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gelatina di vino

marmellata di vino

ingredienti:

1 bottiglia di vino rosato, 200 g di zucchero semolato fine, 1 bustina di cameo frutta pec o 20 g di pectina in polvere.

preparazione:

Disponete in una casseruola lo zucchero e la pectina, quindi versate il vino a filo mescolando per scioglierli. portate lentamente a ebollizione a fiamma bassa il composto, mescolando in continuazione, e proseguite la cottura sempre a mescolando per circa 8-10 minuti. Verificate la consistenza della gelatina, versando una goccia di liquido su un piattino e controllando che risulti densa, poi spegnete. Suddividete il composto in 6-8 bicchieri o coppette e lasciate raffreddare completamente. Coprite con la pellicola e mettete in frigorifero per almeno 6 ore. La gelatina si conserva in vasetti di vetro ben puliti e chiusi immediatamente dopo il travaso. Si può tenere in frigorifero 15 giorni.

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pane di mais

Ingredienti:

150 g di farina 00, 150 gli farina di mais, 1 bustina di lievito, 2 uova, 25 cl di latte intero, 125 g di burro + 10 g per la padella, 125 g di formaggio grattugiato, sale e pepe.

Preparazione:

Mescolate le due farine, il lievito, 1/2 cucchiaino di sale e il pepe. Sbattete le uova con il latte e poi unire il burro fuso. Versare la miscela liquida negli ingredienti asciutti e mescolare con la lama di un coltello senza lavorare troppo. Aggiungere il formaggio grattugiato e versare il composto in una padella da 18 cm di diametro precedentemente imburrata. Cuocete a fuoco basso, coperto, per 20 minuti. Poi altri 10 minuti scoperto.

Il consiglio in più:

L’ideale è utilizzare una padella di ferro, perfetta anche per la cottura in forno ( in questo caso, 20 minuti a 180°C).

Il vino più adatto:

Bianco come Franciacorta Brut SoloUva, Az. SoloUva, da servire a 12 gradi di temperatura.

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risotto al primitivo di manduria

primitivo di manduria

Ingredienti:

320 g di riso carnaroli, 4 dl di vino rosso primitivo di Manduria, 1/2 cipolla rossa, brodo di carne o vegetale, 80 g di parmigiano reggiano DOP, 50 g di burro, 1 ciuffo di basilico per decorare, sale e pepe.

Preparazione:

Fate appassire a fiamma bassa la cipolla tritata con 30 g di burro e 2-3 cucchiai di brodo per 5-6 minuti, mescolando di tanto in tanto finché sarà morbida e unendo man mano altro brodo caldo. Aggiungete il riso e tostatelo per un paio di minuti mescolando, poi irroratelo con 2 dl di vino caldo e lasciate evaporare a fuoco vivace, quindi ripetete con il vino rimasto finché sarà tutto assorbito. Versate 2 mestoli di brodo bollente, mescolate e proseguite la cottura per 16-18 minuti, aggiungendo un mestolo di brodo bollente e mescolando ogni volta che il precedente sarà evaporato. Quando il riso sarà pronto e il composto morbido ma non brodoso, spegnete. Regolate di sale e pepe, incorporate il burro rimasto a fiocchetti e il parmigiano reggiano, coprite e lasciate riposare per 1 minuto, poi servite subito, decorando con un ciuffo di basilico.

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risotto all’amarone

riso-al-vino

Ingredienti:

320 g di riso, 1 scalogno, 3,5 dl di amarene della valpolicella classico DOCG, 50 g di burro, brodo di carne, 50 g di midollo di bue, Monte veronese DOP grattugiato, sale e pepe.

Preparazione:

Spellate lo scalogno e tritatelo finemente; sminuzzate il midollo. Fate stufare in una casseruola lo scalogno con 20 g di burro e il midollo a fuoco molto basso per 5-6 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché tutto sarà morbido, irrorando con un mestolino di brodo caldo. Aggiungete il riso nella casseruola e tostatelo per un paio di minuti mescolando e amalgamandolo bene allo scalogno. Irrorate con 2 dl di vino caldo e lasciatelo evaporare a fuoco vivace, poi ripetete con il vino rimasto, finché sarà tutto assorbito. Versate quindi subito 2 mestoli di brodo bollente, mescolate e proseguite la cottura per 16-18 minuti, aggiungendo 1 mestolo di brodo bollente e mescolando ogni volta che il precedente sarà evaporato. Quando il riso sarà al dente, spegnete e verificate che il risotto sia morbido ma non liquido, poi regolate di sale e pepe. Incorporate il burro rimasto  a fiocchetti e 60 g di Monte Veronese, coprite e lasciate riposare per 1-2 minuti, quindi servite, spolverizzando con altro formaggio a piacere.

