umane, il borgo e la fortezza, che occupano lo spazio della rupe. Il borgo è tutto attorno a una piazza con la torre civica, i palazzi nobiliari, la pieve, eretta sul luogo dove San leone visse gli ultimi anni da eremita, e il Duomo, edificati talmente a ridosso dello strapiombo della rupe che non possiedono una vera facciata e vi si deve accedere da porte laterali.

DA NON PERDERE

La possente fortezza, posta a maestoso dominio dal punto più alto della rupe, con una splendida vista sulla valle del marecchia; nelle sue segrete fu rinchiuso il conte di Cagliostro fino alla morte. Il Museo di arte sacra, nel Palazzo mediceo.

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Borghi da vedere in Emilia-Romagna

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Una serie di borghi che dovete assolutamente vedere in Emilia-Romagna:

CASTELVETRO DI MODENA

Borgo pittoresco tra le colline modenesi piene di vigneti. Da ammirare la caratteristica piazza centrale.

DA NON PERDERE

Fili d’Oro a Palazzo, esposizione di abiti in stile rinascimentale. Il Musa, museo dell’Assurdo. Il castello di Levizzano Rangone. L’oratorio San Michele, perla del romanico e il santuario di Puianello.

CASTROCARO TERME E TERRA DEL SOLE

La cittadina è composta dal nucleo medievale di Castrocaro, perfettamente conservato, collegato dall’arioso viale Marconi alla cittadella rinascimentale di Terra del Sole, chiusa dalle grandiosa mura medicee. Sul viale la parte moderna, con le sue famose terme dal puro stile art-decò unico in Italia.

DA NON PERDERE

A Castrocaro, la fortezza, una delle più vaste d’Italia con il Museo storico-archeologico; il borgo medievale; la Cittadella; il battistero bizantino; la torre campanaria; la chiesa parrocchiale con pregevoli opere d’arte del Medioevo e del Rinascimento. Nella parte moderna, il complesso termale art-decò. A Terra del Sole, il palazzo pretorio con il Museo dell’Uomo e dell’Ambiente; la scenografica piazza d’Armi; la chiesa di S.ta Reparata e il giro delle mura medicee.

FONTANELLATO

La ricchezza delle sue acque sorgive in questo territorio è all’origine del nome del borgo medievale, sovrastato dalla rocca Sanvitale. La rocca è uno degli esempi di fortilizi meglio conservati della regione, in cui l’architettura fortificata si associa alla funzione residenziale; circondata da un fossato, costituisce il baricentro della vita urbana e forma uno scenario di rara unità con la cornice di case porticate intorno.

DA NON PERDERE

L’interno della rocca Sanvitale, con la visita della celebre saletta di Diana e Atteone, con l’omonimo affresco tratto dalle “Metamorfosi di Ovidio”, uno dei capolavori del Parmigianino, e delle numerose sale arredate con mobili d’epoca e grandi tele di pregio.

LONGIANO

Immerso nella valle del Rubicone, il borgo è un paradigma di urbanistica medioevale: il centro storico, molto armonico nella struttura architettonica, è ottimamente conservato, e presenta una doppia cinta muraria ancora oggi ben visibile. Longiano ha un castello, 5 musei, un teatro e interessanti chiese storiche come il santuario del Ss. Crocifisso e la collegiata di San Cristoforo.

DA NON PERDERE

Il Castello Malatestiano e la fondazione Tito Balestra, con opere di artisti contemporanei del calibro di Maccari, Guttuso, De Pisis, Rosai. Il sistema museale, tra cui: il Museo di arte sacra, nell’oratorio di San Giuseppe; l’originale museo della Ghisa, con elementi di arredo urbano prodotti tra l’800 e il ‘900; il Museo del Territorio, raccolta di attrezzi agricoli e testimonianze del mondo contadino.

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viaggio nel delta del po

Il Delta del Po è un frusciare di canneti, sciabordio dei barconi, garrito dei gabbiani, calde note delle ocarine… tutti suoni, racconti e visioni di un mondo racchiuso fra il Veneto e l’Emilia, dove il grande corso d’acqua si scioglie nell’adriatico.

