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cosa vedere a kyoto

A Kyoto potete ammirare i ciliegi in fiore e i giardini che si risvegliano intorno ai suoi 1.500 templi non è il solo motivo per cui Kyoto diventerà un hot spot nei prossimi giorni di primavera: sulla città, testimonianza di un passato solenne e luogo di assoluto misticismo, c’è un vento di rinnovamento grazie alle gallerie creative, locali cool e atelier artigianali che rivisitano la tradizione con raffinatezza contemporanea.

Verso nord missione poesia

Per una passeggiata che metta in pausa l’agitazione dei pensieri, puntate la foresta di bambù di Arashiyama, dove il senso del tempo si perde l’atmosfera onirica dei labirinti di canne. O camminate sul Sentiero della filosofia, lungo il canale orlato diciliegi che, in primavera, esplodono nelle famose fioriture bianco-rosa, richiamando turisti da tutto il pianeta e giapponesi dediti all’hanami, la contemplazione della natura che si risveglia. Imperdibili , tra i giardini di sabbia rastrellata, i templi buddisti di Ginkaku-ji e Kinkaku-ji, con il Padiglione d’oro riflesso sul lago.

I quartieri centrali tra passato e futuro

Per avere la prova, a prezzi mini, che il Giappone ha una delle cucine più interessanti del mondo, bighellonate tra i negozi del mercato di Nishiki: godetevi l’asprezza dolce dello yuzu candito, le ciambelle di verdure, le alghe secche al sesamo. Poi, 4 ragioni per aprire, di sera, la pesante porta del Kyoto Forum, luogo ibrido lanciato dal regista-artista francese Alexandre Maubert: il design iconoclasta, le mostre degli emergenti, la mitica colonna sonora e le birre artigianali.

A Gion, le vibrazioni della sera 

Nella profusione di locande e stradine illuminate da lanterne del quartiere Gion, dove è facile imbattersi nella geisha.

A sud, lungo le vie della contemplazione

Il tempio Fushimi Inari è uno shock visivo regalato da migliaia di torii, i portali rossi simbolo dei santuari shintoisti, che compongono una lunga galleria ipnotica che porta fin sulla montagna: all’ingresso ingraziatevi i favori di Inari, dea dell’abbondanza, appendendo un biglietto in cui esprimete un vostro desiderio. Respirerete un senso di pace anche contemplando i giardini anni’30 di pietra e muschio del tempio buddista Komoyo-in. Tra il canto melodioso degli uccelli, i cespugli di azalee e, sullo sfondo, ciliegi e aceri che regalano nuovi cromatismi  ogni cambio di stagione.

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Piacenza città di teatri

teatro di piacenza

Gli edifici teatrali piacentini possono idealmente essere divisi in due gruppi: da un lato il Teatro Municipale legato in particolare alla tradizione ottocentesca del melodramma, dall’altro gli spazi scenici recuperati in periodi successivi del consistente patrimonio immobiliare di carattere religioso della città, chiese sconsacrate e chiuse al pubblico, in gran parte a causa degli editti napoleonici che sancirono la soppressione degli ordini convettuali. Oggi tale rete di strutture testimonia la vivacità e l’interesse cittadino per la realtà del teatro di prosa, la concertistica, la danza e la lirica, con programmazioni declinate anche per i più giovani attraverso un costante rapporto con il mondo della scuola.

Teatro dei Filodrammatici

Nel 1908 la società filodrammatica piacentina si insediò nella chiesa, a navata unica con volta a botte, del complesso monastico di S.Franca, chiusa durante le soppressioni napoleoniche. All’ingegner Giovanni Gazzola venne affidato il compito di trasformare la chiesa in un piccolo teatro; lo stile liberty, di gran moda all’inizio del Novecento, influenzò tutto il progetto. Il tema decorativo delle linee curve che caratterizzano l’esterno, definito ad ali di farfalla, si accompagna ai portoni ed alle parti in ferro battuto, in particolare a lampioncini con coda a serpentina. Il gusto degli interni appare, invece, ancora, ottocentesco: delicate decorazioni floreali attraversano tutta la sala, dall’arco di proscenio al soffitto. Il teatro, dopo un lungo restauro, ha riaperto i battenti nel 2000 e può accogliere quasi 300 spettatori.