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strada del vino e dei sapori dell’oltrepò pavese

vino

L’Oltrepò Pavese è una delle zone più turistiche, accoglienti e ricche di storia della provincia di Pavia. Tra i dolci saliscendi delle colline si trovano stabilimenti termali, castelli, grandi vini, sapori tipici e l’immagine di una natura incontaminata. L’Oltrepò Pavese si snoda su una superficie di circa 1100 chilometri quadrati, a sud del fiume Po, e comprende 78 comuni. L’aspetto del territorio è gradevolmente vario, la porzione prossima alla rive del Po è pianeggiante, caratterizzata da un terreno di origine alluvionale, fertile e argilloso. Appena oltre, comincia il tratto collinare con dolci rilievi costituiti da rocce sedimentarie: è questo il regno della coltivazione della vite che si estende su una superficie di 16.000 mila ettari, interrotta solo occasionalmente da boschi di acacie e querce. Il clima temperato delle correnti ascensionali della Liguria, garantisce estati mitigate da una costante ventilazione. L’Oltrepò Pavese è terra di castelli, che ne riflettono la complessa articolata storia feudale; per citarne alcuni Montalto Pavese, Nazzano, Oramala e Zavattarello. Grande valore sul territorio riveste anche la musica delle quattro province confinanti, tradizionalmente eseguita con il piffero dell’Appennino, musa e fisarmonica. Molte le sagre e le feste patronali che coincidono spesso con rievocazioni storiche. Da Voghera, capoluogo geografico dell’Oltrepò Pavese, si possono raggiungere centri importanti come: Casteggio con il suo borgo antico e la Certosa Cantù, Broni, di origini medievali, Stradella, con la sua torre merlata, il Duomo neoclassico e il rinomato museo dedicato alla fisarmonica. Ci sono poi Varzi, centro simbolo delle colline dell’alta valle Staffora, e Salice Terme con le sue acque salsobromoiodiche e sulfuree, località nota in tutta Italia per il termalismo. Tra le principali coltivazioni spicca la vite, con le ricche produzioni di vini DOC e DOCG, essendo l’Oltrepò Pavese la terza denominazione italiana per ettari in produzione e la prima realtà nazionale per il Pinot nero.

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strada del vino san colombano e dei sapori lodigiani

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La Strada del Vino San Colombano e dei Sapori Lodigiani è un percorso di circa 120 km lungo il quale al turista del gusto viene offerto, a poca distanza da Milano, un territorio ricco di splendidi borghi, ville e luoghi dove cultura arte e storia si accompagnano a una notevole qualità dei vini e dei prodotti tipici. Il percorso parte da Milano, attraversa Chiaravalle con la famosa Abbazia cistercense fondata nel 1135, Sant’Angelo Lodigiano, con le sue strutture mussali, tocca San Colombiano al Lambro, per giungere poi a Lodi. Esercitano il loro indiscutibile fascino sul visitatore i centri storici della zona, come il borgo insigne di San Colombano dove si trova la chiesetta di San Rocco del XVI sec., un gioiello architettonico con pianta ottagonale ancora oggi in perfette condizioni. La Collina di San Colombano, su cui si produce l’omonimo vino, è un affioramento plioceni ricco di fauna fossile che attesta l’antica presenza del mare nel territorio dell’attuale Pianura Padana. L’itinerario porta quindi a Lodi, città da sempre legata al capoluogo lombardo grazie alla presenza dei Visconti, dove l’offerta artistica è ricca e varia. Sulla piazza centrale si affaccia la cattedrale, tra le più vaste della Lombardia in stile romanico, dalla facciata asimmetrica per la presenza del portale vicino al campanile, con bifore e rosone del XVI sec.; lì vicino si trova la chiesa di San Francesco, con un’alta monofora e una bifora a “tutto cielo”, un particolare lodigiano negli scomparti laterali, studiato apposta per dare leggerezza alla struttura frontale. Si conclude il tour nella città con il Santuario dell’Incoronata, sorto nel 1488 e compatto con una loggia ottocentesca. All’interno nella cappella di San Paolo sono ospitate pregevoli tavole del Bergognone. L’itinerario è arricchito dalla presenza dei produttori vinicoli, con le loro caratteristiche cantine, e di prodotti tipici, come salumi e grandi formaggi. Ricche e variegate anche le attività artigianali che hanno reso conosciuta la zona, come per esempio le lavorazioni della ceramica a Lodi e orafa a Graffignana.