Il canto del mare e del fiume si rincorrono in un moto perpetuo. Il verso degli uccelli copre lo sciabordio delle barche dei pescatori. Il frusciare dei canneti sussurra al vento incessante. Il Parco del Delta del Po, è un universo di ritmi, luci e odori che regalano un’esperienza viva. Questo mondo piatto, fatto di linee di verde e di blu che si intersecano di continuo, dà vita a una Riserva della Biosfera Unesco http://www.biosferadeltapo.org

Il tutto da esplorare a piedi o in bicicletta, a cavallo o in canoa. Tra Papozze e Ariano nel Polesine il Po, prima di fluire nel mare, si divide una prima volta; poi, più a oriente, genera sette bracci, creando infinite isole. Da scoprire percorrendo le strade sterrate alte sugli argini e, di tanto in tanto, fermandosi, muniti di binocolo, presso uno dei numerosi punti di avvistamento ornitologico. Qui vivono, tra uccelli stanziali e migratori, ben 370 specie, che hanno trasformato la zona in uno dei maggiori paradisi europei di birdwhatching. L’alba e il tramonto sono i momenti giusti per ascoltarne il canto. A comporre la colonna sonora del delta contribuisce anche l’argilla. la musica nasce dalle note delle ocarine. Il Po di Maistra è il ramo più piccolo del delta, il più selvaggio e incontaminato. Con le sue ampie anse, si percorre a bordo di barconi o in canoa, zigzagando tra i canneti, rifugio di anatre e volpoche. L’incontro con il mare qui ha un suo canto: toni bassi, quasi sommessi. Il ronzio delle barche a motore dei pescatori, attutito dalle canne palustri, rompe il silenzio e disegna profili sinuosi tra sabbie instabili e cespugli pionieri. Qui i più esperti fanno la posta a branzini e sogliole, a seconda del periodo. La vicina spiaggia, Boccasette, è un angolo di Adriatico poco affollato anche in estate. Rosolina custodisce un’altra oasi naturale, il Giardino Botanico Litoraneo: tre percorsi, accessibili anche ai non vedenti, in cui si passa dalla terraferma al mare attraversando le dune fossili, residuo dell’antica linea di costa. I lecci e l’olivello spinoso cedono il passo a elicriso, ravastrello e vilucchio, in un miscuglio tra vegetazione di pianura, ambienti umidi e marini.  E lo sguardo corre così libero dalla natura rigogliosa di boschi e pinete fino alle aree spoglie, bruciate dalla salsedine. La gente del delta è tenace e profondamente legata al fiume e ai suoi ritmi ancestrali. Non è esagerato parlare di agricoltura e di pesca eroiche. nella cittadina ferrarese si arriva attraverso una pianura immobile dove l’acqua, fiacca, si è insinuata nella campagna e nella sabbia creando le valli da pesca, governate da argini, chiuse, canali. Qui l’inizio dell’autunno ha un altro canto: quello dei cervi in amore che vivono nella Riserva naturale del Gran Bosco della Mesola. Il loro bramito si sente fino all’abbazia di Pomposa. Comacchio è una Venezia in miniatura che si percorre a piedi da Trepponti, il ponte-simbolo che poggia su cinque isolotti, al ponte degli Sbirri, vicino all’ex carcere. Da visitare, per chi ama l’arte contemporanea, la casa-museo di Remo Brindisi. E, per immergersi nella storia locale, il Museo del delta antico che, insieme al Museo archeologico nazionale di Adria, ben raccontano l’intreccio di civiltà che hanno adattato questa terra anfibia alle necessità dell’uomo. Terra e creta si fanno anche oggetto d’arte nel laboratorio di ceramica dove trovano impiego persone con disabilità fisica e intellettiva. Un paesaggio che colpisce e cambia colore al mutare della luce: dal bianco e nero della nebbia autunnale, che avvolge tutto in un’atmosfera quasi sospesa, ai colori vibranti e accesi della primavera e dell’estate. Ogni giorno, di buon mattino, Porto Garibaldi si anima per il rientro dei pescherecci in porto. la gente del posto ci va alla ricerca del miglior pesce, appena catturato. le quinte di Comacchio sono disegnate dalle valli da pesca e dai lavorieri, ingegnosi srumenti per la cattura dell’anguilla. Con una colonna sonora firmata dai gabbiani, che sostano accanto ai bilancini. Le loro voci, come un guaito, accompagnano le barche in porto. Dalla Salina, che ha ripreso l’attività di estrazione dopo trent’anni di chiusura, si assiste invece alla danza dei fenicotteri nelle basse acque della valle. E i toni nasali del loro gracchiare sono un altro canto che va a comporre la sinfonia del delta.

 

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Piacenza medievale

chiesa di piacenza

oggi vi propongo un percorso medievale a Piacenza.