Teatro Municipale

Inaugurato nel 1804, dopo solo un anno di cantiere, rappresenta il più importante e capiente edificio teatrale della città con i suoi 1124 posti. L’opera fu affidata all’architetto Lotario Tomba, che inserì la struttura su un preesistente palazzo nobiliare. La facciata, rielaborata negli anni successivi dall’architetto e scenografo milanese Alessandro Sanquirico, richiama il famoso modello lombardo del Teatro alla Scala. Il teatro piacentino si caratterizza per la presenza dei palchi, a tutt’oggi in gran parte di proprietà privata, e per l’atmosfera romantica della sala, con velluti rossi e ornamenti dorati. La planimetria ellittica e il legno fanno della cavea una straordinaria cassa armonica in grado di valorizzare e amplificare recitazione, musica e canto. Per recuperare spazio al palcoscenico, piuttosto ridotto, visto il vincolo dei muri perimetrali su cui intervenne il Tomba, l’ampio sottotetto è stato trasformato, alla fine degli anni Settanta, in un auditorium denominato sala degli scenografi.

Sala dei Teatini

Di grande impatto è l’apparato decorativo che riveste tutte le superfici della chiesa, datato tra la fine del XVII e il XIX secolo: oltre al complesso sistema di quadrature che si sviluppa sulle volte e sulle cupole, sono affrescati santi, angeli e profeti, scene bibliche e allegoriche di importanti pittori, tra cui Roberto De Longe e Giovanni Evangelista Draghi. L’intervento che più sottolinea la nuova felice destinazione d’uso è il palcoscenico ligneo nella zona destinata all’altare, protetto da un’innovativa camera acustica trasparente che rende la Sala dei Teatini uno spazio privilegiato, in particolare per attività concertistica.

Teatro S.Matteo 

Il Teatro S.Matteo nasce grazie al recupero di un edificio religioso chiuso al culto e presenta una capienza di circa 200 posti. Fondata nei primi anni del XII secolo come chiesa ospedaliera sul percorso della via Francigena e aggregata in seguito al monastero di S.Bernardo, comprendeva un’area molto estesa con un grande portico e diversi fabbricati di servizio. La chiesa fu chiusa definitivamente al culto nel 1903 e adatta negli anni successivi anche a sala cinematografica.

Teatro Gioia

Dalla sua fondazione, attorno all’anno 1000, l’edificio ha subito molte trasformazioni e ha cambiato la sua destinazione d’uso fino ad arrivare alla sua dismissione con Napoleone e alla riconversione in Teatro Romagnosi. L’edificio ora di proprietà della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato successivamente ripensato come sala polivalente, destinata a conferenze, concerti, spettacoli di danza e attività di ricerca laboratoriale.

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la regione Aragona: Saragozza, Huesca e Teruel

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Saragozza

Il capoluogo dell’Aragona sorge sulle rive del fiume Ebro a metà strada tra Madrid e Barcellona. Vanta un notevole patrimonio, come le chiese in stile mudéjar iscritte nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, la Basilica del Pilar e l’opera geniale di Goya, fra l’altro. Nei dintorni, la provincia offre vari punti d’interesse, come Fuendetodos, paese natale del geniale pittore Francisco de Goya, l’oasi naturale del Monastero di Piedra e la zona delle Cinco Villas, una suggestiva costellazione di borghi medievali.

Huesca

La città è situata a nord della regione, a poca distanza delle splendide vallate dei Pirenei il nucleo storico o Coso, segnava il limite delle antiche mura medievali e presenta un interessante tessuto urbano. Nei dintorni i Pirenei aragonesi possiedono innumerevoli motivi di attrazione per il turista. (valli ansó, Hecho o Tena), con il parco nazionale di ordesa e Monte Pardido. 

Teruel

Teruel è situata nel sud dell’Aragona, su un altopiano conserva un centro storico con un’importante eredità medievale. Si tratta di un complesso monumentale in stile mudéjar, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Nei dintorni spiccano incantevoli bei borghi medievali come Albarracín e Mora de Rubielos.