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Strada dei vini e dei sapori Mantovani

vini e sapori

Se Mantova è una delle principali città italiane dell’arte, il suo territorio è celebre anche per la ricca gastronomia e per i prodotti della terra, tra i quali la vite occupa un posto privilegiato, affiancata dalle pere, dai meloni, dalle cipolle e dai cereali. Qui la tradizione vitivinicola trova la sua migliore espressione grazie alla conformazione del terreno, all’esposizione al sole e al clima mite. Attualmente sul territorio della DOC Garda Colli Mantovani sono più di mille gli ettari coltivati a vigneto; antica e fortunata è anche la secolare tradizione di cultura vitivinicola del comprensorio della DOC Lambrusco Mantovano. Un viaggio verso la natura e la civiltà del Mantovano non può esimersi dal prendere in considerazione l’impronta profonda portata a questi luoghi dalla dinastia dei Gonzaga, che hai piaceri della vista e della fantasia accostavano quelli del gusto. Il percorso della strada comincia dalle leggere ondulazioni attraversate dal Mincio che si affaccia sul lago di Garda, i Colli Morenici Mantovani, e porta, per citare solo alcuni luoghi, a Bande, frazione di Cavriana, che vanta di aver dato i natali a Virgilio e accoglie Villa Mirra Siliprandi, residenze tra le più care ai Gonzaga, ora sede del museo Archeologico dell’Alto Mantovano; a Solferino dove è d’obbligo una visita al Museo del Risorgimento. La Strada tocca poi Castiglione delle Stiviere, la città di San Luigi Gonzaga, con il Museo della Croce Rossa. Volta Mantovana merita una sosta per le sue residenze dei Gonzaga: Palazzo Cavriani e Villa Venier. Si trova poco distante Castellano Lagusello, frazione di Mozambiano, con l’omonima riserva naturale. Mantova, come punto di congiunzione tra le DOC Colli Morenici Mantovani e Lambrusco Mantovano, non ha bisogno di descrizioni perchè già tappa celeberrima del turismo d’arte internazionale. Ricco di spunti suggestivi anche l’itinerario a sud del Po, con San Benedetto del Po con il suo complesso monastico Polironiano, Gonzaga e Poggio Rusco; nella zona di confluenza tra l’Oglio e il Po, a sud Ovest della provincia, si trovano poi Sabbioneta, Patrimonio dell’Unesco, e Viadana, terra di Lambrusco e melone.

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strada del vino: colli dei longobardi

lombardia

La Strada del Vino Colli dei Longobardi è un itinerario enogastronomici che si snoda nel territorio bresciano, tra il capoluogo e le ultime propaggini delle Prealpi. È un’area vocata, sin dall’antichità, alla produzione vitivinicola e alla gastronomia, che il turista può conoscere visitando le cantine storiche e le trattorie dislocate lungo il percorso. Si parte da Brescia, città d’arte che rigogliosamente mostra l’imponenza della civiltà romana, con il Foro Romano e via musei, lo splendore medievale del Monastero Benedettino di Santa Giulia, fatto edificare da Desiderio Ultimo Re Longobardo, e le bellezze di Piazza della Loggia, Piazza Paolo VI, il Teatro Grande e delle chiese del centro storico. Interessanti sono poi il Museo della Mille Miglia e la Pinacoteca Tosio Martinengo. Brescia, inoltre è l’unica città al mondo ad avere un vigneto urbano produttivo, il vigneto Pusterla, ubicato ai piedi del castello: è coltivato con uve invernenga, vendemmiate tardivamente per produrre il Pusterla Bianco, unico ed esclusivo vino della città. L’itinerario poi si dirige a sud in direzione Flero, per proseguire verso Poncarale e Capriano Del Colle, dove alle pendici dell’altipiano Monte Netto, grazie alle favorevoli caratteristiche del terreno calcareo-argilloso, si produce il Capriano del Colle DOC. A Montichiari si trovano il Castello Bonoris, il Museo Archeologico con importanti reperti della necropoli longobarda di San Zeno, il Museo Bergomi e la Pinacoteca Pasinetti. Facendo ritorno verso Brescia, ci fermiamo a Castenendolo per visitare la chiesa parrocchiale e la Sala Civica dei Disciplini (sec.XVI) e a Montirone il Palazzo Lechi, il più monumentale dei palazzi della pianura bresciana. Un’altra interessante tappa del percorso si può fare a Ciliverghe di Mazzano, dove nella Villa Mazzucchelli, sono stati allestiti il Museo del Vino e dei Cavatappi. Si prosegue per Rezzano e Botticino, con il suo Museo del Marmo e dove si produce l’omonimo vino DOC, per ritornare poi a Brescia passando da Sant’Eufemia.