Basilica di S.Savino

la chiesa, consacrata nel 1107, presenta oggi una facciata realizzata nel 1721 che ha coperto quella originale. L’interno, a tre navate e con una splendida cripta, è in stile romanico lombardo, sopra l’altare maggiore troneggia il prezioso crocifisso ligneo policromo del XII secolo. Di straordinario interesse sono i mosaici pavimentali che risalgono al XII secolo: quelli del presbiterio rappresentano il Dio anno con il sole e la luna e le scene che simboleggiano le Virtù Cardinali, mentre i mosaici della cripta illustrano i mesi con le attività agricole affiancati dai corrispondenti segni dello zodiaco.

Duomo – Cattedrale di Piacenza

La cattedrale, splendido esempio di romanico emiliano, fu iniziata nel 1122 e conclusa nel 1341. L’interno è a tre navate con ampio transetto e grandioso tiburio centrale. Sulla facciata in marmo e arenaria si aprono tre portali sormontati da protiri, con decorazioni raffiguranti telamoni e scene della vita di Cristo, sia sul portale di destra, attribuito allo scultore Nicolò, sia su quello di sinistra assegnato alla scuola di Wiligelmo. Sul protiro centrale è raffigurato il ciclo dello zodiaco degli stessi autori. All’interno della chiesa su alcuni pilastri sono inseriti bassorilievi raffiguranti le corporazioni artigiane medioevali che contribuirono alla costruzione della cattedrale: i paratici. Molto interessante è il fonte battesimale paleocristiano ricavato da un unico blocco di marmo. Diversi affreschi tre-quattrocenteschi decorano pareti e pilastri. Sopra l’altare si trova l’importante polittico ligneo di Antonio Burlengo e Bartolomeo Da Groppallo. Sulla guglia del campanile trecentesco svetta un angelo rotante in rame dorato dello stesso periodo.

Basilica di S.Antonino 

Fondata come antica basilica paleocristiana nel IV secolo, l’attuale struttura risale al XI secolo con successivi rimaneggiamenti. presenta una pianta a croce latina rovesciata con torre ottagonale verso la facciata. testimonianze uniche della pittura a Piacenza nel XII secolo sono gli affreschi nel sottotetto che rappresentano santi e profeti. Alcuni di questi sono stati strappati e rimontati sulle pareti laterali dell’ingresso settentrionale. Sotto l’altare maggiore sono custoditi i resti di S.Antonino, patrono della città. nel 1183 qui si avviarono i preliminari della pace di Costanza tra Federico Barbarossa e i Comuni Italiani, come è ricordato nella lapide posta sotto lo splendido Portico del Paradiso, che segna l’ingresso della chiesa con uno splendido portale romanico. Annesso è il Museo Capitolare. Qui sono conservate opere di pregio tra cui i dossali del Quattro-Cinquecento e preziosi codici dello stesso periodo.

Chiesa di S.Francesco

In stile gotico, venne edificata tra il 1278 e il 1365. la facciata a capanna dà accesso ad un grandioso spazio interno diviso in tre navate, senza transetto, e con ampio coro. Interessanti gli affreschi dei secoli XIII-XV, tra cui uno splendido Giudizio Universale. In origine vi era annesso un convento francescano con tre chiostri, dei quali è conservato, solo in parte, quello che si affaccia su piazza plebiscito.

Palazzo Gotico 

Edificato nel 1281, grazie all’iniziativa di Alberto Scotti, è un insigne esempio di architettura civile medioevale. Arricchito da un loggiato in marmo rosa di Verona, in elegante contrasto con il piano superiore in cotto rosso, è decorato con ampie trifore e quadrifore. Al piano superiore è ospitato il grande salone per assemblee, ora adibito a prestigiosa sede di convegni e manifestazioni.

Piazza Borgo 

Il nome deriva da sobborgo in quanto la zona era fuori dalle prime mura medioevali. Qui erano presenti in particolare botteghe artigiane di mercanti di pellami e tessuti. All’angolo con via Garibaldi è ancora visibile l’antica casa torre appartenuta alla famiglia Scotti. Domina la piazza la chiesa di S.Brigida, costruita su un edificio più antico, che aveva annesso un hospitale per i pellegrini, poco lontano la chiesa di S.Eufemia.

Chiesa di S.Giovanni in Canale

Fu edificata nel XIII secolo dall’ordine dei domenicani. L’ampio spazio interno è suddiviso in tre navate senza transetto. All’interno della chiesa sono visibili un prezioso sarcofago in marmo rosa di Verona della famiglia Scotti e affreschi due-trecenteschi. Il chiostro dell’attiguo convento è conservato solo in parte.