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la strada del vino: Franciacorta

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Prende il nome di Franciacorta, l’anfiteatro morenico che si trova a sud-ovest del lago d’Iseo ed è delimitato dal monte Orfano, dal monte Alto e dai fiumi Oglio e Mella. Il nome Franciacorta deriva dal latino Francae curtes, ossia le corti affrancate, le piccole comunità di monaci benedettini che durante il medioevo erano svincolate dai dazi commerciali di trasporto a condizione che bonificassero e lavorassero la terra a loro affidata. Il filo conduttore che guida il viaggiatore in questo territorio è costituito da antiche abbazie e prestigiose cantine, in un piacevole itinerario, da assaporare e gustare lentamente, magari in bicicletta, alla scoperta delle architetture e dei prestigiosi vini. La Franciacorta è colline tappezzate di vigneti, piccoli borghi in pietra, torri medievali e castelli, palazzi cinquecenteschi e ville patrizie, terre votate alla viticoltura fin dai tempi dei Romani. Eredi di questa antichissima tradizione, i vignaioli d’oggi producono vini d’altissima qualità, fra cui primeggia il Franciacorta DOCG. Da visitare, oltre alle cantine, il monastero cluniacense di San Pietro in Lamosa (1083), affacciato sulla riserva naturale delle Torbiere del Sebino, un vero paradiso per i birdwhatchers. A Rovato, sul Monte Orfano, si erge il Convento dell’Annunciata (1449) che conserva tra le altre opere un’Annunciazione di Gerolamo Romanino. L’Abbazia Olivetana di San Nicola (Xsec.) a Rodendo Saiano rappresenta uno dei più imponenti complessi monastici d’Italia, caposaldo della presenza dei Benedettini in Franciacorta. Custodisce opere di Foppa, Moretto, Cossali, Romanino, Gambara. Ad Ome, in un antico edificio del’400, sopravvive un’antica fucina rimasta in attività fino al 1984, il Maglio Averoldi, tenuto in vita da un gruppo di forgiatori volontari che vi producono delle preziose lame in damasco. Per concludere, non può mancare un’escursione in barca o in battello sul lago d’Iseo con sosta a Monte Isola, l’isola lacuste più grande d’Europa, dove i pescatori mettono ad essiccare il pesce al sole e dove sopravvive una piccola produzione artigianale di barche e reti da pesca.

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strada del vino e dei sapori della valtellina

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La strada che attraversa tutta la provincia, e in modo particolare l’area a Denominazione dei vini DOC e DOCG, descrive le terre di produzione di grandi vini rossi di Valtellina e degli altri prodotti tipici e tradizionali agroalimentari. In Valchiavenna e in Valtellina si trovano numerose testimonianze preistoriche e storiche: dalle incisioni rupestri ai castelli fino ai palazzi dei centri urbani e ai numerosi santuari che si ergono simbolicamente in un mare di vigne. La coltura della vite in questa valle è stata una risorsa economica indispensabile e ha svolto un ruolo fondamentale nella salvaguardia del paesaggio. Il territorio della strada del vino e dei sapori della Valtellina è stato suddiviso in cinque zone corrispondenti ai riferimenti geografici e storici: il Contado di Chiavenna (Chiavenna e dintorni), il Terziere di Sotto (Morbegno e dintorni), il Terziere di Mezzo (Sondrio e dintorni), il Terziere di Sopra (Tirano e dintorni) e la magnifica terra (Bormio e dintorni). Molto interessanti e suggestivi sono  i circuiti tra i vigneti terrazzati sul versante etico della Valtellina, che possono essere percorsi in auto, in bicicletta o a piedi. Essi corrispondono ad altrettante zone di produzione del vino Valtellina Superiore DOCG. Si va dal Mareggia, in comune di Berbenno, al Sassella, tra comuni di Castione, Andevenno e Sondrio; dal Grumello, nella zona nord-est di Sondrio, all’inferno, tra i comuni di Poggirenti e Chiuro, la zona sicuramente più impervia.