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Piacenza Rinascimentale

cittadella farnesiana

Per raccontare la  Piacenza Rinascimentale vi suggerisco di visitare i seguenti luoghi:

Basilica di S.Maria di Campagna 

Fu edificata secondo il progetto di Alessio Tramello su una chiesa preesistente. Inizialmente contraddistinta dall’imponente tributo centrale e dalla lanterna, presentava in origine una pianta a croce greca. Già nella seconda metà del Cinquecento venne aggiunto il coro per rispondere a nuove esigenze liturgiche. La struttura esterna, realizzata in cotto, presenta nitidi volumi dalle linee armoniose. L’interno, ricco di opere d’arte, è altresì impreziosito da un importante ciclo di affreschi di Giovanni Antonio Sacchi detto Il Pordenone. Alla sua morte l’opera venne ultimata da Bernardino Gatti detto il Sojaro. Gli affreschi rappresentano la nascita della Vergine, L’adorazione dei Magi, i pastori al presepio, fuga in Egitto e Storie di S. Caterina d’Alessandria nelle cappelle laterali, e un complesso programma iconografico raffigurante temi del Vecchio e Nuovo Testamento sulla cupola. Indirizzo: piazzale delle crociate, 5

Chiesa di S. Sepolcro

Fondata sulla via Francigena nel 938, fu riedificata su progetto di Alessio Tramello. L’edificio in cotto, di grandi dimensioni e senza decorazioni esterne, presenta linee severe e imponenti. L’interno semplice, suddiviso da pilastri alti e quadrati, presenta un fregio monocromo che si snoda lungo tutto il perimetro. La ricca decorazione quattrocentesca del chiostro, oggi non visitabile, è conservata presso i Musei Civici di palazzo Farnese. Indirizzo: via S.Nazzaro, 4

Palazzo Scotti da Fombio 

Il palazzo ha una facciata semplice e severa in cotto, scandita da comici marcapiano e da un portale in marmo, decorato con motivi classicheggianti e stemmi nobiliari degli Scotti e dei Sanvitale. All’interno si schiude un cortile porticato con colonne ed eleganti capitelli. Oggi è sede del Collegio Morigi. Indirizzo: via Taverna, 39

Chiesa S.Sisto

la chiesa attuale, progettata all’inizio del Cinquecento da Alessio Tramello, è stata edificata su un precedente complesso monastico alto medievale. La facciata è arricchita da decorazioni, semicolonne e statue di Santi e si affaccia su di un ampio chiostro triportico, dal quale è possibile veder anche il Chiostro dell’Abate. la pianta presenta uno schema a tre navate con transetto e cappelle laterali ed ha un’ampia cripta di impronta bramantesca. L’interno è ricco di opere d’arte: affreschi, dipinti, monumenti e sculture, tra cui spicca lo straordinario coro ligneo intarsiato, databile ai primi decenni del Cinquecento. Sopra al coro è oggi visibile una copia settecentesca  della Madonna Sistina di Raffaello. Indirizzo: via S.Sisto, 9

Palazzo Farnese 

Il palazzo, voluto da Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V e moglie del duca Ottavio Farnese, fu edificato su progetto di Jacopo Baroni detto il Vignola. Per costruirlo venne parzialmente abbattuta la preesistente Cittadella Viscontea costruita nel 1373. Rimasto incompiuto, e privo del teatro che era stato progettato ma mai realizzato, presenta un’architettura imponente  e severa all’esterno, a cui fanno da contrappunto il loggiato del cortile interno, gli affreschi e i preziosi stacchi degli appartamenti di rappresentanza. È strutturato su piani grandiosi e mezzi piani. Al piano nobile si trova la  scenografica cappella Ducale, adibita in origine a cerimonie di rappresentanza della famiglia, è ora trasformata in centro convegni. Il palazzo attualmente è la sede dei Musei Civici omonimi. Indirizzo: piazza cittadella, 29

Le Mura Farnesiane

La cinta bastionata, che fu iniziata nel 1525 e terminata nel 1547, cingeva completamente l’abitato cittadino. Le mura interrotte da  bastioni, porte e torri, sono da considerarsi dei veri e propri capolavori dell’architettura militare, alla cui progettazione avevano partecipato importanti architetti del Cinquecento. Oggi sono visitabili i tratti delle mura verso Nord e verso Sud.

Palazzo Landi

Straordinario esempio di residenza signorile del Rinascimento, il palazzo venne edificato alla fine del Quattrocento. La facciata, che risale al 1484, è decorata con un fregio in terracotta raffigurante sirene, armi e medaglioni in rilievo. Ricco ed elaborato è il portale di marmo opera di Giovan Pietro e Gabriele da Rho. Il cortile grande ospita un quadriportico con decorazioni in cotto che richiamano quelle della facciata. Attualmente è sede del Tribunale di Piacenza. Indirizzo: vicolo del consiglio, 12